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Giustizia

Il parmigiano Brusati presidente del Tribunale di Piacenza

28 luglio 2018, 07:00

Il parmigiano Brusati presidente del Tribunale di Piacenza

Roberto Longoni

Stesso orario, stesso binario: uscito dalla propria casa nel centro di Parma, il 10 luglio il giudice Stefano Brusati ha preso il treno che è stato il suo per quasi 10 anni. Sceso a Bologna, ha camminato verso le colline fino alla Corte d'appello e ha sbrigato le ultime pratiche da presidente della sezione Lavoro. In apparenza era un martedì come tanti, per il giudice «da zero giacenze». E invece quelle ultime pratiche erano le pagine finali di un libro aperto nel 2008. Il giorno dopo, l'orario di uscita di casa del magistrato era cambiato di poco, la stazione di partenza era la stessa, ma diverso era il binario e opposta la direzione di marcia del treno. Non più per Bologna, ma verso nord: dall'11 luglio, Brusati è presidente del Tribunale di Piacenza. Succede a Italo Ghitti, il giudice che avviò Mani pulite, andato in pensione lo scorso dicembre.

Ad accogliere il nuovo presidente, un Tribunale ristrutturato ed elegante (la sede è il prestigioso Palazzo Landi), ma «con carenza di magistrati e di personale di cancelleria, costretto da anni a lavorare in emergenza, ma che, nonostante questo, ha saputo far fronte con serietà e serenità ai suoi doveri». Pochi giorni dopo il suo arrivo, la buona notizia. «Il Csm ha appena deliberato l'arrivo di tre magistrati ordinari in tirocinio, due colleghe e un collega, da Milano». Serviranno a colmare almeno in parte i vuoti. Mentre si aspettano novità positive anche sul fronte del personale amministrativo. «L'organico è fortemente deficitario, e ci sono pensionamenti in vista...».

Problemi che fanno da comune denominatore per la maggior parte dei tribunali italiani: affrontarli fa quasi parte del contratto. L'entusiasmo può essere un valido aiuto, e Brusati sembra averne una buona scorta. Sessantunenne, sposato con una parmigiana con la quale condivide l'amore per la montagna («Per il nostro Appennino, specie per la Val Parma, e per la Val d'Aosta»), appassionato di cinema e di letteratura («Con una predilezione per gli americani e per i francesi contemporanei, anche se l'ultimo libro che mi ha colpito è di un russo: «Il monastero» di Zachar Prilepin), Brusati è in magistratura dal 1984. Il primo incarico nel 1985, al Tribunale di Lanusei; poi in Pretura a Fidenza dal 1988, fino al trasferimento alla Pretura di Reggio Emilia nel 1991. Dal 1996, è stato in forza con vari incarichi al Tribunale della sua Parma (qui si è guadagnato la fama di «giudice da zero giacenze», esaurendo i contenziosi), per restarci fino all'11 settembre 2008, quando è diventato consigliere della sezione Lavoro alla Corte d'appello di Bologna. Di questa sezione ha preso la guida nel marzo del 2013. «Ecco - spiega - ora vivo un po' la stessa sensazione di dieci anni fa. Andare a Bologna fu una scelta mia, ma molto sofferta, perché a Parma, dove ho concluso le mie varie esperienze come giudice del lavoro, sono stato molto bene. Ho un ottimo ricordo sia dei colleghi che del personale di cancelleria che degli avvocati».

Da Piacenza ora Brusati rivolge lo stesso pensiero a Bologna. «Ci stavo benissimo. Ho svolto un lavoro di soddisfazione. E spero sia stato così anche per gli altri (sorride, ndr)». Un pizzico di malinconia non può mancare, quando in questo decennio si è messo anche cuore e passione. Ma il treno ora porta dalla parte opposta. «Una nuova sfida da affrontare con la passione di sempre - prosegue il magistrato -. Devo affrontare responsabilità amministrative e organizzative che, così ampie ed estese, non ho mai avuto». Tra tante novità, anche un ritorno al passato. Il 19 luglio, Brusati ha rivestito la toga in un collegio penale. «E' stato emozionante. A Parma ne avevo fatto molti, fino al 2001. Proprio così, è stato emozionante». Trentaquattro anni di magistratura, e non sentirli.

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