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Humbria, dalla tracciabilità dei tartufi a quella del caffè

31 luglio 2018, 07:00

Humbria, dalla tracciabilità dei tartufi a quella del caffè

Riccardo Anselmi

In questi mesi si è fatto un gran parlare di bitcoin e delle varie monete virtuali che si basano sul blockchain, una tecnologia di verifica online delle transazioni i cui utilizzi, anche e soprattutto in prospettiva, non si limitano all'altalenante scenario delle cosiddette criptovalute. Proprio a Parma nel 2016 è nata una startup che ha deciso di sfruttare gli stessi principi per garantire la tracciabilità dei tartufi.

Dal progetto iniziale, la piattaforma si sta però già ampliando ad altri prodotti dell'agroalimentare. Per esempio, è stata avviata una sperimentazione in India che riguarda il caffè, mentre all'orizzonte spunta la canapa. «Abbiamo intrapreso un dialogo con il ministero delle politiche agricole. Il sistema potrebbe essere esteso al fungo porcino di Borgotaro, allo zafferano, al caviale» spiega Alberto Frignani, che insieme a Valeria Bianconi e con l'apporto di un terzo socio, Fausto Dassenno, ha varato Humbria (www.humbria.it), così chiamata in onore della regione italiana patria del tartufo per eccellenza.

«L'idea è stata sviluppata a partire da un problema concreto sollevato da una ragazza di Gualdo Tadino (Perugia), trasferitasi a Parma per lavoro, con la passione per i tartufi tramandata in famiglia da generazioni. Abbiamo alle spalle esperienze diverse. Personalmente, mi considero un amante della natura, pratico la pesca e sono un raccoglitore di funghi porcini» prosegue Frignani, ricordando come l'Umbria rimanga l'autentica terra d'elezione del tartufo: «In Italia è la regione dove se ne raccoglie il maggior numero ed è la maggior esportatrice all'estero. La questione è però che oggi mangio un tartufo come italiano senza avere sapere con certezza da dove arrivi. Non esiste a livello mondiale uno strumento per la tracciabilità».

È appunto qui che entra in gioco Humbria: «La nostra piattaforma è basata sul blockchain, che rende ogni dato registrato immodificabile e inconfutabile, in modo tale da ottenere una certificazione originale. Tutti possono attingere al dato, ma nessuno può alterarlo. In pratica, tramite una app scaricata sullo smartphone, il cercatore di tartufi, munito del tesserino di autorizzazione, fissa fotografandolo il momento della raccolta, che viene validato attraverso un algoritmo, il quale elabora una serie di elementi, forniti dai servizi meteorologici, per conoscere le condizioni atmosferiche della zona, o direttamente da noi, riguardo altri aspetti, come le caratteristiche del terreno. A questo proposito, stiamo registrando un procedimento che consentirà di effettuare controlli sulla composizione del suolo, utile anche per il settore enologico».

Frignani sottolinea quanto sia rilevante pure l'essenza della pianta simbionte alle cui radici si attacca il fungo ipogeo: «Dona al tartufo un certo profumo ed è un'ulteriore indicazione da fornire al consumatore, che deve poter ricostruire la storia del prodotto. Occorre sapere quando è stato cavato, per valutarne la freschezza e i tempi entro i quali consumarlo». Fattori che pesano sul prezzo. «In assenza di meccanismi che determinino una rigorosa tracciabilità, i criteri diventano aleatori. Come faccio a controllare se quel tartufo giunge effettivamente da uno dei posti nobili italiani, come Alba (Cuneo) o Acqualagna (Pesaro e Urbino)? Chi mi dice che la raccolta del tartufo bianco sia stata veramente così scarsa da determinare un consistente lievitare dei prezzi? Noi vogliamo democraticizzare il sistema, offrendo - afferma Frignani - un prezzo coerente con il reale andamento del mercato».

Sulla piattaforma il prezzo cala in relazione al giorno di raccolta: «Il prodotto perde freschezza e degradano le proprietà organolettiche, per cui il prezzo scende». Al tartufo raccolto e fotografato viene associata «un'etichetta Qr-code con supporto Rfid criptato che consente di ripercorrere tutta la filiera e che contiene le informazioni cui ho accennato, oltre a specificare la geolocalizzazione entro un'area di cinque chilometri, senza quindi rivelare il punto esatto di cavatura. I dati elaborati da un algoritmo entrano in un database e il tartufo ha la sua carta d'identità. L'acquirente, che sia un ristoratore o un consumatore, leggendo il Qr-code riesce così a risalire all'intera storia di ciò che sta mangiando».

Humbria mette a disposizione anche apposite smart bag: «Sono sacche composte di materiali multilayer, per proteggere il tartufo dalle temperature esterne, senza utilizzare il frigorifero: il profumo del tartufo potrebbe infatti interferire con quello di altri cibi». La piattaforma parmigiana guarda già oltre i confini nazionali: «Soprattutto come servizio, abbiamo riscontrato molto interesse sui social da parte di australiani e iraniani. In Europa le transazioni hanno finora coinvolto in particolare la Germania e l'Olanda. In Italia e nella stessa Parma si stanno rivolgendo a noi specialmente ristoratori che vogliono proporre ai clienti un prodotto certificato».

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