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La storia

L'ex azzurra Abiola Wabara: «Italia razzista, non torno»

12 agosto 2018, 07:03

L'ex azzurra Abiola Wabara: «Italia razzista, non torno»

ROBERTO LONGONI

Lei che è nata a Parma, che il tricolore l'ha portato in mezzo al petto sulla maglietta della Nazionale, lei che «Italia» l'ha avuto scritto a caratteri cubitali ad altezza del cuore ha detto «Me ne vado». Tolta, e da un bel po', la casacca azzurra e appese le scarpette al canestro, ha lasciato il suolo natio «amaro» per questioni di pelle. Da anni, la parmigiana Abiola Wabara vive negli Stati Uniti. Tra le cause della scelta, il razzismo: il Belpaese, a suo dire, non sarebbe così bello per tutti. Una decisione vecchia che ora riceve una sorta di ufficializzazione: attraverso un post su Facebook ripreso dal giornalista parmigiano Mario Salvini, autore di un blog sulla Gazzetta dello sport.

L'ex campionessa di basket diventata pittrice di fama (ha esposto anche alla Triennale di Bovisa), stanca di sentirsi chiedere perché abbia deciso di lasciare «un Paese così bello», replica con un lapidario «Sì, dipende da chi sei»; e a se non gli manchi l'italian food, con un «E comunque io so cucinare ovunque». Ma, il grosso della risposta, l'affida al recente link di Al Jazeera International, intitolato «In post-election Italy, violent racist attacks becoming routine». Si parte dal recente ferimento a colpi di pistola di un venditore ambulante senegalese a Napoli, per proseguire con un elenco di nefandezze. «Almeno trentatré gli attacchi negli ultimi due mesi, stando al settimanale L'Espresso», riporta il link, per il quale c'è un nesso tra la recrudescenza della violenza e la svolta delle ultime elezioni. Insomma, un motivo in più per non tornare, per chi da tempo aveva deciso di partire, ben prima che 5 Stelle e Lega andassero al governo.

Interessante il post e, per certi versi, ancora più interessante il botta e risposta che gli è seguito. A chi le rimprovera di scaricare sull'Italia intera le colpe dello 0,01 per cento, Abiola ribatte aprendo le pagine del diario. «L'Italia - scrive - l'ho vissuta per 20 anni, dal giorno in cui sono nata per cui mi dispiace ma la percentuale è molto oltre il 99,9% e il fatto che tu non possa capire il punto di vista è parte del problema. Immigrati saranno un problema. Ma spiegami ce l'hanno scritto in fronte? Se io torno a casa come lo sanno che sono italiana?» Insomma, un conto è vivere nello Stivale da italiano bianco, un conto è farlo da italiano di colore.

Figlia di immigrati nigeriani, diplomata al Marconi, Abiola venne scoperta e valorizzata come cestista da Maurizio Scanzani. Con le giovanili della Basket Parma vinse il primo dei due titoli juniores: il secondo se lo aggiudicò con il Borgotaro nel 1999 (prima di approdare in A1). E' la prima atleta italiana ad aver vinto un campionato Ncaa, nel 2005, con la Baylor, l'università texana a cui si era iscritta nel 2002. Poi, le tre stagioni in Israele, Ibiza. Quindi, Sesto San Giovanni, Cagliari, Taranto e Ragusa. E le 36 presenze in Nazionale.

Ma nei palasport non avrebbe incontrato solo leali avversarie. A 17 anni fu coperta di offese da un gruppo di mamme-ultrà-razziste. («Non la smettevo di fare punti» avrebbe scherzato, ma solo parecchio tempo dopo). Troppo giovane per reagire, subì. Ma a 19 anni perse le staffe, durante una partita di serie B a Lavagna. Non c'era storia: troppo forte il Borgotaro. E troppo forte l'ala parmigiana. Lei andava a canestro, e i genitori di un'atleta locale andavano a insulto. All'improvviso, Abiola fece cadere la palla e scattò: Scanzani dovette afferrarla per il collo per bloccarla, mentre lei stava già scavalcando la balaustra.

Nel 2011, il «frontale» con l'idiozia finì su tutti i giornali. Al PalaSampietro di Casnate, durante una partita dei playoff, si sentì dare della «scimmia» e della «negra di m.» da un gruppo di ultrà avversari. Ci fu anche chi la minacciò, chi la prese a sputi. «Ho viaggiato il mondo, e ti assicuro che solo in Italia ho avuto queste esperienze» ricorda. La condanna fu unanime: del presidente della Fip Dino Meneghin, del presidente del Coni Gianni Petrucci, di Aurelio Mancuso, presidente della rete diritti civili Equality Italia, della giunta di Sesto San Giovanni riunita in seduta straordinaria. Anche il calcio fu solidale. La Pro Sesto indossò la maglia con la scritta «Abiola Wabara una di noi» Lei non deve averlo sentito. Almeno non abbastanza.

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