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PIAZZA GHIAIA

Fotografa un gruppo di immigrati: minacciato e aggredito

19 agosto 2018, 07:02

Fotografa un gruppo di immigrati: minacciato e aggredito

KATIA GOLINI

Prima i pugni sulla sua auto, poi gli insulti e le minacce. Il peggio è stato evitato grazie all'intervento di due colleghi commercianti. A provocare l'esplosione di rabbia, la fotografia scattata per documentare una situazione sempre più difficile da gestire.

Protagonista dell'aggressione Stefano Saccani, parrucchiere titolare di un elegante e noto centro benessere in piazza Ghiaia. «L'altro giorno, per l'ennesima volta, giovani stranieri, africani e sudamericani, si sono piazzati davanti alla mia vetrina. Seduti proprio sul gradino che dà accesso al negozio. Di solito restano lì per ore e non c'è verso di farli spostare. Le persone hanno paura ad entrare, sono intimorite. Mi chiamano le clienti per lamentarsi, ma io non posso fare niente perché con le buone maniere non si ottiene nulla. Basterebbe che si spostassero un po', invece restano lì, imperterriti. Visto che da qualche tempo la situazione si è fatta ancora più pesante, ho pensato di salire in auto e riprenderli da lontano per avere una inequivocabile testimonianza di quello che succede sempre più spesso. Se ne sono accorti, non so come perché ero a una certa distanza, e in un attimo hanno circondato alla macchina. Hanno iniziato a battere i pugni su cofano e tettuccio, sbraitando come indemoniati. Senza riflettere troppo, spinto dall'orgoglio, ho aperto la portiera e sono sceso per affrontarli, sapendo benissimo che avrei potuto buscarle. Erano in tanti, almeno una quindicina, e io da solo. Inoltre non saprei fare male a una mosca. Hanno iniziato a insultarmi, dicendo parole che non voglio nemmeno ripetere. Alle invettive si sono aggiunte le minacce. Per fortuna due negozianti che hanno assistito alla scena sono intervenuti in mia difesa e il peggio è stato evitato. Mi è andata bene».

C'è tristezza, ma anche esasperazione nella testimonianza di Saccani. Da mesi tollera in silenzio quel gruppo, che, quasi ogni pomeriggio dalle 16 fino a sera, si piazza sulle scale davanti al civico 7. Giovani stranieri che bivaccano lasciando a fine giornata immondizia, lattine, bottiglie e residui di cibo («abbiamo trovato di tutto, anche piatti di plastica pieni di pasta asciutta abbandonati che tocca a noi rimuovere»).

Bevono, mangiano, si addormentano ubriachi intralciando il passaggio in entrata e in uscita. «E questo se va bene - riprende Saccani -, perché non sono infrequenti i litigi, le urla, le botte. C'è un problema di decoro, ma anche un problema di sicurezza. La loro presenza intimorisce. A volte creano scompiglio. In questi mesi la situazione è andata via via peggiorando. Prima stazionavano e basta. Poi sono iniziati i furti. Adesso siamo passati alle minacce e alle invettive. E' dell'altro giorno il furto della bicicletta di un cliente entrato per acquistare un profumo. E' successo anche che è stato forzato il bauletto di uno scooter. Qualche tempo fa è stata picchiata una ragazza. Ci siamo accorti inoltre che la grata di protezione della presa d'aria nella facciata del palazzo, che tra l'altro è tutelata della Sovrintendenza, è stata scardinata. A quale fine se non quello di nasconderci la droga?».

Somiglia tanto a un grido di dolore quello di Saccani: «Andrà a finire che sarò io dovermene andare da qui. Sarò costretto a lasciare questa piazza, già abbastanza moribonda».

Più delle minacce fisiche, bruciano le parole: «Hanno pronunciato improperi che io non mi sono mai permesso nemmeno di pensare. Mi viene da dire che sono loro i veri razzisti e gli arroganti, sicuri di farla franca».

Anche la paura gioca un ruolo in questa triste vicenda. «Non è possibile andare avanti così. In negozio c'è merce di valore. Ci vuole poco a entrare e fare razzia. Le clienti non sono tranquille. Per entrare in negozio devono passare in mezzo a queste persone assiepate. Sono tanti e spesso su di giri per via dell'alcool. A volte è un problema anche uscire perché occupano tutto lo spazio disponibile, non si spostano e bisogna scavalcarli. Insomma, da cittadino che lavora e paga le tasse penso di avere diritto alla sicurezza mia e dei miei clienti. Chiedo solo di poter lavorare in pace».

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