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Parma penalizzato

I tifosi: «Ci hanno voluto bastonare»

24 luglio 2018, 07:02

I tifosi: «Ci hanno voluto bastonare»

VITTORIO ROTOLO

È passata da poco mezzogiorno, quando la notizia dei cinque punti di penalizzazione inflitti al Parma per il caso degli sms comincia a fare il giro della città. Nei bar, dove ci si ritrova abitualmente per la pausa pranzo, ma anche sui social, le reazioni della tifoseria crociata si manifestano subito in un concentrato di rabbia e delusione.

MANFREDINI FURIOSO

«È una sentenza vergognosa e la prego di scriverlo a caratteri cubitali» tuona Angelo Manfredini, presidente del Centro di Coordinamento dei Parma Clubs. Che rincara la dose: «Hanno voluto bastonare sia la società che Calaiò: in entrambi i casi, ritengo che la punizione sia stata eccessiva. È vero, da un giocatore così esperto nessuno si sarebbe aspettato una simile leggerezza. Ma il tenore dei messaggi non presupponeva affatto un tentativo di alterare il regolare svolgimento della gara: parliamo di semplici battute fra amici! Ed in ogni caso - prosegue Manfredini - cosa c’entra il Parma, con questi sms? Il discorso della responsabilità oggettiva, non regge affatto. Per una squadra che deve salvarsi, partire con un -5 in classifica significa dover scalare una montagna. Qualcuno diceva che ''a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina'': ecco, sono proprio curioso di vedere cosa succederà in campionato. E non aggiungo altro».

SOCIAL CALDI

«Alziamo la voce, pretendiamo rispetto»: il coro dei sostenitori del Parma, è unanime. «Ma con che coraggio danno questa sentenza? Carriera rovinata a Calaiò e stagione compromessa per la società» scrive Gianluigi, commentando sui social la notizia della sentenza. «L’ennesima farsa italiana» rilancia Alessandro.

Per Andrea, invece, la sentenza «è lo specchio di un Paese che condanna una società ed un calciatore per una leggerezza, mentre lascia la possibilità di giocare a società praticamente fallite, che nuotano nei debiti». «Basta profilo basso: questa è una sentenza ridicola, chiamiamola col suo nome» si sfoga un altro sostenitore.

Sono in tanti a prendere le difese di Calaiò: «Facciamo sentire la vicinanza al nostro Arciere» è la frase più ricorrente, accompagnata dagli hashtag #iostoconcalaio e #tutticoncalaio.

«Bene il fatto che la società abbia immediatamente deciso di ricorrere in appello» afferma Ivo Dallabona, presidente del Parma Club Collecchio aderente all’Associazione Petitot. «La punizione è stata durissima: nei messaggini inviati da Calaiò, non mi pare ci fosse nulla di compromettente. Per questo – aggiunge -, malgrado le richieste della Procura federale, alla vigilia ero tranquillo. Come del resto, fiduciosa era apparsa la stessa società». Se non altro, almeno, la serie A è salva. «Ma, alla luce di questa sentenza – fa notare Dallabona -, il conto che pagheremo sarà molto salato. In attesa dell’Appello, è opportuno concentrarsi sul campo».

Anche in questa giornata, la campagna di rafforzamento della squadra resta al centro dei pensieri. «Una cosa è certa: giocheremo in serie A. Quindi, sotto con gli acquisti» è l’invito rivolto da diversi tifosi alla dirigenza crociata.

«STRADA IN SALITA»

«Di certo, con una penalizzazione di questo tipo ed una strada verso la salvezza che si fa in salita, sarà difficile convincere i giocatori ad accettare il trasferimento a Parma» osserva Corrado Marvasi, presidente del Circolo Aquila Longhi. «A prescindere dall’esito del ricorso, questa vicenda ha determinato un gravissimo danno all’immagine del nostro club. E questo – ribadisce Marvasi - il Parma Calcio non lo merita, vista la serietà dei propri dirigenti. Calaiò? Ha commesso un errore, ma due anni di squalifica sono una vera esagerazione».

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