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Ha combattuto in Ucraina

Mercenario arrestato a Sorbolo

02 agosto 2018, 07:00

Mercenario arrestato a Sorbolo

Luca Pelagatti

Su uno dei suoi profili Facebook aveva postato una propria foto con la mimetica, il mitra e la faccia coperta da un passamontagna con un teschio. Mentre al telefono con la madre, intercettato dai carabinieri del Ros, si vantava che quella che stava vivendo era «una passeggiata» e lui, ormai «una stella di youtube».

Peccato che la passeggiata fosse tra la rovine insanguinate dell'Ucraina martoriata dalla guerra. E che un personaggio del mondo dei video lo fosse diventato facendo il gigione con il kalashnikov in pugno, snocciolando perle di saggezza come «Occorre andare fino in fondo», «mi considero un russo, appartengo al mondo russo» e «sono qui per combattere».

Associazione a delinquere finalizzata al combattimento in un conflitto armato estero: questa l'accusa che ha portato in cella Valdimir Verbitchii, nato in Moldavia nel 1993 ma da anni residente a Sorbolo, ritenuto membro di una organizzazione attiva sull'asse Italia-Ucraina per il reclutamento di mercenari da spedire tra le fila delle milizie separatiste filorusse nella regione del Dombas, teatro degli scontri armati con le truppe del governo di Kiev.

L'operazione, coordinata dalla procura di Genova, è partita dalla osservazione degli ambienti naziskin liguri per allargarsi a tutta Italia, Parma compresa, coinvolgendo il moldavo residente a Sorbolo ma anche altre 9 persone a vario titolo accusati appunto, di essere mercenari. E, soprattutto, di gestire le assunzioni di persone disposte ad andare in guerra in cambio di uno stipendio di poche centinaia di euro.

Nell'ordinanza che ha portato agli arresti si ricostruiscono i movimenti dei membri dell'associazione che per la gran parte vantano esperienze militari e nel settore della sicurezza e simpatie nell'estrema destra.

In particolare per quello che riguarda Valdimir Verbitchii, che aveva scelto come nome di battaglia «Parma» gli investigatori hanno sfruttato anche la lunga serie di interviste concesse dall'uomo che si vantava della propria esperienza con le armi e di aver conseguito il brevetto da parà oltre ad essersi esercitato e preparato ai combattimenti grazie all'aiuto di un istruttore di Parma. Non solo: il moldavo spiegava di essere entrato nel gruppo d'assalto proprio perché «si era esercito per questo» e di avere in passato provato anche ad entrare nella Legione Straniera.

Un curriculum insomma di alto profilo per un giovane che secondo i documenti a Sorbolo svolgeva la molto più rassicurante attività di operaio e che pochi ammettono di conoscere e ricordare dalle nostre parti. Anche se, secondo quanto riportato nell'ordinanza, in provincia di Parma sarebbe arrivato nel 2008 insieme alla sorella e ai genitori.

E proprio i genitori in più occasioni hanno insistito perché Vladimir lasciasse il fronte del Dombass e rientrasse a casa per riprendere gli studi avvisandolo anche di smetterla di pubblicare video di lui armato e a volto scoperto. «Qui ormai ti conoscono tutti», gli dice la madre in una telefonata. Ma il fascino di apparire con il basco della Folgore e lo scudetto tricolore sulla mimetica doveva essere troppo forte: e anche questi video hanno contribuito ad inchiodare il mercenario che ora si trova rinchiuso in carcere.

Più fortunati per ora sono altri tre personaggi coinvolti nell'ìndagine che sono tutt'ora irreperibili: si sospetta che siano ancora nella zona del conflitto e con ogni probabilità eviteranno con cura di tornare in Italia dove finirebbero sotto processo. Un rischio insignificante rispetto a quelli corsi in prima linea come sa benissimo Valdimir Verbitchii. Il giovane ha infatti dichiarato di essere partito per vendicare degli amici morti. E per difendere il sangue e lo spirtito russo.

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