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La storia

Emanuela, da Padova alla Valtaro a coltivare lavanda

20 agosto 2018, 07:00

Emanuela, da Padova alla Valtaro a coltivare lavanda

MONICA ROSSI

BORGOTARO Ondeggianti filari di lavanda fanno da cornice alla danza delle farfalle, fra ronzii di api operose e bombi impacciati. Dove siamo? Banalmente, verrebbe da pensare alla Provenza.

Invece siamo in Valtaro, in quel di Rizzone, a 750 metri di altezza, a monte dell'abitato di Monticelli di Borgotaro, in un tratto di valle a stento segnato dalle mappe, cui si arriva solo con strade bianche e strette. È qui, tra fiori di campo e balle di fieno, che prende il «la» la storia di Emanuela Grazian.

Classe 1973, laureata in Scienze e tecnologie alimentari, la nostra è un'energica padovana che nel 2011 ha dato corpo a un sogno: coltivare la sua «lavandula angustifolia», detta anche «vera» o «fine», e non il cosiddetto «lavandino» provenzale.

E no, non si è trasferita in terra parmense, per lo meno non in senso letterale: fa la pendolare tra Padova e Rizzone per coltivare, raccogliere e quindi distillare la sua lavanda, ma anche l'issopo, la salvia e l'erba di San Pietro, così come il ginepro, l'alloro, la melissa spontanea.

«È stato questo posto a scegliermi, non il contrario», racconta non appena le chiediamo perché coltivare proprio qui una specie botanica che i più associano alla macchia mediterranea di riviera o d'entroterra. «In realtà, io e mio papà abbiamo girato a lungo - spiega -. Prima le Marche, quindi la Toscana. Poi un amico ci ha consigliato la Valtaro. È stato amore a prima vista. Intanto, per la lavanda vera questo particolare tratto di valle è ottimale; poi qui la natura è ancora intatta, tanto che puoi seguire il ciclo delle stagioni anche solo osservandola. Le lucciole ad esempio ti “dicono” che è giugno; tante farfalle uguale a luglio; ottobre sta alla stagione degli amori dei daini come settembre inoltrato a quello delle bacche di ginepro. In queste terre ho deciso di investire il mio tempo e di dedicarmi alle erbe officinali per la produzione di acque aromatiche e oli essenziali».

Una scelta non facile, quella di Emanuela, che pur di non rompere gli equilibri familiari ha scelto una vita da (semi)girovaga, spostandosi tra il Veneto e l'Emilia: quando è stagione di raccolta, tutta la famiglia si sposta in Valtaro per raccogliere la lavanda (rigorosamente a mano con il falcetto), ma anche melissa, alloro, ginepro, salvia. «Ho a disposizione meno di un ettaro di terreno - spiega -. Per ora, è un'attività di sola passione e tutt'altro che remunerativa: nel 2013, il primo anno di raccolto, distillando in corrente di vapore, ho ottenuto appena 300 ml di olio essenziale di lavanda. Oggi, arrivo ai 2 litri. E ancora, con 70 kg di melissa, ottengo... 1 grammo di olio!».

«Perché un giorno tutto questo abbia un senso economico, servono investimenti - spiega -. Cerco “alleati” per ristrutturare la vecchia casa e trasformare quest'angolo di paradiso in un albergo diffuso, magari costruendo anche delle casette sugli alberi. Un posto che possa un giorno ospitare magari le associazioni olistiche: immaginate, in questo silenzio incontaminato, i saluti al sole e i bagni di gong!».

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