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EDITORIALE

La scommessa (moderata) di Berlusconi sul futuro

di Vittorio Testa -

03 agosto 2018, 15:00

La scommessa   (moderata) di Berlusconi  sul futuro

Forse nemmeno lui stesso, Silvio Berlusconi, immaginava che l’ultima scommessa politica, da molti già data per persa in partenza, sarebbe stata un atto di ribellione contro lo strapotere esibito dall’alleato-rivale Matteo Salvini, e proprio sul terreno dell’informazione televisiva, la presidenza della Rai: partita sempre giocata in prima persona dal Cavaliere, attento a fare di quella nomina un perno della strategia politica complessiva, un elemento di dialogo e intesa istituzionale a vasto raggio, accettando spesso o non ostacolando la nomina di persone dal curriculum inoppugnabile seppur di militanza lontana dal credo del centrodestra.
Stavolta Sua Emittenza ha invece scoperto da fonti giornalistiche come Salvini e Di Maio avessero già scelto per la poltrona di viale Mazzini il loro presidente ideale, il giornalista Marcello Foa, ex inviato e ora collaboratore del «Giornale», il quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi: una sorta di blitz scaturito dall’intesa tra i due politici vincenti, senza nemmeno una telefonata di cortesia. Un gesto, quello di Salvini, probabilmente dettato dal desiderio di riaffermare ancora una volta, e in maniera definitiva, la propria leadership uscita vittoriosa dalle urne del 4 marzo nella gara a due per il premierato, con il segretario leghista davanti di ben quattro punti a quel Cavaliere che per tutta la campagna elettorale aveva fatto di tutto dapprima per minargli la strada verso Palazzo Chigi e poi per far naufragare l’intesa con i Cinque Stelle di Di Maio, ritenuti da Berlusconi un’autentica jattura per il Paese, colpevolmente accettati da Salvini come alleati di legislatura. Davanti all’ennesimo soprassalto decisionista di Salvini, e proprio sul terreno della Rai, un Berlusconi incitato ai suoi al “non possumus” ha messo il guanto di ferro. E il ministro all’Interno, appreso il No del Cavaliere, ha risposto con uno sprezzante “allora adesso non impedirò la diaspora degli azzurri verso la Lega”: una specie di “Delenda Forza Italia”, di proterva minaccia: ridurre Berlusconi a un’inezia nel panorama politico italiano. Dunque un’impresa, una sfida, quelle lanciate da Silvio Berlusconi, che in questo contesto di entusiastica “salvinite” galoppante parrebbero votate allo schianto. Ma l’ultima partita dell’ottanduenne Cavaliere potrebbe riservare sorprese a lunga scadenza: facendo leva su una pacata predicazione del moderatismo, Berlusconi scommette sul lento sfilacciarsi di una maggioranza ritenuta “contro natura”, formatasi esclusivamente sull’accordo di pura spartizione di potere, il cui favore ora altissimo è destinato a fare i conti con prossime scadenze impopolari: la manovra, le tasse, le tante promesse fatte e tutte ancora da realizzare. Berlusconi è convinto che questa maggioranza sia destinata a implodere. Oggi Berlusconi è di fatto l’unico moderato del panorama politico che assiste ai fuochi d’artificio di un governo ancora tutto da giudicare. E il nostro è un Paese che cambia giudizio in fretta.