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Monchio

Mirko, morto sotto il ponte per lo zelo per il lavoro

19 agosto 2018, 07:03

Mirko, morto sotto il ponte per lo zelo per il lavoro

MONICA TIEZZI

«L'hanno liberato, finalmente. Ora possiamo pensare a dargli una degna sepoltura», dice il cugino Matteo.

Mirko Vicini, 30 anni compiuti l'11 maggio scorso, era l'unica vittima che mancava all’appello dei dispersi nel crollo del ponte Morandi a Genova. È stato ritrovato ieri poco dopo le 15. Le telecamere dei soccorritori lo avevano individuato, ma il difficile è stato trovare una via d'uscita dal groviglio di cemento e ferro che lo aveva seppellito.

Lì vicino, oltre alla mamma Paola e al papà Graziano, c'erano lo zio materno Stefano, gli zii paterni Giulio e Corrado e Matteo, figlio di Corrado, tutti originari di Trefiumi, nel comune di Monchio, paese nel quale erano nati anche i genitori di Mirko (trasferitisi da tempo a Genova) e dove il giovane trascorreva molte estati. «Un ragazzo estroverso, vivace», lo ricorda Matteo, da bambino suo compagno di giochi assieme a Serena, sorella minore di Mirko.

Un destino beffardo, quello di Mirko: diplomatosi all'istituto tecnico Calvino di Genova, era stato chiamato già tre volte con contratti a termine dall'Amiu, l'azienda per i rifiuti di Genova. A luglio era arrivata la richiesta per un altro periodo trimestrale di lavoro. Mirko sarebbe dovuto entrare in servizio intorno all'una nella stazione ecologica posta a 45 metri sotto il ponte maledetto, ma martedì 14 pioveva a dirotto su Genova, il giovane aveva paura di arrivare tardi per il traffico ed era giunto sul posto di lavoro in anticipo.

Il collasso del ponte lo ha colto mentre era con il collega Bruno Casagrande, 35 anni, ritrovato poco dopo il crollo.

Il lungo lavoro dei vigili del fuoco per individuare ed estrarre Mirko sono stati per la famiglia una tragedia nella tragedia. Cinque lunghi giorni durante i quali la mamma Paola, maestra d'asilo, ha dormito prima in una stanzetta dell'Amiu vicino al ponte, poi in una roulotte della Croce Rossa, su una brandina, chiedendo di continuo informazioni sull'andamento delle ricerche, accarezzando i cani da fiuto dei soccorritori: «Hanno sentito qualcosa?».

«Voglio aspettare qui, voglio esserci quando lo ritroveranno» ha continuato a ripetere Paola a chi le suggeriva di tornare a casa (poco distante dal viadotto crollato) almeno per la notte. Con lei il compagno Luciano e l'ex marito, e padre di Mirko, Graziano. «I vigili del fuoco stanno facendo tutto il possibile, anche più del dovuto. Non si può chiedere di più» ha ripetuto Graziano nelle ore prima del ritrovamento.

Ai funerali di Stato celebrati ieri mattina per 18 morti alla Fiera di Genova, alla presenza del presidente Mattarella, hanno partecipato anche gli zii e il cugino di Mirko ma non i genitori, rimasti sul luogo degli scavi. Per loro nessuna bara: il funerale si terrà nei prossimi giorni in forma privata.

La notizia del ritrovamento del corpo di Mirko ha riunito tutta la piccola comunità di Trefiumi (frazione a oltre 900 metri di quota, con poco più di cento anime) nella chiesetta di San Lorenzo per un rosario, mentre le campane suonavano a morto.

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