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Inferno in autostrada

Sopravvissuto all'esplosione. «Mi ha investito un tornado rovente»

09 agosto 2018, 07:03

Sopravvissuto all'esplosione. «Mi ha investito un tornado rovente»

Pierluigi Dallapina

Ha la voce stanca, impastata dal dolore e dalle pesanti dosi di antidolorifici, ma ha comunque la forza di raccontare come è riuscito a sopravvivere. «E' stato un disastro. Dopo lo scoppio sono stato investito da un tornado di calore, da un'onda incandescente che mi ha fuso la pelle. Sono un miracolato».

Sono le prime parole che pronuncia Gianluca Rapisarda, il muratore di 40 anni investito dall'esplosione che si è verificata lunedì, a Borgo Panigale, dal suo letto al quarto piano del monoblocco, dove è ricoverato al Centro ustioni a causa delle bruciature riportate su tutta la parte posteriore del corpo.

Il Centro ustioni è un reparto d'eccellenza nel trattamento delle bruciature ed è per questo che qui sono ricoverati altri due feriti di Borgo Panigale, una 42enne albanese ed un 23enne. Fra questi, il più grave è Rapisarda, colui che ha rischiato la propria vita per salvare quella di un'anziana che era caduta a terra e quella di una mamma con la figlia.

«E' stato un disastro, l'altra notte, prima di addormentarmi, ho risentito il boato della cisterna che scoppiava e allora ho iniziato ad urlare», esordisce l'uomo, alle prese con gli incubi e una tormentata lotta contro il dolore delle bruciature.

«Mi hanno somministrato gli antidolorifici e anche la morfina, altrimenti sverrei dal male», chiarisce subito, con voce sofferente, mentre al suo braccio sinistro sono attaccati i tubicini di diverse flebo. «Mi hanno spalmato una crema speciale contro le bruciature, fa malissimo», confessa, consapevole che la sua convalescenza non sarà né indolore né breve.

«Hanno levato la pelle per prepararmi all'intervento che dovrò subire alle gambe», spiega, riferendosi all'operazione a cui verrà sottoposto oggi stesso.

Nonostante il male, Rapisarda ha voglia di raccontare quel che è successo nel pomeriggio di lunedì, come se volesse liberarsi per sempre di un ricordo opprimente. «Sono un muratore e quando c'è stato l'incidente stavo mangiando nel ristorante sotto al raccordo, quello che poi è bruciato. Dopo il primo scoppio sono uscito, mentre al secondo scoppio ho visto un'anziana che, mentre scappava, era caduta a terra. Mi sono avvicinato, l'ho aiutata a rialzarsi e l'ho accompagnata all'interno del locale».

Lo slancio altruistico, quello che porta prima a pensare alla salvezza degli altri che non alla propria, ha spinto il muratore a soccorrere anche una mamma disperata e la sua bambina.

«Le ho accompagnate verso la mia auto e quando c'è stato l'ultimo boato, quello dell'esplosione, ho fatto appena in tempo a spingerle in auto. Il calore sprigionato dal gas è riuscito a fondere la plastica della portiera che si stava chiudendo. Ma almeno le due persone erano al sicuro».

Chi non era per niente al riparo era proprio il 40enne. «Ho sentito un'ondata di calore impressionante. Con me c'era anche un poliziotto, quello che poi hanno ricoverato a Cesena. Ci siamo messi a correre verso la caserma dei carabinieri, per metterci in salvo».

Il camion esploso sarà stato ad una cinquantina di metri dai due uomini, mentre la caserma era distante circa 30 metri. «Mentre correvo avvertivo chiaramente che l'onda di calore mi stava sciogliendo la pelle delle gambe. Il rumore dello scoppio è stato accompagnato da questo tornado d'aria rovente. La cosa curiosa è che dopo il boato, dopo la confusione dei primi momenti, con molti curiosi fermi in strada a scattare foto con i telefonini, c'è stato un silenzio di tomba».

Mentre racconta, Gianluca Rapisarda è stanco, provato e spaventato, ma anche consapevole di essere un miracolato, perché le conseguenze di quella bolla di fuoco e dell'onda d'urto potevano essere devastanti. «Per fortuna sono stato investito da questo vento caldo e non dalle fiamme. Il fuoco, contrariamente da quanto successo, mi avrebbe fatto incendiare i pantaloncini e la canottiera che avevo addosso».

Raggiunta la caserma dei carabinieri, dopo la corsa verso la salvezza, è arrivato anche il momento del male lancinante. «Mi sono buttato a terra e un carabiniere, anch'egli ustionato, ha cercato di aiutarmi, ma in caserma era pieno di militari doloranti a causa delle bruciature».

L'uomo è stato prima trasportato all'ospedale Maggiore di Bologna e poi a Parma, al Centro ustioni, un luogo all'avanguardia nel trattamento delle bruciature. «Mi hanno già detto che dovrò sottopormi a diversi interventi, ma almeno sono vivo».

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