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Fidenza

Addio a Renato Pizzati: oste, poeta e scultore

23 luglio 2018, 07:00

Addio a Renato Pizzati: oste, poeta e scultore

La città piange Renato Pizzati, oste, poeta e scultore. Aveva 96 anni. Non c'è stato un borghigiano che non conoscesse Pizzati, l'oste della trattoria all'ombra del duomo.

Fidentino doc, era nato in città, quando ancora si chiamava Borgo San Donnino e si reputava un autentico «Burgh'zan del sas». In gioventù aveva lavorato come cuoco in hotel in Germania, in Svizzera, ma anche a Roma, a Sanremo e in altre rinomate località. E al suo fianco sempre la moglie Carla, adorata compagna di un' intera vita, che lavorava negli hotel come pasticcera.

Pizzati aveva vissuto anche la tragica esperienza dei campi di prigionia, dove era stato internato per due anni. Tornato nel suo amato Borgo, aveva aperto con la famiglia nel 1935 la trattoria del duomo, che ha gestito ininterrottamente per sessant'anni. Infatti solo nel 1995 aveva lasciato la sua attività, che tanto aveva amato. Anche la mamma Desolina, aveva gestito prima del Duomo, la trattoria Stella d'oro. Un fidentino non poteva reputarsi borghigiano, se non andava a «scudlär», da Pizzati, ossia a bere il vino nelle scodelle rigorosamente bianche. Basti pensare che ogni anno l'oste Renato preparava 120 mila bottiglie di vino, che serviva nella sua trattoria. Arrivavano i camion pieni di uva rossa e bianca e quindi si procedeva al rito della pigiatura e a tutto il resto, sino ad arrivare all'imbottigliamento. I coniugi Pizzati, oltre ai vini, servivano nella loro trattoria autentiche specialità, che andavano dai primi piatti, agli arrosti, cacciatora, selvaggina, ai dolci che Carla preparava con maestria, essendo una provetta pasticcera.

La trattoria del Duomo aveva raggiunto una fama che andava oltre i confini e in tanti arrivavano da varie località per mangiare in quella trattoria tipica, di fianco alla maestosa cattedrale antelamica. E poi, oltre ai piatti sublimi, c'erano anche la simpatia e la cordialità di Renato e Carla, che accoglievano i loro clienti, con quel sorriso e le loro simpatiche battute in dialetto borghigiano.

Pizzati, con la sua trattoria, aveva ottenuto prestigiosi riconoscimenti e di lui aveva parlato anche Luigi Veronelli. Ma Renato era anche un delicato artista dall'animo sensibile, che scriveva raffinate liriche in dialetto borghigiano e che si dedicava a creare sculture con la plastilina. Aveva creato mezzi busti di Verdi, di Manzoni, dei suoi familiari e di tanti altri. La città che Renato tanto amava, oggi piange un oste, un poeta, uno scultore, che ha firmato una pagina nel grande libro della storia del Borgo. Oltre alla moglie Carla, ha lasciato ifigli Clementina e Giorgio, le sorelle Maria, Giuliana , la cognata, i nipoti e i parenti.

I funerali saranno celebrati domani alle 9.45 nella cattedrale, partendo dall'ospedale di Vaio e quindi indi al Tempio di Valera per la cremazione. Il rosario sarà recitato questa sera alle 18.30 sempre nella chiesa parrocchiale del duomo.

s.l.

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