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Stefania Chittolini: «I miei campioni a quattro zampe»

14 agosto 2018, 07:00

Stefania Chittolini: «I miei campioni a quattro zampe»

FILIBERTO MOLOSSI

Effetto notte, Facciamo Paradiso, Lola corre: ma anche Mille lire, Lascia fare, Oggi a Berlino. Si chiamano così: come alcuni film famosissimi, ma non solo. Perché, oltre alla contagiosa simpatia che dimostra ogni volta che la incontri, Stefania Chittolini ha anche un'altra evidente qualità: la grande fantasia con cui “battezza” i suoi cavalli. Diventati famosi in tutto il mondo non solo però grazie ai loro nomi curiosi. Forse non tutti lo sanno, ma a Medesano, da 27 anni, c'è un allevamento, frutto di passione e professionalità, dove crescono i campioni: puledri destinati spesso, col passare degli anni, a percorsi gloriosi nei più importanti concorsi di equitazione del mondo. Come “Ottava meraviglia”, ad esempio, che, montata dall'azzurro Paolo Paini, ha ottenuto risultati eccellenti, arrivando anche a gareggiare ad Aachen, nel tempio del salto a ostacoli. Sposata con il newyorchese Earl Dubowy, che a Parma ha fondato la Chibo, leader in Italia nel settore dell'end of life management di apparecchiature elettriche ed elettroniche, la Chittolini ha creato il mito di Ca' San Giorgio selezionando fattrici prestigiose, portatrici delle migliori linee genealogiche europee, per poi incrociarle con i migliori stalloni di livello internazionale. Una storia che ha oltrepassato ben presto i confini locali e nazionali: tanto che Stefania ha aperto un allevamento anche in Olanda.

Come è nata la tua avventura con Ca' San Giorgio?

«Come quasi tutti gli allevatori ho iniziato quando ho smesso di montare: e le cavalle che avevo le ho trasformate in fattrici. Credo di essere sempre stata un'amazzone mediocre, ma allevando cavalli ho scoperto la mia vera vocazione».

Perché hai scelto proprio Medesano per il tuo allevamento?

«Io abitavo e montavo in città, al Castellazzo: quando ho cominciato a fare l'allevatrice ho cercato un posto in campagna, il più vicino possibile a Parma, ma non lo trovavo mai. Poi, finalmente, per puro caso ho scovato a Medesano questo posto. In collina, terreno mosso ma non troppo: è stato amore a prima vista».

Il tuo è un allevamento di campioni: ma come nasce un campione, come lo si alleva?

«Per prima cosa un allevatore per avere la speranza di crescere un campione deve avere la certezza di potere contare su fattrici con delle linee materne molto forti. Quello è stato il primo passo: cercare fattrici in giro per l'Europa di provata capacità riproduttiva. Fattrici che avevano già dato alla luce cavalli di un certo tipo o che comunque avessero alle spalle genitori o progenitori di un certo calibro. Dopo di che, io controllo particolarmente la capacità dei primi tre puledri: se mi soddisfano continuo la linea riproduttiva, altrimenti se non sono all'altezza la interrompo. Con alcuni sono ormai alla quarta generazione».

Hai fondato Ca' San Giorgio nel ‘91: in tutto questo tempo quali sono stati i cavalli che ti hanno dato maggiore soddisfazione?

«La punta di diamante è sicuramente Ottava meraviglia, montata da Paolo Paini, così come Clodia, sempre montata da Paini. Ma ne ho tanti altri: Ladro di cuori di Ca' San Giorgio, ad esempio. Aveva un talento eccezionale, ma purtroppo si è infortunato alla metà dei sette anni e ha dovuto interrompere la carriera: ma era un cavallo su cui io e il suo cavaliere, il campione del mondo Eric Navet, puntavamo davvero tanto. Poi ancora: Io speriamo, Ora del tè che salta le gare da un metro e 60 negli Stati Uniti, lo stesso Ospite d'onore montato dal 15enne Domenico Carlino, Gotico che è stato acquistato dalla famiglia Gates... Ce ne sono tanti».

Ci puoi anticipare chi sarà il tuo prossimo campione?

«Ne ho un paio che secondo me hanno ottime possibilità...: giovani ma già abbastanza pronti. Uno in particolare credo possa arrivare molto in alto. Come si chiama? Italico».

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