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BERCETO

«Da un anno attendo l'esito dell'autopsia di papà»

25 luglio 2018, 07:00

«Da un anno attendo l'esito dell'autopsia di papà»

Mattia Monacchia

A oltre un anno dal ritrovamento del suo corpo, la morte di Gianni Scanabissi non ha ancora un perché: non è stato infatti ancora consegnato alla famiglia l'esito dell'esame autoptico.

Gianni Scanabissi era partito da Bologna il 6 luglio 2017 per un periodo di villeggiatura a casa dei figli della compagna, a Borgotaro. Ma scomparve prima di arrivare lasciando come unica traccia il segnale del suo cellulare agganciato alla cella di Berceto. Dopo una settimana di ricerche, una task force di 40 uomini ritrovò il 13 luglio il corpo senza vita di Gianni Scanabissi, dentro la sua auto in località Capanna di Sopra, una zona impervia nel Comune di Valmozzola. Ha ricordato quei giorni drammatici Matteo Scanabissi, il figlio di Gianni.

Inevitabile chiedergli come mai non è stato ancora consegnato a lui e alla famiglia l'esito dell'autopsia. «Ritengo che la magistratura - ha risposto - stia ancora indagando per ricostruire con esattezza le ultime ore di vita di mio padre, per togliere l'alone di mistero che avvolge questo dolorosissimo evento».

Alla domanda se abbia avuto nuove notizie dagli inquirenti, Matteo Scanabissi ha negato: «Non ho avuto alcun aggiornamento, pur avendo anche depositato un'istanza in procura, mettendomi a disposizione come persona informata sui fatti, nell'ottica di poter contribuire alla ricostruzione degli accadimenti» . Ricordando quei giorni tragici, Matteo ha smentito che suo padre potesse essersi perso, in una zona che frequentava da 30 anni: «Mio padre era un esperto viaggiatore e sarebbe stato impossibile per lui perdersi, a maggior ragione nella zona di Borgotaro».

All'epoca, Matteo aveva raccontato che il padre viaggiava insieme al gatto. Tra le possibili ipotesi su come abbia raggiunto Capanna di Sopra è stata avanzata anche quella che durante una soste il micio gli sia scappato in quella direzione e Gianni lo abbia inseguito, ma il figlio non ne sembra troppo convinto: «Potrebbe essere una ipotesi, ma ritengo che in quel caso avrebbe comunque avvisato del ritardo o chiesto aiuto». Di quei giorni difficilissimi, per Matteo restano indelebili le sensazioni provate: «Sono stati giorni molto duri, senza sonno, senza fame, senza sete, giorni pieni di paure, il cervello continuamente attivo senza sosta, alcuni momenti pieni di speranza, altri di grande disperazione. Ho sperato fino all'ultimo giorno di poterlo riabbracciare, nonostante il passare delle ore rendesse sempre più lontana quella speranza, avvicinando il terrore di un non ritrovamento. Poi giovedì 13 luglio ho lasciato spazio al dolore forte di un vuoto che sarebbe stato per sempre incolmabile. Quel giorno, preso dalla disperazione ero partito all'alba da Bologna per Borgotaro con l'intenzione di cercarlo ovunque e di non ritornare a casa fino a quando avessi percorso ogni strada dell'Appennino».

Ma quali sono secondo Matteo Scanabissi le reali cause della morte di Gianni? «Auspico la Giustizia riesca a fornire a tutti noi una risposta chiarificatrice su quanto avvenuto nelle ultime ore di vita di mio padre in tempi congrui, posto che da oltre un anno attendo fiducioso sviluppi». Il dolore per la tragica morte del padre in Matteo è stato acuito anche dal forte legame che c'era tra loro, che andava oltre l'affetto reciproco, e ricordarlo nei suoi momenti più belli, se non serve a cancellare il dolore, continua a far vivere Gianni nel cuore e nella memoria di chi lo ha conosciuto.

«Eravamo molto legati - ha raccontato il figlio -. Come in tutte le famiglie non si era sempre d'accordo su tutto, ma il legame e la preoccupazione per la sua salute erano forti. Ho lavorato tanti anni al fianco di mio padre condividendo con lui molto tempo. Facevamo un lavoro dinamico che ci portava spesso in viaggio, sempre in macchina, parlavamo per tutto il tragitto, era un piacere. Gianni era un uomo colto dai modi gentili, adorato da chiunque lo abbia conosciuto: amava il convivio e forse i ricordi più belli sono legati a questo suo dono. In più di un occasione anni addietro ci è capitato di trascorrere serate allegre insieme a miei amici più cari, serate nelle quali teneva banco intrattenendoci con i suoi racconti o con le sue barzellette: era fantastico vederlo togliersi l'abito da padre, da commerciante affermato, sedendosi in mezzo a persone molto più giovani di lui che ancora dovevano cominciare a costruirsi una vita».

Ma non c'è alcun particolare mistero attorno al dramma di Scanabissi. Fin da subito non erano emersi segni di violenza sul corpo: era stato aperto un fascicolo contro ignoti per poter effettuare l'autopsia, e tale è rimasto. Ma a un anno di distanza - fa sapere la procura - «il medico legale incaricato non ha ancora depositato la relazione autoptica, per cui non è possibile formalmente chiudere il caso».

Visto comunque il tempo trascorso, la procura ha anche inviato un sollecito al medico legale.

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