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Busseto

Nome e foto sulla tomba, ma «Chicco» è vivo e vegeto

03 agosto 2018, 07:01

Nome e foto sulla tomba, ma «Chicco» è vivo e vegeto

PAOLO PANNI

BUSSETO E' vivo e vegeto, ma nel cimitero del suo paese ci sono già ad attenderlo, si spera il più tardi possibile, non solo il loculo ma anche la lapide con tanto di nome, cognome (e soprannome), fotografia e data di nascita.

Manca solo, ed è ovvio, la data della «dipartita». Perché lui, appunto, è vivo e vegeto. Protagonista di questa originale vicenda, in tipico Bassa-style, è Franco Concari, per gli amici semplicemente Chicco. Già da qualche tempo, ha deciso di «mettersi avanti», si fa per dire, commissionando la lapide con le sue generalità e la foto. Non resterà che aggiungere, quando sarà il momento, l'anno di morte.

Concari non è il primo ad aver fatto una scelta del genere. Nel 1960, a Pieveottoville, sempre nella Bassa, fece lo stesso Costantino Ferrari, all'epoca 69enne, per evitare, in caso di decesso, qualsiasi spesa ai propri figli, pagandosi sia il conto dei funerali che la bara, la lapide e relativa epigrafe. Concari, la lapide, l'ha fatta sistemare non per evitare spese ai suoi cari ma, semplicemente, per restare accanto ai genitori (papà Ettore, morto nel 2007 e mamma Luigina, deceduta nel 1969), ai suoi parenti e ai suoi compaesani.

«Qualcuno - riflette Chicco - mi ha dato dell'esibizionista e questa è la cosa che mi è dispiaciuta di più. L'esibizionismo proprio non c'entra nulla: semplicemente ho voluto riunire in un'unica cappella tutta la mia famiglia e il mio desiderio è quello di poter riposare, un giorno, accanto ai miei genitori nel cimitero del mio paese, Frescarolo, dove sono nato e dove ho sempre vissuto, in mezzo alla mia gente alla quale sono da sempre affezionato».

Chicco è un uomo buono, cordiale e semplice, amante della compagnia, della buona tavola e sempre pronto alla battuta, non a caso da anni è uno degli speaker del Gran Carnevale di Busseto. «Pensate – dice sorridendo – che dopo aver fatto fare la lapide ho incontrato gente che, vedendomi, mi è corsa incontro e mi ha abbracciato credendo fossi morto. So anche che qualcuno ha recitato dei rosari per me e non posso che ringraziarli. Chissà, magari mi hanno allungato la vita». Lui al cimitero, distante solo poche centinaia di metri da casa, va spesso a sistemare, portare i fiori e pulire. Ma non fa un certo effetto vedere la propria lapide? «No - risponde serafico - a dire il vero non ci trovo nulla di strano. Quando muori non sai mai dove vai a finire. Io invece voglio rimanere qui, nel mio paese, accanto alla mia gente, vicino ai miei genitori. Tutto qui».

Parole semplici, che nascono direttamente dal cuore: di un uomo buono che ha il solo desiderio di stare accanto per sempre alle persone che, più di tutte, ha amato.

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