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Lutto

L'ospedale perde il sorriso di Marilena Minari

22 agosto 2018, 07:00

L'ospedale perde il sorriso di Marilena Minari

PIERLUIGI DALLAPINA

Il sorriso sereno, quasi materno, che Marilena Minari mostrava nelle fotografie non era una semplice posa adatta all'obiettivo, bensì un tratto che rivelava la bontà del suo carattere, come confermano i colleghi dell'Unità operativa di Nefrologia dell'ospedale Maggiore, dove la 67enne ha lavorato per una trentina d'anni, dimostrando una rigorosità professionale che non ha mai intaccato il lato più umano del suo essere medico.

«Aveva una grande dedizione per i pazienti ed era sempre disponibile per gli specializzandi. Dopo essere andata in pensione continuò a prestare il suo aiuto e la sua competenza, in modo volontario, al reparto di Nefrologia», ricorda Landino Allegri, direttore della scuola di specializzazione in Nefrologia dell'Università, dal 2014 al 2017.

Cresciuta alla scuola di Luigi Migone, la Minari lavorò anche a Modena e a Brescia prima di ritornare all'ospedale Maggiore nell'87 e rimanervi fino al momento delle dimissioni, a fine dicembre 2017.

«Ci siamo conosciuti negli anni Settanta - ricorda Vincenzo Cambi, direttore della Clinica medica e Nefrologia dalla fine degli anni Novanta al 2007 -. Di lei posso dire che è stata una professionista continuativa, in quanto si è dedicata completamente all'assistenza clinica del paziente. Inoltre, gli studenti della scuola di specializzazione le erano legatissimi».

Il merito di questo legame con gli specializzandi sta proprio nella capacità - tipica della dottoressa scomparsa nella notte fra lunedì e martedì al Maggiore, dove era ricoverata - di coniugare la dedizione al lavoro con l'affetto verso chi le stava vicino.

«La ricorderò per sempre per il suo impegno professionale disinteressato, in quanto cercava di instaurare un rapporto quasi di amicizia con i suoi pazienti. Ricordo che aveva la capacità di seguirli anche quando venivano ricoverati in altri reparti, perché si affezionava alle persone. Questa era una dote più unica che rara in un mondo in cui tutti si è presi dalla fretta, soprattutto sul posto di lavoro», aggiunge Salvatore David, direttore della Nefrologia. «Con gli specializzandi aveva instaurato un rapporto amichevole, quasi materno», assicura, prima di arricchire il suo ricordo con un altro particolare degno di nota. «Più si avvicinava alla pensione - conclude David - più il suo impegno a favore del reparto aumentava. Si dedicava completamente al lavoro».

Anche le parole di Umberto Maggiore, responsabile della struttura semplice trapianti della Nefrologia, confermano la positività che avvolgeva la vita professionale di Marilena Minari. «Era una nefrologa a tutto tondo - dichiara - è stata un medico che ha lavorato con molto rigore, ma ha anche mantenuto un atteggiamento ironico, spiritoso e umano».

r.c.

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