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Lutto

Addio a Ennio Canepari, l'ex presidente della Giovane Italia

08 agosto 2018, 07:01

Addio a Ennio Canepari, l'ex presidente della Giovane Italia

MARA VAROLI

«Quando perdi un amico di quel valore, si fa fatica a trovare le parole». Una frase piena di commozione, quella di Alberto Michelotti. Che piange la scomparsa di Ennio Canepari, morto dopo una lunga malattia il giorno prima del suo 86esimo compleanno.

Sposato con Maria, padre di Monica e nonno tifoso dei suoi nipoti Giulia e Guido, Ennio Canepari ha iniziato a lavorare a 14 anni, dopo le medie alla Parmigianino, alla Cgil di via Petrarca, quindi per una vita è stato il responsabile dell'ufficio Igiene e profilassi di viale Vittoria. E quando nel 1991 è andato in pensione, le sue giornate erano prima di tutto per Giulia e a Guido, che ha giocato nella scuola calcio del Parma, nella Juve di Fognano e nell'Audace: non solo le partite, ma Ennio non perdeva nemmeno un allenamento del nipote. Anche per Giulia, il tempo era prezioso: «Per sempre il mio maestro delle filastrocche, dei giri in bici e dei libri delle vacanze», è scritto nel necrologio. Un nonno da cui prendere l'esempio, per il suo fare quotidiano attento e per i suoi insegnamenti, che rimarranno vivi nei ricordi. Un nonno che si è dedicato anima e corpo a un'associazione, che rappresenta buona parte della storia di Parma: la Giovane Italia, nata nel 1927 nella sagrestia della chiesa di Ognissanti di via Bixio. Un'associazione che nel tempo ha cambiato diverse sedi fino a via Solari prima e a Porta Santa Croce dopo. Ed Ennio Canepari ne era stato un presidente appassionato. Tant'è che per i festeggiamenti dei 75 anni di attività della «Giovane» aveva dichiarato alla Gazzetta: «Nella sede di via Solari, dal 1963 al 1990 (quando Ennio aveva tra l'altro conosciuto la moglie Maria) avevamo un locale molto bello e organizzavamo spettacoli con artisti famosi. E proprio lì abbiamo iniziato a fare le tombole e tutte le attività che sono state portate nella sede attuale, quella di Santa Croce». Anche lì insieme a Giuseppe Galaverna e ad altri soci storici, avevano promosso il jazz al venerdì, il club del pinacolo, il Club Parma Vecchia, il gruppo dei pescatori, il gruppo di hobbistica e soprattutto tanto sport. In questa elegante sede alle porte della città, avevano il proprio punto di riferimento squadre di calcio e il gruppo del ciclismo. Ed Ennio non solo era stato un giocatore di calcio di livello, ma anche un ottimo allenatore, sia dei bambini che dei ragazzi. Oltre naturalmente alla puntuale tombola con gli anziani del quartiere.

E per l'Oltretorrente Canepari ha fatto davvero tanto, là dove le iniziative sociali e sportive sono l'ingrediente principale di una città che può sfidare con coraggio il futuro, semplicemente perché crea un tessuto forte e compatto. In cui riconoscersi. Una città che purtroppo viene meno con la scomparsa di persone come Ennio Canepari, detto «Sajétà», perché così chiamavano suo padre Emilio. Insomma, Ennio era un parmigiano vero, nato in piazzale della Rosa nei pressi di via Farini e residente a barriera Bixio, che per la sua Parma si è speso davvero tanto. Col cuore.

«Ci conoscevamo da quando eravamo ragazzi, io ed Ennio - continua Michelotti -. Una persona straordinaria: sapete cosa vuol dire una bella persona? Di persone così oggi non se ne trovano più. L'amicizia non si può vendere e non si può comprare e io ed Ennio ci volevamo bene: qualche volta fra noi scappava anche qualche parola di più, ma dopo due secondi ci abbracciavamo. Sembrava un timido, ma non lo era. Soprattutto, era un vero sportivo: ha giocato in diverse squadre e quando io ero in porta, lui era all'attacco. Con lui la vita è stata ingiusta, perché ha sofferto tanto per morire».

I funerali avranno luogo domani alle ore 9.45, partendo dalla Sala del Commiato Cof di viale Villetta 16 per il Tempio di Valera. La camera ardente sarà aperta dalle ore 8 di domani mattina.

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