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SENTENZA

Public money, ecco tutte le condanne

21 luglio 2018, 07:03

Public money, ecco tutte le condanne

ROBERTO LONGONI

Public Money: il «conto», almeno il primo, lo pagano in sei. E la parte più pesante tocca ad Andrea Costa: sette anni di reclusione per l'ex presidente di Stt, solo uno in meno di quanto richiesto dal pm Paola Dal Monte. Dopo di lui Luigi Giuseppe Villani, ex capogruppo del Pdl in Regione, condannato a 4 anni e sei mesi; tre gli anni di reclusione per l'ex editore Angelo Buzzi, per l'ex amministratore di Gdm Alfonso Bove e per il giornalista Aldo Torchiaro. I giudici hanno accolto quasi in toto le tesi della procura e delle parti civili. Due le assoluzioni: di Mirko Dolfen, ex rappresentante legale della società Macello Parma, per il quale l'accusa aveva chiesto 3 anni e 4 mesi, e di Emanuela Iacazzi, ex addetta alle relazioni esterne del Comune, per la quale erano stati chiesti tre anni di reclusione. Mentre per l'imprenditore Marco Rosi, accusato di corruzione, è scattata la prescrizione. In tutto 25 anni e mezzo di carcere (ai quali vanno aggiunte pene accessorie tutt'altro che trascurabili) per un processo a 9 personaggi più o meno noti, più o meno potenti, protagonisti della Parma dei tempi della giunta Vignali, uscito da tempo dal processo con un patteggiamento. Si parla di sette-otto anni fa: un'era giudiziaria fa.

Le accuse per tutti erano di peculato o di corruzione: per Buzzi di entrambi i reati, per Costa solo del primo, ma in più episodi. Al verdetto si è arrivati alla fine di una maratona di udienze, di venerdì in venerdì per quattro anni abbondanti, dopo una requisitoria in maggio, che fu a sua volta un'altra maratona con nove ore di monologo di Paola Dal Monte: al netto delle pause e delle richieste espresse poi in giugno. La parola era poi passata agli avvocati di Iren e del Comune (per le partecipate Alfa e Stt) costituiti parti civili. Quindi, le numerose arringhe delle difese. Ma ancora non era finita. Ieri mattina, l'udienza si è aperta con le repliche degli avvocati Anna Ronfani per Iren e Gianluca Paglia per il Comune, intervenuti per ribadire la sussistenza dei danni patiti da chi hanno rappresentato in questa lunga battaglia. Ragioni che hanno (o probabilmente già avevano) trovato ascolto da parte dei giudici. Determinante, a monte, il lavoro degli investigatori e il ruolo delle migliaia di intercettazioni telefoniche più volte evocate nel corso del processo sia dall'accusa che dalle parti civili.

Di fronte a tutto questo le tre ore di camera di consiglio, dalle 10 alle 13, che hanno anticipato il verdetto misurano uno scatto. Mentre sono tornati a sembrare sterminati i cinque minuti serviti al presidente del collegio giudicante Mattia Fiorentini (affiancato da Adriano Zullo e da Livio Cancelliere) per leggere il dispositivo della sentenza. Parola dopo parola, i secondi corrispondevano ad anni di carcere o di allontanamento dai pubblici uffici, a migliaia o anche a centinaia di migliaia di euro da pagare. Costa ne dovrà versare 400mila a Stt per la somma distratta dalla stessa partecipata per la rescissione anticipata del contratto di concessione tra il Comune e il Macello di Parma. Sempre a Stt, insieme con Cenini, ne dovrà pagare 36.331 per l'apertura di un canale privilegiato per Vignali tra Parma e i Palazzi romani. Altri soldi, fino a 24mila euro, dovrà darli a Stt per la vicenda Polis (l'accusa è che siano stati usati per il pagamento degli stipendi dei giornalisti), insieme con Bove e Buzzi, editore della testata considerata «una spina nel fianco» dall'amministrazione Vignali. Ad Alfa Costa dovrà versarne 11.980 con Torchiaro e 20.800 con Villani.

L'ex capogruppo del Pdl in Regione ha ascoltato il verdetto dal fondo dell'aula, gli occhi stretti, concentrato su ogni sillaba. Il primo giudizio lo ha condannato non solo a una pena detentiva e al pagamento di risarcimenti (stesso discorso vale per Costa, Buzzi, Bove, Torchiaro e Cenini) che dovranno poi essere stabiliti anche in sede civile in favore di Iren, Stt e Alfa. Con Costa, Bove e Buzzi, Villani è interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. Un «perpetuo» che lui spera duri fino all'appello. «Sono sereno: alla fine emergerà la mia innocenza» dice. Per poi aggiungere: «La mia colpa? Quella di impegnarmi troppo per la mia città».

Assente Andrea Costa, in aula Angelo Buzzi: l'ex editore messo ai vertici di Iren occupava il solito posto, quello dal quale (unico tra gli imputati) ha seguito tutte le udienze. E' rimasto seduto durante la lettura della sentenza, per alzarsi alla fine. «Una sentenza che in questo contesto ci si poteva aspettare» lo ha rincuorato il difensore Sergio Ghiretti, pronto a concentrarsi sull'appello, quando verranno depositate le motivazioni dei giudici. Come Buzzi e Villani, uscendo dal tribunale l'avvocato ha sfoderato un sorriso coniugato al futuro. Il sorriso del pm e delle parti civili, invece, era forte di un verdetto.

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