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E' in arrivo la sentenza sugli sms

23 luglio 2018, 07:02

E' in arrivo la sentenza sugli sms

PAOLO GROSSI

Tra oggi e domani è attesa la sentenza di primo grado del Tribunale federale sul caso dei messaggini whatsapp spediti da Calaiò al difensore dello Spezia Decol. Un caso che rappresenta, al di là delle parole di circostanza, un bastone fra le ruote per la stagione del Parma sul piano economico e tecnico.

L'INIZIO DI TUTTO

Tutto è iniziato il 15 maggio quando Calaiò ha spedito il famoso messaggio: «Ehi pippein non rompete il cazzein venerdì mi raccomando amico mio/ dillo anche a claudiein/ soprattutto per il rapporto che avete con me». Rimasto senza risposta questo primo invio, qualche ora dopo Calaiò puntualizza: «Comunque pippein stai tranquillo scherzavo tanto per me è uguale tanto tra un po’ smetto». Tutti i messagi sono corredati di emoticons più o meno sorridenti.

Insomma, nelle intenzioni di Calaiò si trattava di battute scherzose che dall'altra parte avrebbero frainteso, facendo partire una segnalazione alla Procura federale che invece di riderci su ha dato il via a un po' po' di indagine destinato a stroncare quel che resta della carriera di Calaiò e a mettere in ambasce il Parma.

PERCHE'?

Già a questo punto sorge spontanea una domanda: ma davvero Decol ha interpretato il messaggio dell'amico come un tentativo di illecito? Perché tutto nasce da lì. Il messaggio puoi dimenticarlo e cancellarlo, rispondere sempre in tono scherzoso e magari promettere botte, o andare a mostrarlo allo zelante team manager. Per carità, atteggiamento integerrimo quello dello Spezia e dei suoi tesserati, e chiunque abbia assistito alla partita del Picco sa con certezza che non c'è stato in campo niente di losco. Anzi, potremmo quasi ipotizzare che gli spezzini pochi giorni prima ad Avellino (dove hanno perso 1-0 contro una squadra alla disperata ricerca di punti salvezza) avessero conservato le energie per provare a mettere in difficoltà il Parma.

OCCHI APERTI, OCCHI CHIUSI

E il Parma in difficoltà c'era già di suo. Moralmente, per aver gettato alle ortiche la serie A diretta a Cesena, e fisicamente, per i tanti infortunati. A quello alludeva Calaiò quando chiedeva ai suoi ex compagni di non menarlo: pensava alla lunga trafila dei play-off, non potendo immaginare l'exploit di Floriano a Frosinone.

A La Spezia attorno al campo c'erano diversi ''segugi'' della Procura, (pronti a intercettare frasi del tipo ''Che ve ne fate del punto?'' detta da Terranova del Frosinone a Kragl del Foggia. Ma quella è passata in cavalleria) ma non hanno rilevato nulla di strano. Eppure ai primi di giugno la Procura convoca a Roma per stringenti interrogatori Calaiò e Ceravolo (mittente di di altri sms, ancora più innocenti, allo spezzino Masi) oltre ai giocatori dello Spezia coinvolti e alcuni dirigenti. Pochi giorni dopo una fuga di notizie dà per certo il deferimento del Parma e di Calaiò (ma a quel punto anche di Ceravolo, poi scagionato). Il deferimento arriverà in via ufficiale due settimane più tardi.

IL PROCESSO

Il processo di primo grado allestito con dovuto comodo si è tenuto martedì scorso davanti al Tribunale Federale ma il Procuratore non ha esibito, come qualcuno temeva, alcun asso nella manica. Si è limitato a postillare ed esecrare i messaggini chiedendo per Calaiò quattro anni e mezzo di squalifica e per il Parma due punti di penalizzazione nella classifica di B (in quel caso perderebbe la A a beneficio del Palermo) o una partenza da -6 in serie A.

Va detto che il regolamento punisce non solo l'illecito ma anche il tentativo di illecito e che è evidente la volontà degli inquirenti di dare un seguito ad uno dei rari casi di denuncia spontanea. La storia recente insegna che spesso il Tribunale ha ribaltato o fortemente mitigato le richieste della Procura (poi c'è comunque il ricorso al secondo grado). Il Parma e Calaiò si sono affidati a luminari in questo ambito come gli avvocati Chiacchio e Rodella.

PESI, MISURE

Inutile qui provare a indovinare quale logica seguirà l'organo giudicante. Una cosa è certa. Il Parma ha avuto un danno incalcolabile sul piano dell'immagine ma anche delle possibili operazioni di mercato in queste settimane. Ed è la società che nelle ultime tre stagioni ha compiuto un'impresa (non solo sportiva, ma anche organizzativa ed economica) tale da essere di esempio a tante altre in un calcio che sta perdendo pezzi, società, dignità.

Già tre anni fa vedendo Manenti sedere in assemblea di Lega avevamo avuto forti dubbi sugli anticorpi del movimento. Che il Palazzo si faccia serio davanti agli emoticons di Calaiò e chiuda gli occhi di fronte a certi personaggi, misfatti e debiti è un'altra contraddizione che non sappiamo spiegare. Non per togliere peso alla nostra faccenda, ma un minimo di coerenza sarebbe un bel passo avanti.

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