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VIA ABBEVERATOIA

Studentessa aggredita e derubata sul pianerottolo di casa

04 agosto 2018, 07:03

Studentessa aggredita e derubata sul pianerottolo di casa

LAURA FRUGONI

«Ancora adesso mi sento un po' “rincoglionita” dalla botta in testa che mi sono presa. Al pronto soccorso mi hanno consigliato di stare a riposo per le prossime 48 ore...».

Silvia (la chiameremo così: ancora troppo spaventata e frastornata, non se la sente di svelare il nome vero) è una ragazza di 24 anni, studentessa fuori sede. adora gli animali e non a caso è iscritta a Scienze zootecniche.

L'altra sera mentre rientrava in casa è stata rapinata da due individui, un uomo e una donna, entrambi di colore ed è l'unico particolare sul quale la ragazza non ha dubbi, mentre i corpi e le facce sono rimasti immersi nella nebbia. Per forza: l'hanno aggredita alle spalle, di sorpresa, sul pianerottolo di casa. Un pugno in testa e poi due manacce protese per strapparle la borsa con tutto quel che c'era dentro.

Ed è proprio questa dinamica atipica della rapina a impensierire: Silvia abita in un condominio in via Abbeveratoia, quando ha varcato il portone di casa erano le sette di sera e non certo un orario impossibile. A quell'ora c'era ancora chiaro ed è pensabile che la sciagurata coppia avesse seguito i movimenti della giovane: magari l'hanno adocchiata mentre rincasava, magari erano già nel palazzo e la sciagurata idea di aggredirla è stata frutto di una «combinazione» favorevole.

Lei assicura che mentre saliva non si è accorta di nulla, nessuna percezione di avere quei falchi silenziosi alle spalle. «E' stata una cosa di un secondo, talmente veloce da impedirmi di calcolare la situazione. Non sono riuscita a reagire e nemmeno ad aprire la porta di casa. Mi sono sentita come prigioniera su quel pianerottolo, senza via di scampo. Ho sentito la botta alla testa e ho vacillato ma non sono svenuta. Poi mi hanno preso la borsa con tutto quel che c'era dentro - portafogli, documenti, patente - e sono scappati via».

Nel portafogli c'era una magra manciata di euro: il magro bottino non fa apparire quel che è successo meno grave. Il contrario, se mai. In giro c'è gente disposta a farti male per mettersi in tasca sei euro.

Ma come hanno fatto a entrare dal portone del palazzo? «Per aprirlo serve una chiave elettronica ma la verità è che basta dare uno spintone e la porta si apre - sospira la studentessa - l'abbiamo detto non so quante volte all'amministratore. E comunque non è la prima volta che da queste parti persone di colore suonino ai campanelli con qualsiasi scusa per riuscire a farsi aprire».

Dopo l'aggressione cos'ha fatto, Silvia? A chi ha chiesto aiuto? «Ho chiamato un mio amico, gli ho detto “per favore, portami al pronto soccorso”. Ho riportato un lieve trauma cranico: dopo avermi tenuta qualche ora in osservazione mi hanno dimessa con sette giorni di prognosi».

Tutto questo succedeva giovedì sera. «La denuncia ai carabinieri? Sto andando a farla proprio adesso», assicurava ieri verso mezzogiorno, Silvia, che nel frattempo si era ripresa un po': «Ero stanca, stremata. Un po' per la botta, un po' per la paura. Non mi sentivo più le gambe».

Detto fatto: la studentessa ha rivissuto la sequenza dell'agguato insieme ai carabinieri della stazione di San Pancrazio cercando di mettere a fuoco i pochi dettagli rimasti in mente, ma ormai dalla brutale rapina erano passate parecchie ore. Scovare quei due sarà dura. «Nessuno ha visto, non c'era nessuno in quel momento», appunta Silvia sconfortata.

L'unica speranza è che qualche «sentinella» di via Abbeveratoia abbia adocchiato la coppia mentre se la svignava. che le loro facce non siano esattamente quelle di due sconosciuti.

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