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Indagini

Federico Pesci sarà interrogato lunedì in carcere

01 settembre 2018, 07:03

Federico Pesci sarà interrogato lunedì in carcere

Roberto Longoni

Per ora, sembra deciso a non avvalersi della facoltà di non rispondere. Anzi, se potesse, salterebbe a pie' pari i giorni che dividono lui e il presunto complice Wilson Ndu Aniyeme da lunedì, quando in via Burla si terrà l'interrogatorio di garanzia con il gip Alessandro Conti. Federico Pesci «non ha nulla da nascondere ed è in grado di chiarire la propria situazione» sottolinea l'avvocato Antonio Dimichele. Invece, è costretto a un fine settimana di muto isolamento (così vuole la legge del carcere, per gli accusati di reati sessuali): con tutto il tempo a disposizione, per pensare e ripensare alla nottataccia tra il 18 e il 19 luglio. Ora Pesci siede sullo sgabello di una cella anziché sul salotto mobile dell'Indian dalle sacche di cuoio, un giro di ruota oltre l'inflazionata Harley. Potesse, la vasca in centro se la farebbe anche solo a piedi. E invece niente. Niente apericena vagante di bar in bar, niente cellulare, niente Facebook, dal quale, tra l'altro, prima che la pagina fosse chiusa, c'è stata la fuga in massa degli «amici» (quelli che ti cancellano con un clic). La detenzione deve pesargli due volte: un «animale sociale» come lui ridotto al silenzio. Una gabbia nella gabbia. Le poche parole uscite dalla sua bocca dall'altro pomeriggio, quando una pattuglia della Mobile lo ha portato in via Burla, sono quelle pronunciate con Di Michele ieri mattina. «E' sgomento, sotto choc: l'applicazione della misura cautelare è del tutto inaspettata - dichiara il difensore -. Quando uno è abituato a delinquere, il carcere lo mette in conto, ma qui è ben diverso».

E diversa, per l'avvocato, è la situazione processuale che ha per protagonisti il 46enne commerciante di abbigliamento titolare del Surf in Paradise di via Emilio Lepido, e il 53enne pusher nigeriano Wilson Ndu Aniyem. Entrambi accusati di violenza sessuale e di lesioni pluriaggravate. La vittima, una 21enne parmigiana che dopo quella nottate si è presentata al Maggiore con dolori tali da non riuscire a camminare né a deglutire. Secondo quanto denunciato, era stata obbligata a sottostare a un rapporto sadomaso a tre, dopo essersi rifiutata di concedersi anche al 53enne mentre stava consumando un rapporto (consensuale) con Pesci, nell'attico del commerciante. Stando agli inquirenti, fu costretta a subire cinque ore di violenze, che sul suo corpo lasciarono lesioni giudicate guaribili in 45 giorni dai medici del Pronto soccorso. Referto che appare sproporzionato a Dimichele. «Solo per delle ecchimosi e delle sbucciature alle ginocchia? Non ci sono traumi né da calci né da pugni, non ci sono fratture né lesioni vaginali. Non stiamo parlando di torture, ma di giochi erotici». Comunque vada a finire, ora è chiaro quanto fosse pericoloso per tutti. «Per fortuna di questa ragazza - prosegue Mario L'Insalata, a sua volta difensore di Pesci - credo che le cose siano andate in modo diverso da come è stato raccontato. Da quanto ho letto, penso che la vicenda debba essere ridimensionata: siamo stupiti dall'enorme clamore che ha destato». Così, lunedì Pesci avrà modo di dire la sua. E con lui Aniyeme, descritto a sua volta «incredulo» dall'avvocato Francesco Saggioro, dopo l'incontro in carcere. «Nell'ordinanza di custodia cautelare - dice il difensore - ci sono aspetti non molto chiari: devo consultare gli atti dell'indagine, perché ci sono questioni da approfondire».

Dello stesso avviso sono gli inquirenti. Per la Mobile e la Procura il caso non è considerato chiuso: si continua a lavorare, per delineare il più possibile la vicenda. Il sospetto è che oltre alla presunta violenza di metà luglio possano essercene state altre. Con ipotetiche vittime diverse e magari anche con protagonisti diversi al fianco di chi è già accusato. Se poi l'attico fosse teatro di giochi erotici o di torture, si vedrà.

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