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Serie A

Parma, giustizia è fatta. Calaiò farà ricorso? Video

10 agosto 2018, 07:02

Parma, giustizia è fatta. Calaiò farà ricorso? Video

Paolo Grossi

«La Corte Federale d'Appello, accoglie parzialmente i ricorsi del Calaiò e della società Parma Calcio e, riqualificati i fatti ai sensi dell’art. 1 bis C.G.S. ridetermina le sanzioni nei seguenti termini: squalifica sino al 31.12.2018 e ammenda di 30.000 euro al calciatore Calaiò Emanuele; ammenda di 20.000 euro alla società Parma calcio 1913 S.r.l.

Respinge il ricorso della società U.S. Città di Palermo S.p.A». Quello apparso poco prima delle 19 di ieri sul sito della Figc è un comunicato che suona come musica alle orecchie dei parmigiani. E che musica: diremmo la marcia dell'Aida che accompagna ogni volta i crociati in campo. Si perché i giudici di secondo grado, dopo un'estate che a Parma è stata di passione, frustrazione, angoscia (partire da -5 voleva dire avere un piede in B) hanno fatto giustizia. E' bastato, con buon senso, classificare il ''reato'' di Calaiò come slealtà sportiva (ai sensi dell'art.1 bis citato nel dispositivo) anziché come tentato illecito, e magicamente le pene hanno assunto proporzioni logiche. Il Parma calcio, che nulla di male ha commesso, in virtù della responsabilità oggettiva si becca un'ammenda. Lo stesso Calaiò starà fermo sei mesi a meditare su una cavolata che alla sua età poteva risparmiarsi. I giudici non potevano obiettivamente chiudere del tutto gli occhi, perché avrebbero legittimato per ogni partita un genere di conversazioni ''virtuali'' poco consono alla sportività necessaria specie quando in gioco c'è tanto. E allora sono state cancellate le pesanti richieste della Procura che si era fossilizzata sull'illecito sportivo: -5 al Parma, due anni a Calaiò. Per non parlare del Palermo che voleva sciacallare su questa paradossale vicenda.

Adesso viene, nel vero senso della parola, il bello. Le sfide quasi impossibili con le grandi, le battaglie punto a punto con le dirette concorrenti, i momenti trionfali, quelli di depressione, insomma, una nuova stagione in serie A. La squadra va rinforzata, e si sa. Poi, comunque esca dal mercato, andrà supportata, spinta oltre l'ostacolo, con cuore e pazienza. Che non vuol dire a occhi chiusi. Vuol dire consapevoli, tutti, che il miracolo degli ultimi tre anni adesso va difeso con i denti.

L'UDIENZA

Il Parma arriva pochi minuti prima delle 14 in via Campania, nella sede dell’Aia dove pochi minuti dopo si consumerà il ricorso del club e non solo. Le aule sono quelle della Corte d’Appello, presieduta da Sergio Santoro (affiancato da Massimo Greco, Pierluigi Ronzani, Luigi Caso e Franco Matera). L’accusa originale è quella di illecito sportivo per l’attaccante crociato Emanuele Calaiò, reo di aver tentato di addomesticare Spezia-Parma con tre WhatsApp destinati all’amico-collega De Col, difensore del club ligure. Il contenuto è noto: «Pippein, cazzein eccetera eccetera...», con la raccomandazione di non picchiare duro, «per i rapporti che abbiamo». E di responsabilità oggettiva per il sodalizio crociato. E alla fine del primo dibattimento la sentenza: due anni di squalifica e 20mila euro di multa per Calaiò e 5 punti di penalizzazione al Parma da scontare nel prossimo campionato di serie A. Per tutti un’esagerazione. Quasi per tutti. Visto che il primo ricorso è stato quello del Palermo, ammesso al processo come parte interessata. Il club siciliano chiede che la pena del Parma sia «afflittiva», ovvero riguardi la passata stagione. Teoria che, se messa in pratica, rispedirebbe i crociati in B e i rosanero in A. Naturalmente ha fatto ricorso anche Calaiò, che vorrebbe chiudere la sua carriera su un campo di calcio. E naturalmente ha fatto ricorso anche il Parma, che ha come obbiettivo la salvezza e partire da -5 in A trasforma questa impresa in una missione quasi impossibile. Non ha fatto ricorso invece la Procura Federale, evidentemente soddisfatta del primo verdetto. ed è però presente al dibattimento.

DELEGAZIONE CROCIATA

I rappresentanti del Parma arrivano alla spicciolata, poco prima delle 14. Dall’hotel Parco dei Principi che per tutta la mattina è stato il quartiere generale del club crociato, a Roma. L’ad Luca Carra, i consiglieri d’amministrazione Pietro Pizzarotti e Giacomo Malmesi, poi l’avvocato del club Michele Belli e il responsabile alla comunicazione Nicolò Fabris. Con loro l’avvocato Eduardo Chiacchio ed i suoi collaboratori. Alle 14 in punto, accompagnato dal suo avvocato, arriva anche Emanuele Calaiò. Occhiali scuri come il suo volto: la tensione è evidente. C'è anche una piccola folla di giornalisti che assistono all’udienza da una saletta.

IL DIBATTIMENTO

Si parte con le dichiarazioni degli avvocati del Palermo che appunto chiedono che la pena sia «afflittiva», spiegando il loro ricorso e chiedendo addirittura che i punti di penalizzazione (5) vengano comminati al Parma, nella stagione scorsa. Tocca poi all’avvocato Rodella, che assiste Calaiò. «Ripensando alla vicenda Calaiò è chiaro che il suo non è un illecito sportivo». L’avvocato ricorda poi alcuni casi di «vero illecito sportivo, con borse di denaro che giravano, con la criminalità organizzata coinvolta. In questo caso arrossiscono le “faccine“, gli emoticons inviati da Calaiò. Perché sarebbe illecito sportivo quello di un giocatore che, sdraiato sul lettino dei massaggi, scrive un messaggio al suo ex compagno di squadra... E sarebbe un illecito sportivo? Ma nemmeno un tentativo. Si può discutere sull’interpretazione e sull’opportunità. E si può discutere sul “cazzeggio”...».

L’avvocato del giocatore crociato chiude la sua esposizione dimostrando come invece ci sia stato un lungo scambio di messaggi con i complimenti di De Col al centesimo gol di Calaiò in campionato («Ehi trebbiein... complimenti»). Un’amicizia consolidata dunque, che giustificherebbe i messaggi.

TOCCA A CHIACCHIO

Eduardo Chiacchio, sempre col sorriso sulle labbra, ha puntato tutto sui tempi della Procura Federale, avvisata dallo Spezia il 14 maggio e “operativa” solo 21 giorni dopo. L’avvocato del Parma ha messo così a segno un colpo importante visto che nel proseguimento del dibattito poi questo è stato un particolare fatto notare a Tornatore (rappresentante in aula della Procura). Chiacchio ha parlato anche di «illeciti ben più gravi, di momenti in cui si è parlato di gente con borse di denaro, di zingari, di criminalità organizzata coinvolta». Chiacchio ha concluso chiedendo di fatto l’assoluzione sia del Parma che di Calaiò (anche se non era un suo assistito).

LA PROCURA INSISTE

La Procura Federale, rappresentata da Gioacchino Tornatore, analizza la difesa orchestrata dai legali di Calaiò e del Parma. Dall’incolumità di Calaiò, mai messa in discussione. Poi la finalità del messaggio che non era scherzosa come vorrebbe far credere il Parma. Perché i crociati presumibilmente avrebbero dovuto disputare i play-off. «Poi - si chiede il procuratore - perché De Col e Terzi avrebbero dovuto far del male a Calaiò?».

E la Procura attacca anche la teoria dell’ultimo messaggio spedito da Calaiò («stavo scherzando») che non sarebbe «esimente, perché non ce ne sarebbe stato bisogno se effettivamente gli altri fossero stati degli scherzi».

E anche i giocatori stessi dello Spezia, ha concluso la Procura, hanno percepito il comportamento di Calaiò come dubbio («pensavamo fosse impazzito»). Si chiude lì. Poi l'attesa... Sandro Piovani

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