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OMICIDIO

Il memoriale dell'assassino: «Filomena e il compagno volevano ammazzarmi, così l'ho uccisa»

26 agosto 2018, 07:03

Il memoriale dell'assassino: «Filomena e il compagno volevano ammazzarmi, così l'ho uccisa»

GEORGIA AZZALI

«Siccome tu vuoi uccidere me e la mia famiglia, ti uccido prima io». Non ha parlato, ieri mattina, Guelin Fang, davanti al gip, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Ma mercoledì sera, poco dopo aver massacrato Filomena Cataldi, ha svelato le sue ossessioni. Il perché insensato dell'omicidio di quella vicina di casa con l'unica «colpa» di essere finita al centro dei suoi deliri. Quando il procuratore reggente Lucia Russo e il pm Francesca Arienti gli hanno chiesto, subito dopo l'arresto, se volesse fare dichiarazioni spontanee, non si è tirato indietro. In cinese, ha scritto di suo pugno il racconto di quel pomeriggio d'orrore a San Polo di Torrile. Un memoriale inquietante, uno squarcio sui fantasmi che da qualche tempo avrebbero abitato la sua mente. Fang ha messo nero su bianco la sua assurda convinzione: Filomena e il suo convivente, Alessandro Pedrazzi, avevano incaricato dei neri affinché uccidessero lui, la moglie e i due figli, uno nato da poco e l'altro di sette anni.

ASSERRAGLIATO IN CASA

Talmente certo di quel piano, Fang, da piazzare pile di casse di acqua minerale contro la porta di casa per evitare che qualcuno aprisse o sfondasse l'uscio e anche un armadio davanti a una delle finestre di casa. E ogni volta che vedeva una persona di colore aggirarsi sotto al condominio, si convinceva sempre di più di quell'idea assurda. Un pensiero che lo tormentava da settimane. Che non lo faceva dormire, rendendolo sempre più nervoso. Fang era divorato da quei fantasmi. Ne aveva discusso anche con la moglie, alla quale era arrivato a dire: «Ma perché cucini che stiamo per morire?». E di quell'ossessione che lo perseguitava aveva parlato anche con una connazionale che gestisce una sala slot a poca distanza dalla casa di via Romagnoli 2.

«MI HA VISTO E TREMAVA»

Ma quell'inquietudine avrebbe potuto esplodere in ogni momento. Fang non spiega se e cosa l'abbia spinto mercoledì pomeriggio a scendere al piano di sotto. Nessuna scintilla che l'abbia convinto ad agire. Era in casa insieme alla moglie, ma improvvisamente è uscito e si è diretto davanti alla porta di Filomena. Quando lei ha aperto, sono subito partite le minacce. «Lei tremava», ha raccontato Fang nel suo memoriale. Non c'è stato nemmeno il tempo di discutere: Filomena, 44 anni, è stata presa per la gola, gettata a terra più volte e poi colpita brutalmente anche alla testa con un mortaio da cucina trovato in casa di Filomena. Una donna esile, eppure ha cercato di sottrarsi a quella furia, tanto è vero che sul corpo dell'uomo sono stati trovati segni di quelle reazioni di difesa. Lui che, subito dopo il massacro, nasconde il corpo sotto sedie, suppellettili e alcuni scatoloni.

LA MAGLIA INSANGUINATA

Cerca di occultare il cadavere sotto quella catasta di oggetti. Ma subito dopo chiama i carabinieri. E al loro arrivo si fa trovare davanti alla porta di casa di Filomena e dice: «Lì dentro c'è una donna morta molto cattiva». Prima brutale e spietato, immediatamente dopo calmo e glaciale. Ma anche maldestro: ha sciacquato la maglietta che indossava durante l'omicidio a casa di Filomena e l'ha lasciata nell'appartamento, dove poi i carabinieri l'hanno trovata. Fang non ha fatto nulla nemmeno per nascondere le tracce del delitto su di sé: sul viso e sul corpo aveva tracce ematiche da schizzo, ma c'erano anche macchie di sangue sui pantaloni e sotto le scarpe.

LA SIM CARD E IL PIANO

Un movente tanto assurdo quanto inconsistente. E poi anche quel tentativo di occultare il cadavere nella stessa casa della vittima. Molte zone d'ombra, tanti interrogativi, che dovranno avere una prima risposta in una perizia psichiatrica: già nei prossimi giorni la procura farà richiesta al gip di incidente probatorio, in modo che l'accertamento possa essere svolto nel contraddittorio delle parti, con la presenza del consulente dell'imputato, ammesso che la difesa decida di nominarlo. Ma al momento i pm ipotizzano l'omicidio premeditato, oltre che aggravato dalla crudeltà, dalla minorata difesa e dai motivi futili e abietti: tutte accuse confermate dal gip Sara Micucci, che ha convalidato l'arresto e ha disposto che Fang resti dietro alle sbarre. Perché il massacro di Filomena sarebbe stato pianificato, secondo gli inquirenti: non solo perché Fang si presenta alla donna dicendo «siccome tu vuoi uccidere me e la mia famiglia, ti uccido prima io», ma anche perché è emerso che prima del delitto l'uomo ha chiesto alla connazionale che gestisce la sala slot di procurargli una nuova sim card. Gli sarebbe servita per chiamare i carabinieri «per una cosa molto grave», aveva detto. Ma il no della donna non l'ha fermato. Dopo lo scempio ha telefonato con il suo cellulare. Dentro, la vecchia scheda. Come la sua farneticazione, forse nata tempo fa e cresciuta giorno dopo giorno.

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