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Condanna

Otto mesi al ladro di bici in caserma

02 agosto 2018, 07:02

Otto mesi al ladro di bici in caserma

Roberto Longoni

Pregiudicato, non si può dire che lo fosse. Almeno tecnicamente, visto che il termine s'addice a chi ha rimediato condanne definitive. E lui, il suo cammino giudiziario, lo ha appena cominciato, anche se su più fronti. Indagato o anche fermato, ma ben presto lasciato a piede libero, per furto, tentata rapina o detenzione di sostanze stupefacenti. Pregiudicato no, ma spregiudicato sì. L'aggettivo se lo merita tutto chi entra dei carabinieri a piedi, per poi provare a uscire dalla caserma in sella alla fiammante mountain bike del figlio di un ufficiale. Non di un semplice tentativo di furto si è trattato, ma di uno sberleffo alle regole del vivere comune e a chi le deve far rispettare. Ieri, il 22enne originario della Guinea Bissau è comparso in tribunale, per essere processato dopo aver trascorso la notte in cella di sicurezza (chiusa a doppia mandata: non si sa mai...). Doveva rispondere di tentato furto aggravato, perché teatro delle sue presunte gesta è stata una caserma dei carabinieri di Parma centro, che tra l'altro ospita anche alcune abitazioni.

Quella soglia, il 22enne l'aveva varcata per ricevere la notifica del sequestro dell'hascisc e del cellulare che i carabinieri gli avevano trovato in tasca un mesetto prima in centro. Insomma, non proprio le migliori credenziali, per il giovane sbarcato in Italia nel 2016, presentando domanda di protezione da perseguitato politico. Dei nomi con i quali è stato identificato dalla giustizia forse solo quello relativo a questo atto corrisponde al vero. Per il resto, si trovano o date di nascita diverse o sillabe o vocali che non dovrebbero esserci. Come il guineano sia arrivato fino a via Garibaldi da Marore, dove si trova la comunità che lo ospita, non si sa. Forse a piedi, in autobus o con un'altra bicicletta. Fatto sta che, al momento di andarsene, giunto al cancelletto (la registrazione delle telecamere di sicurezza parla chiaro), ha avuto come un sobbalzo. Con la mountain bike dev'essere stato un colpo di fulmine: tornato sui propri passi, ha fatto per uscire portandola a mano. Non ha avuto bisogno di far saltare lucchetti: in teoria, è la stessa caserma a fare da lucchetto. E infatti il piantone si è guardato bene dall'aprirgli, nonostante lui si ostinasse a scrollare il cancelletto, giurando che quella bici l'aveva pagata venti euro un mese prima.

Per una volta, non è stato nemmeno necessario chiamare il 112: i carabinieri si sono trovati il lavoro «in casa». Ieri, il processo, come si è detto: per rito abbreviato. Il pm Lino Vicini ha chiesto a carico dell'imputato un anno di reclusione. Il giudice ha sentenziato che i mesi di reclusione siano otto, con 600 euro di multa. Inoltre, al 22enne sono state concesse 24 ore per lasciare Parma, dove gli sarà vietato rientrare senza autorizzazione. Infine, il giudice ha decretato il nulla osta all'espulsione amministrativa. A questo punto, se il prefetto emetterà nei suoi confronti un'espulsione coatta, potrà essere riaccompagnato nel suo Paese. Lui, l'imputato, nel processo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma per la prima volta rischia di essere costretto a rispondere di uno dei suoi reati: la pena non è sospesa. Se non verrà proposto appello entro 15 giorni, la condanna passerà in giudicato e per il giovane si apriranno i cancelli del carcere.

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