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COMMERCIO

Negozi aperti la domenica: tanti «no» e qualche «sì»

23 luglio 2018, 07:01

Negozi aperti la domenica: tanti «no» e qualche «sì»

Negozi e centri commerciali chiusi alla domenica e durante le feste comandate. Per ora questo scenario non si è ancora realizzato, ma sta diventando una possibilità concreta. E' di alcuni giorni fa la notizia rimbalzata dai principali quotidiani e siti d'informazione secondo cui il ministro del Lavoro Luigi Di Maio sarebbe favorevole ad aprire un tavolo per rivedere le norme che regolano la liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali, soprattutto quelle riguardanti il lavoro domenicale.

Allo stato attuale, infatti, qualsiasi attività commerciale, dai piccoli negozianti alle grandi catene, possono rimanere con la saracinesca sempre alzata, anche durante festività importanti come Natale e Pasqua oltre che alla domenica.

La liberalizzazione del commercio aveva preso il via nel luglio del 2011 con la «norma Brambilla», contenuta nel decreto-legge 98/2011, che prevedeva la liberalizzazione dei giorni e degli orari di apertura per negozi, bar e ristoranti nelle città d'arte e nelle località turistiche iscritte in appositi elenchi regionali.

La norma ha toccato, quindi, anche Parma facendo sì che gli esercizi commerciali non fossero più tenuti alla chiusura domenicale e festiva e all'obbligo di abbassare la saracinesca durante mezza giornata di riposo infrasettimanale. L'anno successivo, nel 2012, ha fatto poi la sua comparsa il decreto «Salva Italia» introdotto dal governo Monti, attualmente in vigore, introducendo la liberalizzazione totale dell'apertura dei negozi con l'intenzione di favorire l'economia e il commercio. Una revisione di queste norme costituirebbe in parte un ritorno ad un passato non così lontano, in cui comprare un vestito nella boutique in centro o visitare i grossi supermercati alla domenica era fuori discussione e si preferiva, invece, praticare altre attività e stare in famiglia rimandando il «diritto allo shopping» a un altro giorno qualsiasi della settimana.

Abbiamo raccolto il parere di diverse voci del commercio della nostra città per sapere se l'eventualità che queste norme sulla liberalizzazione domenicale vengano abrogate o modificate possa portare beneficio o solamente perdite a commercianti, grandi catene e lavoratori dipendenti.

CENTRI COMMERCIALI

«Non è solo un tema che riguarda le festività ma anche e soprattutto la chiusura domenicale, la mancata chiusura infrasettimanale e la totale liberalizzazione degli orari di apertura». A fare il punto sulla situazione è Andrea Benecchi direttore dell'Euro Torri e portavoce anche del pensiero del Centro Torri sull'argomento: «Questo quadro ha portato a un'apertura fortissima da parte di tutti gli operatori e nel rispetto di una politica concorrenziale vi è stata una rincorsa inevitabile all'apertura smisurata. Oggi siamo un paese in totale liberalizzazione con costi particolarmente elevati con fatturati che nella sostanza non si sono modificati. Il consumatore si è abituato a fare spesa la domenica, diventata una giornata importante soprattutto per la grande distribuzione».

Euro Torri e Centro Torri non sarebbero quindi contrari a un ripensamento della regolamentazione delle aperture festive, che però permetta loro di rispettare e accontentare sempre le esigenze dei tanti consumatori, continuando a offrire un buon servizio. «Si potrebbe anche pensare a un ripristino, seppur rivisto, del decreto Bersani del 2006, che prevedeva l'obbligo di chiudere otto domeniche più il Natale - riflette Benecchi -. Grazie a una società di coordinamento fatta sui diversi comuni riuscivamo sempre a organizzare qualcosa di aperto in favore del consumatore. Noi la domenica sviluppiamo un buon lavoro soprattutto nel periodo invernale, non siamo però contrari al fatto di regolamentare meglio il sistema, da valutare nei modi e nei termini».

ASCOM

La possibile revisione delle norme che regolano il lavoro domenicale piace molto ad Ascom Confcommercio Parma e ai tanti commercianti della città che in questi anni hanno sentito il peso di una liberalizzazione portata all'eccesso.

La prima voce è proprio quella del presidente Ascom Vittorio Dall'Aglio: «Condividiamo l'ipotesi di un intervento di regolazione delle aperture festive nel commercio cambiando le norme del decreto Salva Italia di Monti, in quanto riteniamo che le stesse non abbiano portato né incremento occupazionale né maggiore fatturato, spalmato solo su più giorni nella settimana. La norma ha generato situazioni estreme come aperture nelle festività natalizie che, a nostro avviso, non rispondono ad una reale esigenza di mercato».

In quest'ottica Ascom auspica che venga applicata la proposta di legge ferma al Senato, che vuole riportare una regolamentazione delle aperture nelle festività per prevedere almeno sei chiusure su 12 festività individuate, primo passo contro l'eccesso di liberalizzazione.

«Sarebbe una semplice regola di sostenibilità della concorrenza - prosegue Dall'Aglio - coerente con il modello italiano di pluralismo distributivo, rispettando il ruolo fondamentale, anche a livello sociale, della rete dei piccoli negozi che non possono sopportare costi non ripagati dai ricavi».

Dello stesso avviso è Marina Lazzini della Profumeria Gianfranca e presidente Delegazione Ascom Parma: «Questa situazione è andata a favore delle grandi strutture che hanno meno problematiche di noi commercianti a gestire un discorso di orari più allargati perché hanno un organizzazione del personale diversa».

«Indipendentemente dal colore politico sono assolutamente d'accordo con l'ipotesi di Di Maio perché è assolutamente legittimo che i dipendenti abbiano qualche domenica di riposo». A parlare è Filippo Guarnieri presidente Federmoda Parma e titolare di «Schick Men».

«Si dovrebbero però coinvolgere anche gli outlet a livello nazionale - prosegue - perché se loro continuano con un'apertura di 364 giorni annui la proposta lascia il tempo che trova».

Anche Giancarlo Mandelli titolare di «Verdi Promesse» è d'accordo alla chiusura degli esercizi durante le festività, pratica che però non deve risultare discriminatoria: «Dovrebbero chiudere anche i grandi centri come outlet e catene, non solo il piccolo commercio. I grandi centri lavorano molto più nel fine settimana al contrario del negozio artigianale che ha una flusso diluito nella settimana. Importante è che se c'è un obbligo di chiusura venga poi rispettato da tutti».

SINDACATI

Le Federazioni provinciali dei lavoratori, commercio, turismo e servizi hanno rilasciato una nota unitaria dove è evidente l'appoggio all'eventualità di un ritorno alle domeniche e alle festività senza saracinesche alzate, per preservare il diritto al riposo di lavoratori e dipendenti. «Filcams, Cgil Fisascat, Cisl e UilTucs-Uil di Parma guardano con interesse alle dichiarazioni rese dal vice premier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio in merito alla revisione del decreto Monti , decreto che nel 2012 ha completamente liberalizzato il settore del commercio, abolendo le restrizioni sull'apertura domenicale e festiva dei negozi» si legge nella nota.

«La liberalizzazione del lavoro domenicale - proseguono le sigle sindacali - non ha comportato alcun incremento occupazionale, ma ha solamente spostato il fatturato in più giorni della settimana. Filcams, Cgil Fisascat, Cisl e UilTucs-Uil hanno sempre condotto una battaglia comune, affinché fosse salvaguardata la volontarietà del lavoro domenicale e festivo».

È davvero forte il sostegno che i sindacati dei lavoratori manifestano nei confronti di un possibile ritorno a una regolamentazione delle aperture domenicali e durante festività importanti come, ad esempio, il periodo natalizio e pasquale. «Le organizzazioni sindacali auspicano che le dichiarazioni non rimangano tali - conclude la nota congiunta - e che il governo, su una materia così delicata e mediante il coinvolgimento delle parti sociali, intervenga rapidamente, adottando misure concrete ed efficaci al fine di limitare le aperture domenicali e festive».

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