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Davide Groppi racconta le sue luci «stellate»

22 luglio 2018, 07:00

Davide Groppi racconta le sue luci «stellate»

KATIA GOLINI

L'illuminazione del nuovo ristorante di Cracco in Galleria a Milano? L'ha fatta lui. Il suo nome è ormai noto nel mondo. Davide Groppi scolpisce capolavori con la luce. Creatore di suggestioni nei luoghi, inventa scenografie ovunque venga invitato a mettere le mani e il raffinato gusto. Lo fa utilizzando le sue creazioni - o creandone di nuove tutte all'insegna del motto «semplicità, leggerezza, emozione e innovazione» - a metà via tra l'arte e il design. Illumina abitazioni private, musei e teatri, ma anche ristoranti. Ed è lungo l'elenco degli chef stellati che lo hanno voluto al proprio fianco (tra gli altri Massimo Bottura, Moreno Cedroni, Paolo Lopriore, Riccardo Camanini). Perché la luce genera emozioni e il viaggio in un locale stellato è principalmente questo, un viaggio nelle emozioni che va oltre l'esperienza culinaria.

«Un'illuminazione studiata e realizzata con cura può valorizzare anche il lavoro in cucina, la bellezza dei piatti, oltre che degli spazi» spiega Groppi davanti alla classe dei futuri maître allievi di Alma il tempio della formazione nel mondo dell'alta cucina. L'appuntamento è al ristorante Mater, oltre agli studenti, presenti tutti i «big» della scuola.

Si intitola «Luce nel piatto» la lezione di Groppi, che subito precisa, con l'umiltà dei grandi: «Non ho nulla da insegnare, quindi la mia non sarà una lezione. Posso solo raccontarvi la mia storia».

Il racconto parte dal principio, ai tempi del piccolo laboratorio a Piacenza in cui creava lampade con oggetti di recupero. Oggi l'azienda, che ha fondato e che porta il suo nome, lavora in tutto il mondo e il settore ristorazione ne occupa una grande fetta. «Un'occasione interessante perché posso sperimentare alcuni schemi di gioco» spiega.

La «lezione» inizia con un breve «excursus» dei pezzi forti, a partire dalla Sampei, leggerissima ed elegante lampada da terra ispirata alla flessuosa leggerezza delle canne da pesca, contemporanea Arco destinata a diventare un classico. Quindi un cenno alla teoria che sta dietro la pratica: luci che devono illuminare, luci che devono suggestionare, luci di servizio, luci essenziali, luci per giocare. Luci da interno e luci da esterno. Sempre con un pizzico di ironia e uno di sapienza. Ironia, pensiero, giochi di parole e forme, eleganza: gli ingredienti.

Groppi passa in rassegna le sue produzioni di punta e inizia il racconto dell'ormai lunga esperienza al fianco degli stellati di tutt'Italia (e non solo).

Al centro dell'incontro la storia della sua Tetatet, lampada da tavolo nata per il Clandestino di Cedroni a Portonovo, diventata un «must», simbolo della «filosofia» della casa. «Stavo studiando una forma adatta al tavolo, in grado di portare luce senza bisogno di un filo inserito a una presa. Quando Moreno mi ha chiesto una soluzione per il suo ristorante sul mare ho messo a punto l'idea e realizzato una serie di Tetatet».

Con il tempo visto il successo, sono nate diverse «variazioni sul tema», come la Popup, che fa anche da cassa musicale, Popup Orchestra (si possono sincronizzare fino a cento lampade contemporaneamente), Tetater.

Mariella Organi, regina di sala alla Madonnina del pescatore, di Groppi è una delle grandi estimatrici, lo dice direttamente agli studenti di Alma: «Il bello delle luci di Davide Groppi è che vengono create sul posto e per il posto. La luce crea un'intimità unica. Ogni luce produce una visione diversa dell'ospite. E del piatto».

«La luce può nascondere o evidenziare, coprire o sottolineare. Sicuramente può e deve emozionare. Anche un piatto bello e buono può essere valorizzato dalla luce» conclude il designer tra gli applausi.

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