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L'INCHIESTA

Maxi frode fiscale, indagati anche 2 professionisti parmigiani

22 luglio 2018, 07:02

Maxi frode fiscale, indagati anche 2 professionisti parmigiani

GEORGIA AZZALI

Trovare la società preferibilmente in crisi. E il prestanome giusto. Difficile per tanti, ma ormai un gioco da ragazzi per i fratelli Zinno, Ciro e Massimo, 50 e 45 anni, che avrebbero messo in piedi una gigantesca frode fiscale totalizzando 14 milioni di crediti fittizi. Li cercano da un po' di giorni, dopo che il gip Sara Micucci ha firmato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei loro confronti, ma sono irreperibili e con ogni probabilità se ne stanno nascosti da qualche parte all'estero. Imprenditori napoletani di Torre del Greco, avevano amicizie e un bel giro d'affari nella nostra provincia. Emissione di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta, dichiarazione infedele, ma soprattutto indebita compensazione: sono una marea i reati fiscali contestati. La Finanza ha sequestrato 4 milioni di euro, tra beni mobili e immobili, tra cui quattro appartamenti tra Parma e provincia. Ma in totale sono 59 le persone sotto inchiesta.

I NOMI DEGLI INDAGATI

Oltre all'arresto per i fratelli Zinno, il pm Paola Dal Monte - che ha coordinato l'inchiesta, portata avanti dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Parma - aveva chiesto altre 11 misure cautelari, di cui 9 in carcere e 2 ai domiciliari. E ai domiciliari, secondo la richiesta della procura, sarebbero dovuti finire il commercialista parmigiano Giuseppe Capasso, 51 anni, e il notaio Pasqualino Visconti, 45 anni, che fino al gennaio del 2017 aveva uno studio a Noceto: il primo è indagato per occultamento di documenti contabili e bancarotta documentale; all'altro viene contestata la falsità ideologica. Ma il gip ha detto no a tutte le altre misure cautelari richieste, oltre a quelle degli Zinno, perché pur valutando gravi gli indizi di colpevolezza per diversi indagati, non ha ritenuto sussistente l'associazione a delinquere, che invece il pm ha contestato a tutte le 13 persone per cui aveva chiesto la misura cautelare. I loro nomi? Oltre ai fratelli Zinno, a Capasso e a Visconti, figurano nella lista i napoletani Flavio e Luca Tortora, Armando Conte, Pierpaolo Romano, Antonello Lanza, Vincenzo Beato, Luca Porta, Massimo Ferraro e Jorge Abel Menendez Adrian, ecuadoregno residente a Roccabianca. Al conto degli indagati si aggiungono poi altre 46 persone, quasi tutti prestanome di origine sudamericana, delle società riconducibili agli Zinno.

QUEL GIOCHINO «PERFETTO»

Personaggi chiave, le teste di legno, nel sistema messo in piedi dai due imprenditori campani. Così come un ruolo fondamentale era quello dei professionisti - commercialisti, consulenti del lavoro e notai - che avrebbero lavorato in sintonia con i fratelli Zinno. Dal 2012 al 2016 i due imprenditori avevano acquisito moltissime società - tra cui anche la Nuovo Millennio con sede legale a Parma, la Zeta Service e la Ecms (tutte e due con rappresentante legale abitante a Parma) - poi affidate a prestanome. Nelle prime dichiarazioni fiscali, però, venivano esposti falsi crediti Iva, dovuti a costi, anche di centinaia di migliaia di euro, non documentati o in diversi casi basati su false fatture. Quei crediti fittizi erano poi ceduti ad altre società, specializzate nel fornire mano d'opera nei settori della meccanica e dell'edilizia e «gestite di fatto dai fratelli Zinno», sottolinea il gip nell'ordinanza. Ma queste imprese, assolutamente operative, utilizzavano quei crediti tarocchi per evitare di pagare l'Erario o comunque per limitare al massimo i versamenti. E' il meccanismo dell'indebita compensazione: un sistema che consente di risparmiare in modo fraudolento sulle tasse, ma anche di offrire manodopera a prezzi decisamente più convenienti sbaragliando la concorrenza degli imprenditori onesti.

UNA RETE DI 91 SOCIETA'

Un meccanismo affinato negli anni. E super redditizio, se si pensa che ben 91 società sarebbero riconducibili al sistema Zinno. Secondo l'Agenzia delle entrate, solo nel 2014 risultavano assunti 822 lavoratori, ma contributi e ritenute risultano pagati proprio grazie alle compensazioni con i crediti fittizi. Altre volte, però, i due fratelli hanno messo in liquidazione le società che non erano più funzionali ai loro obiettivi o le hanno sostituite. E' anche capitato che le documentazioni contabili-societarie venissero distrutte. Procedure diverse che - scrive il gip - fanno pensare a una «regia unitaria unicamente in capo ai fratelli Zinno e non anche in capo agli altri indagati». Tanto più che negli anni i due imprenditori si sarebbero serviti anche di professionisti diversi da quelli finiti sotto inchiesta, per cui nessuna associazione a delinquere, secondo il giudice.

IL RUOLO DEI PARMIGIANI

Ma il gip ha anche dubbi sugli altri reati contestati a Capasso, il commercialista indagato anche nell'inchiesta «Paga globale» che nei mesi scorsi aveva portato all'arresto dell'imprenditore fidentino Luigi Sabbatino. Per quanto riguarda l'occultamento della documentazione di due società riconducibili agli Zinno, trattandosi di fatti di cinque anni fa e sporadici, non sarebbe possibile dimostrare «né la dolosa compartecipazione di Capasso né l'attualità delle esigenze cautelari». Il commercialista deve poi rispondere di bancarotta documentale in concorso con i fratelli Zinno: anche in questo caso, però, visto che si tratta di un fallimento di quattro anni fa e di un fatto specifico isolato, non ci sarebbe comunque - secondo il gip - il pericolo di recidiva.

Diverso il caso di Visconti, indagato per falsità ideologica, perché nel 2013 e nel 2016 avrebbe redatto due false attestazioni. Il giudice ritiene che la gravità indiziaria sia assolutamente fondata. Così consistente da poter far scattare una sospensione dalla professione, ma il rischio di una reiterazione dei reati non sarebbe più attuale visto che Visconti si è trasferito a Gragnano e dal luglio dello scorso anno è stato cancellato dal ruolo dei notai del distretto di Parma.

Ma sulla gigantesca frode firmata Zinno nessuna perplessità. Milioni evasi. Anche grazie a qualche amico fidato.

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