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Inchiesta

Parco Ducale: di sera scatta il coprifuoco

05 agosto 2018, 07:03

Parco Ducale: di sera scatta il coprifuoco

LAURA FRUGONI

«Ti ricordi l'estate in Giardino? Di sera al chiosco a mangiare la granita. E il viale pieno di bambini sui grilli, le teste grige sulle panchine... Ci ho fatto un salto l'altro giorno: non ce n'era nemmeno uno, di anziani. Tutti spariti. E non solo loro».

Possibile? Da una chiacchierata in libertà è venuta l'idea di farci un salto (anche più di uno: di solito l'utenza cambia a seconda dell'orario) al Parco Ducale, per vedere, misurare la portata di questa diserzione di massa. E, possibilmente, per capire.

In un mezzogiorno di fuoco varchiamo i cancelli: calma sempre più piatta mentre t'inoltri sul vialone. Qualche turista paonazzo, pochi temerari in tenuta da jogging, un paio di coppiette mano nella mano. Sulle panchine all'ombra l'afa si sopporta meglio: nemmeno un pensionato a cui andare a chiedere come va, solo gruppi e gruppetti di giovani, tutti maschi, pelle scura, molti in bicicletta. Il via vai è continuo: pacche sulle spalle ai nuovi arrivati.

Un'occhiata in mezzo ai prati, verso le oasi all'ombra dei tigli e delle querce e a quel punto bisogna aguzzare la vista oppure inoltrarsi tra le siepi (ma non è proprio consigliabile). Più cammini, scruti, più ne vedi, e scopri una colonizzazione capillare: capannelli di giovani in canottiera e calzoncini, le onnipresenti bici. Vietato pensare male, ossia che siano tutti parenti stretti dei pusher-ciclisti che impestano altre zone, alcune vicinissime. Ma un paio di domande bisogna pure farsele. Soprattutto quando vedi qualche adolescente che s'incammina verso quei gruppi.

Al chiosco incontri facce cordiali ma tira un'aria di sconforto. Spiegano: quest'estate per la prima volta il bar chiude alle otto e mezza di sera. «C'è il coprifuoco» e quando chiedi lumi capisci che non scherzano. Le luci ora sono a led, s'accendono con il crepuscolo «e qui era tutto buio fino alle dieci di sera».

Il Parco Ducale chiude a mezzanotte, la gente non brontola se arriva fin qui per un gelato e trova chiuso? La signora al bancone strabuzza gli occhi: «Chi vuoi che si lamenti? Qui di sera non viene più nessuno».

Qualcuno rimane per la verità, ma sono ombre sguscianti e non vanno a sedersi ai tavolini del bar. Difficile vederli, «stanno dietro le siepi, è la loro postazione top». Si sono organizzati: uno l'hanno soprannominato il barista, perché gira con i cartoni refrigerati sulla bicicletta e vende le bibite alle varie compagnie di assetati infrattate nel verde.

Più che rabbia, a parlare è un'amara rassegnazione. «Ci sono stati gli anni in cui in giardino venivano solo le badanti moldave, poi erano tutti albanesi e la Vecchia Romagna andava via come il pane. Ora sono arrivati gli africani: negli ultimi due anni sono quintuplicati, soprattutto da quando li hanno mandati via dalla stazione. Tanti come quest'estate non ne avevamo mai visti».

Una ragazza che frequenta il parco da anni s'infervora: «Una donna da sola in certe zone del parco e in certi orari si guarda bene dal passare. Ci sono angoli dove i cumuli di sporcizia sono indecenti».

Raccontano di un addetto alla raccolta rifiuti che l'altro giorno s'era avvicinato a un capannello. «Non potete mettere la roba nei bidoni?». Si sono fatti avanti a muso duro. Chiaro il messaggio: qui comandiamo noi, il raccoglitore costretto a un rapido dietro-front.

I controlli delle forze dell'ordine? «A volte vengono a fare le retate ma ci sono anche giorni in cui non si vede nessuno. La polizia municipale passa in macchina...».

Ci sono gli aficionados e i nuovi arrivati. E non è una fantasia supporre che in tanti usino il giardino di Maria Luigia come un hotel a cielo aperto. «Se vieni all'alba sai quanti ne vedi che dormono sulle panchine...».

Ce n'è abbastanza per capire, ma le ragioni dell'abbandono sono molte: chi accenna al bagno pubblico chiuso da mezzogiorno alle 15, «perché il custode fa solo quattro ore al mattino e quattro al pomeriggio. Un bel disagio». Chi pensa ai più piccoli e all'area giochi relegata in un posto infelice in pieno sole.

Chi lancia un sos: «Non scrivete cose troppo brutte, altrimenti verrà ancora meno gente. E invece dovrebbero fare il contrario. I parmigiani dovrebbero venire e riprendersi il loro parco».

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