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Spettacolo

Syria «interpreta» Gabriella Ferri

12 agosto 2018, 07:00

Syria «interpreta» Gabriella Ferri

Lucia Brighenti

Niente bombetta, niente viso dipinto di bianco ma tanta romanità nel sangue e un sincero desiderio di rendere omaggio a una cantante di cui si parla troppo poco. Syria, al secolo Cecilia Cipressi, sarà in Piazza Repubblica a Noceto, sabato 1 settembre alle 21.30 con il suo spettacolo «Perché non canti più», dedicato a Gabriella Ferri, scritto e diretto dal regista Pino Strabioli e inserito nella rassegna «Musica in Castello».

L'evento, a ingresso gratuito, si terrà anche in caso di maltempo nel Teatro Moruzzi di Noceto.

La cantante spiega com'è nato questo progetto che, dice, rientra nel genere del teatro-canzone: «Quella per Gabriella Ferri è una passione che ho scoperto negli anni. Essendo romana ho avuto modo di ascoltarla a casa dei miei genitori e poi mio marito (il produttore discografico Pier Paolo Peroni, ndr.) mi ha regalato il libro di Pino Strabioli, grandissimo amico di Gabriella. Si tratta di una raccolta di poesie, appunti, disegni della cantante che mi ha colpito moltissimo. In questi anni mi è poi capitato di interpretare spesso le sue canzoni, tanto da decidere di bussare alla porta di Strabioli e proporgli di partire dal suo libro per realizzare uno spettacolo».

Come avete lavorato assieme?

«Pino è stato entusiasta: abbiamo subito trovato l'alchimia e il desiderio di realizzare questo tributo a una donna che non c'è più, eppure è ancora nell'aria. Partendo dal suo diario, Strabioli ha scritto gran parte del testo. Io mi sono fatta aiutare nella scelta delle canzoni ed è nato un canovaccio che alterna canto, letture, monologhi. Vorremmo portare questo omaggio in tutta Italia, dalla Valle d'Aosta alla Sicilia».

Lei ha recitato in teatro con Francesco Paolantoni e Paolo Rossi. Quanto l'aiutano queste esperienze in questo tipo di spettacolo?

«Ho studiato recitazione ma la vita mi ha portato a cambiare rotta naturalmente. Però, forse, avevo ancora qualcosa da dire in questo campo. Non mi definisco un'attrice, ma attraverso l'esperienza fatta con Paolantoni e con Rossi ho preso confidenza col palcoscenico, col pubblico silenzioso del teatro, con il mio corpo... Paolo mi ha dato le nozioni per affrontare ironia e drammaticità, che sono gli ingredienti dei suoi spettacoli».

Come interpreta le canzoni di Gabriella Ferri?

«Non ho né la sua fisicità né la sua voce, quindi non provo nemmeno a imitarla. La romanità però c'è e leggere i suoi testi mi fa sentire molto vicina a lei. Il titolo, “Perché non canti più”, mi appartiene: dopo ventidue anni di carriera la gente mi fa proprio questa domanda, come se non apparire in tv significasse non cantare. Gabriella Ferri allo stesso modo si sentì rivolgere questa domanda perché aveva fatto una scelta».

Lei ha dedicato uno spettacolo, «Bellissime», alle voci femminili della canzone italiana...

«Ognuna di queste donne ha lasciato il segno: Mia Martini per la personalità e la drammaticità, Ornella Vanoni per la classe, Patty Pravo per la follia. E ancora Loredana Berté, Nilla Pizzi, Laura Betti, Milva, Nada: tutte si sono messe a nudo e sono state interpreti, con una visione quasi attoriale, al servizio della musica. Ognuna di loro è stata unica. Per questo mi piace rivisitare il passato: oggi ci sono troppi stereotipi».

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