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Allarme sanità

Nessun medico da assumere al Pronto soccorso

29 agosto 2018, 08:03

Nessun medico da assumere al Pronto soccorso

Roberto Longoni

A suo modo, anche questa è una ferita. Il 20 agosto, all'ultimo concorso bandito dall'Azienda ospedaliero-universitaria per medici di pronto soccorso e medicina d'urgenza non si è presentato nessuno. Il deserto dei camici per orizzonte. Non è rimasto che prorogare i termini. A questo punto, già ottenere il risultato del penultimo concorso sarebbe un piccolo successo. Lo si bandì a fine 2016, con approvazione della graduatoria il 26 aprile 2017. Le domande furono 23, ma a presentarsi furono molti di meno, e in graduatoria rimasero in 9. Bene, anzi no. Tutti furono contattati, ma solo 5 diedero la disponibilità (e a tutti vennero spalancate le porte del Maggiore) mentre gli altri rinunciarono. Meno male che altri due medici erano stati assunti con un bando di mobilità.

Dati che corrispondono a ferite, appunto: è di un'emorragia che si parla. Quella che ha colpito la medicina pubblica, locale e nazionale. Nei prossimi dieci anni, tra Parma e provincia ci saranno 170 medici in meno. Andranno in pensione e solo in parte saranno rimpiazzati. Altrove andrà anche peggio. Basti pensare che da qui al 2023 saranno in 45mila (30mila ospedalieri e 15mila di famiglia) ad appendere il camice al chiodo. «Entro il 2023 - sottolinea la Federazione medici di medicina generale - 14 milioni di italiani resteranno senza medico di base».

Mancano i dottori: chi cura chi ci cura? Un'emergenza nell'emergenza. Perché è soprattutto sul fronte delle urgenze che si aprono vuoti sempre più consistenti. Come sa bene Gianfranco Cervellin, presidente dell'Academy of Emergency Medicine and Care, oltre che responsabile del Dipartimento ermergenze del Maggiore. «Di recente sono stato commissario a un concorso a Modena. Si dovevano trovare 12 medici di pronto soccorso per gli otto ospedali di quella Ausl. A presentarsi sono stati in due. E alla fine nessuno è stato assunto». Intanto si accentua la fuga dei camici verso il privato: numeri da sommare a quelli di chi va in pensione. Manca il ricambio generazionale. «Secondo la stessa Regione, c'è un vuoto di almeno 140 medici nei pronto soccorso dell'Emilia-Romagna». Vuoti difficili da colmare, specie se si pensa che le scuole di specializzazione della nostra regione di questi specialisti ne formano una trentina all'anno. Che magari poi cercano un posto altrove. «E stiamo parlando di una sola branca della medicina» sottolinea Cervellin.

Una sola, ma non qualunque. Medicina d'urgenza, anestesia, ortopedia, ostetricia e pediatria: questi i settori con la fame più disperata di medici. Perché? I neolaureati puntano a specializzazioni più remunerative, meno pericolose (si lavora sotto la spada di Damocle della causa) e meno stressanti. I medici dipendenti dell'Azienda ospedaliero-universitaria (tra tempo determinato e indeterminato) sono 643. Al di là delle separazioni tra i reparti, comunque, il saldo del 2018 è positivo: dall'inizio dell'anno, sono stati 31 i medici dipendenti a cessare il rapporto di lavoro con l'Azienda, mentre gli assunti sono stati 46. E ad altri si apriranno le porte nei prossimi mesi: tant'è che sono in corso le procedure per diversi concorsi in ottobre. A seguito del decreto Madia e delle direttive regionali, sono state avviate le stabilizzazioni per altri 26 medici, perché diventino dipendenti a tutti gli effetti. E presto verranno assunti 7 anestesisti, 3 pediatri, 4 geriatri e 4 chirurghi plastici a tempo determinato. Diciotto specialisti, per colmare i vuoti più urgenti. Ma sul lungo periodo arginare l'emorragia sarà sempre più complicato.

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