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«IO STO CON TE»

La casa in cui ripartono i padri separati

20 luglio 2018, 07:02

La casa in cui ripartono i padri separati

MARGHERITA PORTELLI

«Sono arrivato a non sentirmi più un uomo». Ne parla in cucina, Marco (nome di fantasia, ndr.), 38 anni. Quando lo incontriamo nella sua nuova casa di via Orlandi, che condivide con Sergio (nome di fantasia, ndr.) - un papà separato che come lui aderisce al progetto «Io sto con te» - è ora di cena; il soffritto è pronto per essere messo sul fuoco, nella stanza accanto i suoi bimbi di 4 e 5 anni guardano la tv e lui si racconta con l'onestà di chi, un poco alla volta, prova a rimettere insieme i pezzi e sa che il solo modo per farlo è aprirsi. Dopo anni difficili sul lavoro - da tempo impiegato nella grande distribuzione, ora è in cassa integrazione - otto mesi fa il rapporto con la sua compagna è finito dopo 7 anni di convivenza. «Purtroppo io non ho una famiglia su cui poter contare qui, mia madre non c'è più e mio padre abita a Roma - spiega -. Per un periodo sono stato ospite da un collega, ma per quanto gli amici ti stiano vicino, finisci per sentirti sempre molto solo e c'è il rischio di non riuscire più a ripartire. Nel nostro Paese ancora si fa fatica a capire la portata del fallimento di una relazione, ma se ogni anno in Italia ci sono 200 suicidi di padri separati dovremmo interrogarci».

Quando il rapporto con la persona più importante finisce, il mondo intero può caderti addosso. Improvvisamente non hai più una casa, la quotidianità con i figli viene meno, i soldi non bastano mai. Questa situazione accomuna un numero sempre maggior di genitori (in special modo padri) che troppo spesso faticano a trovare le forze per rimettersi in gioco. «Nel mondo che viviamo oggi purtroppo è molto facile perdersi, anche quando si hanno progetti di vita insieme; a volte mi sembra quasi che il consumismo si allarghi anche ai sentimenti. Purtroppo le persone fanno delle scelte che ricadono su chi le subisce, e se ci sono di mezzo dei bambini la situazione è ancora più seria - aggiunge Marco con un filo di voce -. La cosa che da subito ho desiderato è stato trovare un posto per continuare a vivere i miei figli: cenare insieme, svegliarli la mattina, accompagnarli a scuola».

La sua esperienza è ancora molto fresca e trattenere l'emozione è una fatica. Così quando le parole indugiano, arriva il sorriso di Sergio in soccorso. Basta vederli per capire che sono già una piccola squadra. Sergio ha 41 anni, separato dal 2014, dopo 16 anni di rapporto fra convivenza e matrimonio, ha due figli di 14 e 16 anni. «A fine 2017 ho avuto lo sfratto, perché non riuscivo più a pagare l'affitto e per qualche tempo sono stato ospite da mia sorella - racconta -. Lavoro come responsabile della logistica e del magazzino in una grossa azienda di Fidenza, ho un ottimo stipendio, ma tolti gli alimenti, quello che mi rimane per vivere sono 400 euro al mese. Ho imparato a rinunciare a tutto, anni fa ho venduto la macchina perché non riuscivo più a mantenerla, ho fatto anche il doppio lavoro, ma far quadrare i conti è davvero dura». In questi quattro anni, Sergio - che ha origini pugliesi, ma vive a Parma da 20 anni - ha sempre lottato.

«Momenti di sconforto ce ne sono stati parecchi, ma devo dire grazie a me stesso per non aver mai ceduto, e ai miei figli, che sono stati vicini al loro papà e lo hanno aiutato a non mollare» aggiunge. La forza di Sergio e le fragilità di Marco sembrano abbracciarsi. «Qualche tempo fa l'ho convinto a cambiare look e una sera, con il rasoio, abbiamo dato un taglio ai capelli - ride Sergio -. E quando ci sono dei momenti di sconforto ci aiutiamo, è naturale». Piccole normalità di chi ritrova una casa e, con essa, una famiglia.

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