Sei in Archivio bozze

Giovani on line

Troppo connessi? Addio alle emozioni reali

20 agosto 2018, 07:00

Troppo connessi? Addio alle emozioni reali

MARGHERITA PORTELLI

«Ho l'ansia. Devo guardare un video su YouTube per farmela passare». Cosa succede quando il rapporto con la rete dei nostri ragazzi è disfunzionale al punto da comprometterne la salute? Può succedere anche di sentirsi dire una frase del genere, che meglio di ogni dato o statistica inquadra la situazione. Ce lo spiega Alessia Ravasini, dirigente psicologa psicoterapeuta del Centro Famiglie e del SerDP dell'Ausl di Parma (diretto dalla dottoressa Maria Caterina Antonioni).

Stando a uno studio della Fondazione Policlinico Universitario «Gemelli» IRCCS – Università Cattolica del Sacro Cuore, oltre il 22% dei giovani che frequentano le scuole superiori presenta un rapporto disfunzionale con il web. Gli adolescenti, ma anche i bambini (i problemi si possono presentare già a 10 o 11 anni), rappresentano la fascia più a rischio di un rapporto con Internet e con gli strumenti digitali che – negli ultimi anni – ha mutato le abitudini di noi tutti.

Secondo uno studio condotto dalla società di ricerca Dscout, l'utilizzatore medio di telefono cellulare tocca il suo dispositivo 2.617 volte al giorno. Ma questo vale solo per l'utente medio: lo studio ha evidenziato che gli utilizzatori estremi dello smartphone - ovvero il 10% - toccano i loro telefoni 5.400 volte in 24 ore, cioè una volta ogni 16 secondi, se non dormissero nemmeno un'ora.

Cosa rischiano, quindi, i più giovani? «Intanto non si deve parlare di dipendenza patologica, perché altrimenti dovremmo ritenerci tutti dipendenti - sottolinea Ravasini -, ma ci sono campanelli d'allarme che devono destare l'attenzione dei genitori rispetto a un utilizzo pericoloso di Internet da parte dei figli. E non si tratta del numero di ore che i ragazzi trascorrono davanti ad uno schermo o al telefonino, ma dell'intensità del ritiro sociale che ne consegue».

Oggi i ragazzi al computer studiano, fanno i compiti, creano relazioni, giocano, quindi non è funzionale essere intransigenti sul tempo trascorso al pc, ma è necessario rendersi conto quando viene meno tutto il resto.

«Il rischio è quello di perdere il contatto con le emozioni reali e la capacità di stare in relazione con gli altri, che si acquisisce crescendo e non è innata – continua -. Se un ragazzo tende a non voler andare a scuola, se non esce con gli amici, ma preferisce stare nella sua stanza, o quando c'è difficoltà a sostenere un contatto visivo, allora mamma e papà devono attivarsi».

E le soluzioni non si devono tradurre in una privazione completa e improvvisa degli strumenti digitali.

«Così facendo si rischia di scatenare l'aggressività dei ragazzi. Ci sono casi in cui gli adolescenti arrivano anche a picchiare i genitori. In un episodio recente un ragazzo ha anche avuto un attacco epilettico in conseguenza a una privazione improvvisa. Gli effetti dell'astensione dalla rete sono stati accostati a quelli da privazione di oppiacei - aggiunge l'esperta -. È necessario invece affiancare il ragazzo, aprire un dialogo, far sentire la propria presenza e andare a fondo di quelle che sono le ragioni che lo portano a rifugiarsi nel virtuale per sfuggire la vita reale».

All'interno del Servizio Dipendenze Patologiche dell'Ausl ci sono ambulatori dedicati all'ascolto e alla cura psicologica, che in origine erano nati per le sole problematiche legate al gioco (gambling) e che, dal 2010, hanno iniziato anche ad accogliere ragazzi con questo tipo di difficoltà. Le cure consistono in una psicoterapia che talvolta coinvolge anche le famiglie. Il rapporto sempre più precoce dei bambini con Internet e la tecnologia, fa sì che talvolta anche piccoli di 10 o 11 anni presentino questo tipo di problemi.

Ed è bene o male un conflitto che affligge ogni genitore, quello di bilanciare l'esigenza di limitare l'utilizzo che i piccoli fanno di tablet e smartphone con la necessità, di tanto in tanto, di «placare» i pargoli con questi comodissimi mezzi.

«Oggi questi dispositivi vengono usati come forme di “babysitteraggio” digitale - commenta in proposito Ravasini -. Il loro utilizzo non è da demonizzare, e ancora una volta più che di controllo c'è bisogno di presenza: i figli hanno bisogno di essere pensati, non controllati. Sempre con la presenza si tiene alla larga il rischio di fenomeni come il cyberbullismo».

Le parole del disagio

Tra i diversi percorsi che l'Ausl di Parma mette a disposizione delle scuole gratuitamente c'è anche «Internet e nuove tecnologie», un progetto che mira a prevenire la «dipendenza» dalla rete, fornendo strumenti specifici ai ragazzi che frequentano le scuole medie.

Sono due gli istituti – fra Parma e Sorbolo – che dal 2015 a oggi hanno attivato il percorso. «Il mondo delle nuove tecnologie è molto complesso e in continua evoluzione – spiega Antonella Marcotriggiani, psicologa e psicoterapeuta che insieme alla collega Gilda Donato, è referente del progetto -; quello che facciamo è offrire una panoramica sull'uso consapevole di questi strumenti, e riscontriamo che la maggior parte degli studenti ha un rapporto conflittuale con i propri dispositivi».

Questo disagio emerge, ad esempio, nelle parole di una ragazza quando racconta che alla sua festa di compleanno nessuno degli invitati chiacchierava o dimostrava di divertirsi, perché tutti erano impegnati a chattare o a «vivere» in un universo parallelo, magari intrattenendo relazioni virtuali con altre persone fisicamente lontane.

«Si parla di cyberbullismo, di social mode come il blue whale, di grooming (adescamento sul web), di vamping (l'abitudine a restare connessi l'intera notte o a svegliarsi appositamente per connettersi), di hikikomori (il ritiro sociale) - continua l'esperta -. Tutti fenomeni reali, che molto spesso si possono riscontrare anche tra i nostri ragazzi. Il ruolo degli adulti è fondamentale, anche per questo tentiamo di coinvolgere nei percorsi insegnanti e genitori e, in alcuni casi, artisti che, con la propria opera, massimizzino il coinvolgimento dei ragazzi. Non si tratta, quindi, di lezioni, ma di incontri improntati alla creatività e all'interattività».

M.P.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal