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Sulla via Emilia a San Prospero

Immondizia e degrado al centro «La Vela»

10 agosto 2018, 07:00

Immondizia e degrado al centro «La Vela»

LUCA PELAGATTI

Prima di vederli li senti. Sono i rifiuti che fermentano al sole d'agosto. Ormai formano una collinetta: e il tanfo arriva anche sulla via Emilia. Dall'altro lato di quello che fu il centro commerciale, verso l'interno, l'odore è invece meno penetrante ma non meno acido: un mix di urina, metallo e alcol stagnante. Per chi passa è una botta allo stomaco. Per i topi che zampettano in giro il paese delle meraviglie.

Si chiama centro commerciale «La Vela» e sta tra San Prospero e l'Enza. Visto in un giorno qualunque d'estate la prima cosa che salta in mente è la amara somiglianza con ben altre Vele: quelle di Scampia. Ma quella è terra di camorra e gomorra, roba da telefilm e raffiche di killer ragazzini. Qui, piuttosto, è solo la dimostrazione che anche dalle nostre parti schifo e degrado possono prosperare. Basta lasciar correre e fregarsene.

«La Vela», nei progetti del 2012, doveva essere una calamita per chi, ogni giorno, gravita tra Parma e Reggio: 22mila metri quadrati di galleria commerciale con 1.200 posti auto. C'erano una palestra, negozi di abbigliamento e ottica, computer e fotografia, un paio di bar ristoranti e, in prospettiva un supermercato.

Un bel sogno ma durato poco: un mese e mezzo dopo l'inaugurazione, in una sola notte, i ladri hanno fatto visita a tre negozi aprendosi la strada a mazzate. Non hanno nemmeno guardato le porte: hanno direttamente tirato giù i muri. Il buco sulle pareti, poi, è stato riparato. Ma ormai la strada era aperta.

Quindici giorni dopo una nuova razzia; quarantacinque giorni dopo altri due negozi svaligiati. Poi ancora un colpo la notte di Natale e uno stillicidio di altre scorrerie sempre più frequenti mentre i clienti, per una serie di motivi, iniziavano a girare al largo. Risultato: un anno dopo il brindisi d'apertura i negozi hanno iniziato a chiudere. Esemplare il congedo di una commerciante disperata: «Quando va bene abbiamo sette clienti in un giorno. Dopo nove mesi scappiamo. Non ci sono alternative».

Da quella fuga sono passati cinque anni esatti. E la situazione è precipitata. Di negozi è rimasto solo uno shop di attrezzatura e abbigliamento per moto (i titolari durante la notte dormono in bottega per evitare l'ennesima spaccata), un risto-pub per giovani, una discoteca latineggiante - già chiusa per sparatorie e accoltellamenti - una sala scommesse gestita da cinesi e un centro massaggi. I clienti sono nostrani, le ragazze hanno gli occhi a mandorla.

Per il resto solo negozi sventrati, cumuli di immondizie e la sensazione di essere in una terra di nessuno. Dove, soprattutto, è cosa buona che nessuno venga a mettere il becco. La riprova sono quella fila di auto simil-rottami parcheggiate in ogni dove e non assicurate da anni. O, peggio, quei furgoni, nuovi e ben conservati, piazzati strategicamente fuori vista, protetti da sguardi curiosi. Il fatto che anche questi non conoscano la Rc auto fa venire più di un sospetto di strani giri.

«E' uno schifo, qui nessuno pulisce», strepita un marocchino di mezza età con una birra in mano piazzato su una sedia davanti ad una vetrina schermata. «Prima pulivamo noi, poi tutti sono andati via e nessuno paga più», racconta indicando le erbacce alte mezzo metro e le cassette dell'impianto antincendio cannibalizzate e piene di porcherie. Spiega anche di abitare qui da sei anni: ma poco dopo il racconto si perde nell'ennesimo sorso di birra. E vai capire cosa ci sia di vero.

Sicuramente vero è che da febbraio, coraggiosamente, qui ha aperto un discount a marchio Ekom: entrando tra gli scaffali ben ordinati e le distese di merce sembra di fare il salto in un altro mondo. Che poi è solo quello della normalità.

«Non possiamo commentare quello che accade intorno: posso solo dire che cerchiamo di tenere in ordine la zona davanti al nostro negozio e chiediamo ai titolari del centro di intervenire», si limita a borbottare un responsabile del discount. Che a taccuino chiuso ammette: «Ma non è facile».

Impossibile dargli torto. Intorno tutto grida sporcizia e abbandono, con un tappeto continuo di bottiglie vuote, cicche e schifezze. Insieme fanno il perfetto scenario di un film di paura che è poi quello che è andato in scena lo scorso 23 marzo, intorno a mezzanotte, quando un tale è entrato nella sala scommesse. Non ha detto nulla: ha solo sparato con un fucile da caccia contro il soffitto. Poi se n'è andato con 20mila euro mentre il titolare tremava.

Intorno tanto non c'era nessuno che potesse correre in aiuto come non c'è anima viva adesso quando ancora il sole picchia duro. Con il buio, forse, arriverà qualcuno a tirar mattina tra musica ritmata e la luce delle slot. Per ora ci sono solo i rifiuti e le vetrine accecate da vecchi cartoni. In compenso, sull'ennesima parete lurida, qualcuno ha appiccicato, con ottimismo, una scritta colorata: «prossima apertura sportello bancario». E' finto, è evidente, nessuno da anni pensa di aprire qui. Ma in mancanza di altro, tra questi scheletri di muro, è bello pensare che qualcuno possa pensare di rialzare la vela per il futuro.

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