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IL CASO

Sgarbi: «Leonardo per l'ultima cena si ispirò all'affresco di Monticelli d'Ongina»

21 luglio 2018, 07:00

Sgarbi: «Leonardo per l'ultima cena si ispirò all'affresco di Monticelli d'Ongina»

PAOLO PANNI

Un affresco della diocesi di Fidenza potrebbe essere stato fonte di ispirazione per una delle più grandi opere d'arte di tutti i tempi. Il dipinto in questione è l'«Ultima cena» conservata nella rocca Pallavicino Casali di Monticelli d'Ongina, maniero che da oltre mezzo secolo appartiene alla parrocchia della bassa piacentina, e quindi alla Diocesi fidentina.

All'interno della rocca si trova la cappellina di Corte, affrescata nel XV secolo da Bonifacio e Benedetto Bembo, celebri pittori lombardi, utilizzata in passato dal vescovo Carlo Pallavicino. Ad impreziosirla vi è un interessante ciclo di affreschi con figure di angeli, profeti e personaggi dell'epoca, episodi della vita di San Bassiano da Lodi, San Giorgio che uccide il drago, la Vergine con i santi Bernardino da Siena e Bernardo da Chiaravalle, il Calvario, l'Annunciazione, la Deposizione dalla croce, i quattro evangelisti, un ritratto del vescovo Carlo Pallavicino (morto in odore di santità) e, appunto, l'Ultima cena.

Quest'ultima potrebbe avere ispirato il celeberrimo pittore, architetto e scienziato Leonardo da Vinci per la successiva realizzazione della sua famosissima Ultima cena conservata nel refettorio di Santa Maria delle Grazie in Milano. Ad avanzare questa affascinante ipotesi è stato, nei giorni scorsi, durante un incontro pubblico avvenuto proprio in quel di Monticelli d'Ongina (parrocchia retta dal fidentino don Stefano Bianchi), il critico d'arte Vittorio Sgarbi.

Da evidenziare che l'opera di Leonardo è stata realizzata fra il 1495 e il 1498, quella del Bembo solo pochi anni prima. Un elemento, quindi, che rende plausibile quanto ipotizzato da Sgarbi.

Un mistero che ha subito affascinato e attirato diversi studiosi. Tra questi anche Laura Putti, autrice del libro che parla proprio della cappellina del castello, che ha accompagnato sul posto il professor Edoardo Villata, docente alla Cattolica di Milano, autore di diversi studi sul patrimonio artistico del piacentino. Nel corso del sopralluogo, al quale hanno partecipato anche altri studiosi ed esperti, la Putti ha mostrato una copia della prima bozza dell'opera di Leonardo; uno schizzo preliminare confrontato con l'affresco di Monticelli. Secondo il professor Villata, la bozza in questione potrebbe dimostrare che Leonardo, prima di dipingere il Cenacolo, potrebbe aver osservato e preso ispirazione da un'opera precedente, una «Ultima cena» tardo gotica lombarda, probabilmente realizzata all'interno del Ducato di Milano. Non significa quindi che si debba per forza trattare di quella di Monticelli, ma gli elementi comuni ci sono.

Come osservato da Sgarbi durante la conferenza, sia la posizione che la disposizione degli apostoli coincidono; stesso discorso per la direzione degli sguardi e il fatto che, a differenza di altre raffigurazioni dell'Ultima cena, sia in quella di Leonardo da Vinci che in quella del Bembo gli apostoli sono rappresentati «a due a due». Sulla bozza di Leonardo sono indicati anche i nomi e anche su questo potrebbe aver preso spunto su un'opera preesistente. In questo senso va evidenziato che nell'affresco del Bembo gli apostoli sono rappresentati con le aureole, ma è opinione di diversi studiosi che un tempo vi fossero invece i nomi, poi tolti. E' già stato annunciato che ulteriori studiosi si confronteranno e approfondiranno l'ipotesi lanciata da Sgarbi.

Ipotesi che rende ancora più affascinante, misteriosa e impreziosisce la storia della cappellina della diocesi di Fidenza, visitata solo pochi mesi fa anche dal vescovo monsignor Ovidio Vezzoli.

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