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Salute

Allarme morbillo, già 32 casi

25 agosto 2018, 07:00

Allarme morbillo, già 32 casi

Monica Tiezzi

Il 2018 potrebbe passare alla storia locale come uno degli anni peggiori per il morbillo: dal primo gennaio al 31 luglio si sono registrati, in città e in provincia, ben 32 casi. L'anno scorso, per fare un paragone, in 12 mesi si ammalarono 16 persone e nel 2016 furono contagiati 21 parmigiani. Numero decisamente in aumento rispetto al 2015 (cinque casi) e al 2014, quando si erano registrati due casi. Ma erano andati bene anche il 2013 e il 2012, con tre soli casi per anno. I «puntini rossi» tornano quindi a far paura. Anche perché si ammalano sempre più gli adulti, nei quali la patologia può avere complicanze importanti. «L'ultimo focolaio si è concentrato fra il 21 aprile scorso, quando si è registrato il primo caso, fino ai primi di giugno. Si sono ammalate prevalentemente persone fra i 20 e i 50 anni, legati per parentela, amicizia e frequentazione», dice Marella Zatelli, responsabile del settore profilassi e malattie infettive dell'Ausl di Parma. Ossia la categoria d'età che non ha beneficiato della vaccinazione di massa.

Ventotto le persone ammalatesi a Parma e provincia quest'anno, una residente fuori regione ma che si trovava in città nel clou dell'epidemia, e tre casi che non hanno avuto una conferma certa dagli esami di laboratorio ma che, spiega Zatelli «presentavano i sintomi ed erano collegati a persone contagiate. Per noi si è trattato ragionevolmente di morbillo». Per ogni caso, è stata necessaria la profilassi per i più stretti membri della famiglia. Le cose sono andate meglio, finora, ai bambini. Tre i piccoli ospedalizzati per sintomi e complicanze del morbillo nel 2018. «Tutti sotto i cinque anni. Uno di loro ha sviluppato un'otite, poi guarita. Gli altri due non hanno presentato complicanze» dice il direttore della Pediatria generale e d'urgenza dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Parma Icilio Dodi.

«Si è trattato di due bambini non vaccinati e di uno che aveva ricevuto una sola dose, senza il richiamo. Nessuno dei tre era di Parma: due venivano dal Sud, un altro piccolo era di passaggio in città», continua il pediatra. Che insiste sull'importanza della vaccinazione: «Certe malattie infettive sono tanto più severe quanto più è piccolo il bambino. Danno molti più problemi le malattie che non i vaccini. Il rischio di contrarre l'encefalite, ad esempio, la più pericolosa complicanza del morbillo, è di uno a mille per i bambini non vaccinati e di uno su centomila per i bambini vaccinati».

Preoccupazioni per le nuove direttive sull'autocertificazione? «No - risponde Marella Zatelli - In tutta l'Emilia Romagna sono stati fatti accordi con gli uffici scolastici provinciali per uno scambio di elenchi dei bambini e adolescenti fino ai 16 anni di età, in modo da conoscere, senza che i genitori siano oberati da inutili “giri” burocratici, la situazione vaccinale di chi si è iscritto a scuola. La stessa procedura è terminata a luglio per nidi e materne. Non c'è quindi bisogno di autocertificazioni. Nella maggior parte dei casi, gli studenti e i bambini non in regola devono fare richiami di vaccini già somministrati. Il protocollo regionale prevede l'invio di una lettera per ricordare la seconda dose ed eventualmente un colloquio. I veri casi di “no vax” non sono ancora quantificati, ma riteniamo siano sotto il 3% del totale. Siamo soddisfatti del lavoro fatto: per il morbillo la copertura vaccinale era del 90% a gennaio e contiamo di arrivare non lontano dal 95% a fine 2018».

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