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OMICIDIO-SUICIDIO

Case Vascelli, parlano i vicini: «Lui? Un signore d'altri tempi. Lei sempre sorridente» Video

25 luglio 2018, 07:03

Case Vascelli, parlano i vicini: «Lui? Un signore d'altri tempi. Lei sempre sorridente» Video

Luca Pelagatti

«Per me era, e resta, un signore d'altri tempi: un uomo gentile, corretto, con un carattere forte. Ma mai arrogante». Una notizia tra i borghi della campagna impiega poco a diffondersi. Quando è la notizia di un dramma come la morte di Luigi Diomede e della sua compagna, si sparge in un lampo. E porta con se ovunque dolore.

«Lo conoscevo da alcuni anni perché lo aiutavo a gestire la vigna che aveva intorno a casa, a tenere in ordine l'orto», racconta Marco, un giovane della zona che parla del morto chiamandolo, formalmente, «l'architetto». Senza rassegnarsi ai verbi al passato. «Si sente dire che fosse malato ma io non ho mai saputo che avesse qualcosa di grave. Mi risulta che, in effetti, avesse avuto un piccolo incidente che lo aveva lasciato acciaccato. Ma quando un mese fa mi ha chiesto di dargli una mano per alcuni lavoretti mi era sembrato in forma».

Ma ci sono forme di debolezza e di disperazione che non è facile avvertire. Soprattutto se chi le vive cerca di mantenere, comunque, una maschera.

«Negli ultimi tempi i nostri rapporti si erano un po' sfilacciati - racconta invece uno di quelli che abitano quel borgo di case affacciate sui saliscendi della collina, sospeso sullo spettacolo dei balloni di fieno a punteggiare il verde. - La sua compagna ci portava della verdura raccolta da loro, ci raccontava che aveva problemi di salute. Ma arrivare ad immaginare gesti del genere è assolutamente impossibile».

Tutti poi accarezzano con dolcezza il ricordo di Giustina che ognuno vuole accompagnare con un ultimo, tardivo abbraccio. «Era una persona così carina, sorridente», è la frase ripetuta per questa donna nata in Etiopia ma italiana da sempre e soprattutto, da sempre di casa, qui nei dintorni di Sant'Andrea. «Si vedeva che gli voleva un gran bene, che era sempre pronta per aiutarlo e sostenerlo». E ricordarlo adesso, ora che la pistola di lui le ha rubato la vita, suona ancora più doloroso.

«Non riesco a credere ad un simile gesto, non era nel suo stile, nel suo modo di essere - conclude Marco che sorride amaro pensando come ad ogni stagione, nella vigna o nel frutteto, Diomede, quasi per scaramanzia, ripetesse la stessa frase: «Chissà se l'anno prossimo ci sarò ancora».

«Poi, la stagione successiva, non solo c'era. Ma appariva sempre più carico e motivato, pieno di voglia di fare e di impegnarsi, sempre impegnato a correre dai suoi alberi al laghetto, orgoglioso dei suoi limoni, delle sue olive, del suo vino». Ma questo era prima, l'anno scorso, giorni che non torneranno. Ieri, accompagnati di carabinieri, i figli dell'ex architetto hanno percorso un breve tratto tra gli alberi da frutto intorno alla casa, sulla collina fiorita. Forse cercavano dettagli per le indagini, segnali utili per il lavoro di chi deve scrivere i verbali. O forse, solo, le tracce di un uomo che non c'era più. Perduto e smarrito al punto da voler cancellare se stesso e la donna che lo amava. Dimenticando gli alberi da frutta. E scegliendo la pistola.

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