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STUPRO

Lo stupore di Pesci: «Uno come me in galera?»

31 agosto 2018, 08:03

Lo stupore di Pesci: «Uno come me in galera?»

Laura Frugoni Sconcertato. Sbigottito. Proprio non ci poteva credere, Federico Pesci, che i poliziotti sulla porta fossero venuti per portarlo via. «Uno come me in galera?». Impossibile, una follia: ci dev'essere un errore, che ho fatto di tanto grave? La banalità del male, a volte, viene fuori nel modo più disarmante. Senza un barlume della lucidità che servirebbe - almeno - a riconoscerlo. Desolatamente agghiacciante come quella chiamata al radiotaxi, dopo ore e ore di violenze indicibili su una ragazza di 21 anni. Ciao bella, adesso puoi andare a casa.

Chi è, e soprattutto chi era, Federico Pesci. In tantissimi in città credevano di saperlo, probabilmente ben di più dei 3500 amici di Facebook (ma la pagina ieri sera è scomparsa dalla rete), popolo «trasversale» di facce conosciute: un ex golden boy della moda giovane e dicesi ex non solo per i 46 anni suonati, ma anche perché il periodo più fulgido era ormai alle spalle. Un inguaribile guascone che arrivata sulla Porsche d'epoca o smarmittando sull'ennesima Harley (ma l'ultima passione erano le Indian) e via alla festa dove non potevi mancare, tavolo riservato e da bere per tutti. Bellezze al fianco, rum e cocaina: anche questo, si sapeva.

Ma Federico Pesci era nato come qualcos'altro. Una boccata d'aria, l'esempio incoraggiante dell'imprenditore imberbe che finalmente fa mangiare polvere ai barbogi della moda: giovanissimo, aveva sfoderato idee fresche e inedite dal cilindro, tanto da diventare un imprenditore riverito e invidiatissimo. Il vero colpo di genio fu con Criminal (e guai se non stringevi i jeans con quella cintura dallo slogan irriverente), il marchio inglese che Pesci importò e fece sfondare non solo a Parma. In un'epoca (a cavallo del fatidico Duemila) in cui lo street style era terreno da coltivare e colonizzare, Pesci aprì il Surf in Paradise di via Emilio Lepido e una girandola di boutique tra cui quella di Madonna di Campiglio dove fin da ragazzo era di casa, tra i primi maestri di snowboard del belpaese. Creativo, iperattivo, generoso con gli amici, sempre un po' sopra le righe ma glielo perdonavi volentieri.

Per sapere chi è ora «il Fede» o Fish come lo chiamavano gli intimi, è bastato riaccendere il pc.

Schifoso. Pervertito. Tanto per citare un paio di epiteti - tra i (pochi) «ripetibili» - che ieri inondavano la pagina Fb.

La gogna della rete ormai la conosciamo bene, non lascia scampo. Ed ecco che Sbam, l'ultimo marchio creato dal guru della moda-street, ora è «il rumore della porta della cella quando te la chiudono in faccia, coglione».

Sconcertati e sbigottiti pure gli amici («si sapeva che era un po' borderline, ma mai avrei pensato...»). Qualcuno rievoca il periodaccio dell'anno scorso, la malattia e i due mesi passati in ospedale. La ricerca di emozioni forti. I festini nell'attico alcova (frequenti, come ha appurato l'indagine). E poi lo spettro onnipresente della cocaina. «L'aveva presa quella notte, per tutta la notte». Già, la cocaina c'entra sempre. Ma non basta, non spiega l'orrore di una violenza su una ragazza di 21 anni, che potrebbe essere tua figlia.

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