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EDITORIALE

Infrastrutture dimenticate nell'Italia del no a tutto

di Stefano Pileri -

25 agosto 2018, 16:00

Infrastrutture dimenticate nell'Italia  del no a tutto

E’ presto per sapere come andrà a finire la vicenda della concessione a Autostrade per l’Italia. Serviranno mesi, o meglio anni, per la conclusione definitiva di quella che si annuncia come un’aspra battaglia fra il Governo e il gruppo Atlantia, proprietario della società che gestisce la maggior parte delle autostrade italiane. Ma, mentre tutte le forze politiche sembrano impegnate solo a rinfacciarsi responsabilità per le concessioni stipulate e per le eventuali amicizie con il gruppo Benetton, rischia di passare in secondo piano un problema cruciale per il nostro Paese: la cronica inadeguatezza delle nostre infrastrutture, non solo autostradali. L’Italia è drammaticamente indietro rispetto agli altri paesi europei. Che si tratti di autostrade o di normali strade provinciali, di linee ferroviarie ad alta velocità o di vecchie linee a binario unico, in Italia è sempre più difficile veder partire e finire dei lavori pubblici. E poco importa che servano a costruire una nuova infrastruttura o ad adeguarne qualcuna già esistente. Il fronte del no ha quasi sempre la meglio. Che tutto questo si risolva revocando le concessioni e nazionalizzando le autostrade è una pia illusione. E’ vero: le privatizzazioni in Italia negli anni ’90 sono state fatte in fretta e male. E’ vero: certi privati - vedi il caso Autostrade, ma anche Alitalia o Telecom - hanno dato prove imbarazzanti. Ma lo stato padrone che gestisce aziende ha già dimostrato di non saper funzionare.