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Cultura

Tutto Pupi Avati in 600 pagine

25 agosto 2018, 07:00

Tutto Pupi Avati in 600 pagine

GIAN LUIGI NEGRI

Per una volta partiamo dal fondo: 30 pagine di fotografie (in bianco e nero, perché pubblicarle a colori in un volume di 578 pagine avrebbe reso il prezzo «fuori mercato»), nelle quali Pupi Avati è ritratto sui set dei suoi quasi cinquanta lavori tra cinema e televisione.

Il 2018 del regista bolognese è un anno da incorniciare: cinquant'anni di cinema, 80 primavere da festeggiare il prossimo novembre e il ritorno al grande schermo, con le riprese in corso de «Il signor Diavolo» (dal suo ultimo libro) dopo «Un ragazzo d'oro» del 2014. Negli ultimi quattro anni ha realizzato diversi film tv (l'ultimo è «Il fulgore di Dony»), ma da troppo tempo stava aspettando un vero set cinematografico.

Forse il periodo più lungo di «astinenza» nella carriera di uno dei più prolifici registi italiani, che, con il nuovo lungometraggio, firmerà il suo quarantesimo lavoro per il cinema.Per celebrare il maestro bolognese, Gordiano Lupi e Michele Bergantin hanno dato alle stampe «Tutto Avati», volume enciclopedico di quasi 600 pagine, pubblicato da Edizioni Il Foglio nella collana La cineteca di Caino (20 euro).

Appassionato e frutto di una meticolosa opera di studio e di ricerca, il libro si caratterizza non solo per l'approfondimento delle opere del regista de «La casa dalle finestre che ridono», «Una gita scolastica», «Regalo di Natale», «Il cuore altrove», «Il papà di Giovanna», senza tralasciare gli sceneggiati («Jazz Band», «Cinema!!!», «Dancing Paradise»), il programma televisivo «Hamburger Serenade» (1986), la serie tv «Un matrimonio», i film tv (tra i quali, i recenti «Con il sole negli occhi» e «Le nozze di Laura»), i romanzi. Quasi duecento pagine, infatti, sono dedicate alle interviste e alle testimonianze di attori e collaboratori: da Carlo Delle Piane a Gianni Cavina, da Diego Abatantuono a Neri Marcorè, da Laura Morante a Francesca Neri, da Maurizio Costanzo a Micaela Ramazzotti.Nel parlare con ammirazione (e devozione) dell'autore che ha saputo «resistere al conformismo degli anticonformisti», Lupi e Bergantin non dimenticano il ruolo fondamentale della figura di Antonio Avati, fratello più giovane, produttore di quasi tutti i film di Pupi, e con lui fin dall'esordio del 1968 «Balsamus, l'uomo di Satana».

E' Antonio Avati l'«eminenza grigia», colui che compie spesso scelte decisive per la composizione dei cast dei diversi film. Carlo Delle Piane, per esempio, fu una sua idea per la parte del protagonista di «Tutti defunti tranne i morti». E Antonio Avati ha proposto scelte «vincenti» anche per quanto riguarda i finali o il cast di «Bix», «Gli amici del bar Margherita», «Il cuore altrove».Perché amare il cinema di Pupi Avati? Lo spiega perfettamente Fabio Canessa nell'introduzione: «Ha saputo regalare agli spettatori uno spettro di emozioni vaste quanto il mondo, dalla risata di pancia al salto sulla poltrona, dall'amarezza esistenziale allo struggimento malinconico, dal brivido noir alla storia d'amore travolgente, toccando di volta in volta l'ambiente del cinema e quello del calcio, la campagna padana e le foreste medievali, i cunicoli segreti di una casa maledetta americana e gli uffici cittadini italiani, i bar di provincia e i seminari di Umbria Jazz».

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