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LA CONTESTAZIONE

Il sessantotto parmigiano

12 agosto 2018, 07:00

Il sessantotto parmigiano

ANTONIO BERTONCINI

Il mitico sessantotto… mitico per i reduci, ormai a cavallo dei settanta (anni)? Mitico perché i genitori lo hanno descritto ai figli come una specie di età dell'oro della contestazione? Mitico perché ha inseguito un mito, quello di cambiare il mondo senza riuscirci, ed è rientrato nei ranghi nel giro di pochi mesi? O mitico perché in effetti quella fiammata ha tenuto acceso un fuoco che ha continuato ad alimentarsi per buona parte della metà del secolo scorso producendo effetti che si sono dispiegati nei decenni successivi?

Le risposte possono essere tante e le opinioni ovviamente molto diverse. Ma proprio per questo forse, a cinquant'anni di distanza, vale ancora la pena di studiare e di riflettere su ciò che è successo mezzo secolo fa, anche nella tranquilla provinciale Parma, dove le passioni si sono accese un po' per imitazione di quanto già da tempo accadeva nelle grandi università americane, a Parigi e poi anche a Roma e a Milano, ma un po' anche perché Parma viveva nel suo piccolo crocevia della storia: l'Università occupata dagli studenti,
la Cattedrale occupata dai giovani cattolici di Santa
Maria della Pace che volevano cambiare la Chiesa, la
Salamini occupata per mesi dagli operai che avrebbero voluto scongiurare la chiusura, il manicomio di Colorno occupato dagli studenti per introdurre una rivoluzione copernicana della psichiatria.

Era l'epoca dei Beatles, della Fiat 850 e della Mini Minor, de I Corvi con Gimmi Ferrari che si esibivano nella messa beat, delle manifestazioni per il Vietnam e contro i colonnelli greci, dello smarrimento per l'invasione della Cecoslovacchia, delle battaglie anche cruente fra extraparlamentari ed estremisti fascisti.

Un altro mondo, si dirà. Eppure ci è cresciuta una generazione che nel bene e nel male è stata protagonista degli anni successivi, e se tante cose sono cambiate, forse un po' di merito, o di colpa, va anche a quei giovani che nelle università, nelle fabbriche e persino nelle chiese sognavano a modo loro un mondo più giusto e più uguale. Parma in tutto questo ha dato il suo piccolo originale contributo. Lo scopriremo in una sere di servizi dedicati agli eventi più significativi, ascoltando la voce di chi c'era.

Cominceremo domani con due pagine in cui racconteremo la scintilla che accese il sessantotto parmigiano e cioè l'occupazione dell'Università, con interviste a due protagonisti di quei giorni: Roberto Taverna e Gian Maria De' Munari.

Continueremo nei prossimi giorni con altre tre puntate dedicate ad altrettante pagine del sessantotto parmigiano, pagine per molti versi originali e che hanno segnato la storia della città: l'occupazione della Cattedrale, la battaglia sindacale alla Salamini e l'occupazione e successiva chiusura del manicomio di Colorno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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