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Arrestato

Il ladro seriale che andava a rubare in bicicletta

02 settembre 2018, 07:01

Il ladro seriale che andava a rubare in bicicletta

LAURA FRUGONI

Il mezzo di trasporto più economico-ecologico del mondo l'hanno scoperto da un pezzo, purtroppo, anche gli instancabili pusher dal pedale veloce.

Anche lui, l'altra notte, è stato pizzicato da una pattuglia dei carabinieri in sella a una bicicletta e - guarda un po' - in una strada dove lo spaccio fiorisce in ogni stagione. Via Trento. Eppure quella non dev'essere la sua prima «professione»: Gazi Drudi, 29 anni, origini tunisine ma è nato in Italia, porta con sé un curriculum assai più multiforme. S'è scoperto infatti che era un tipo «ricercatissimo», sui cui pendevano ben tre provvedimenti di cattura. Sorta di primula rossa molto abile a cambiare aria ma soprattutto nome e cognome (gli alias non si contano). Morale: l'altra notte i militari hanno scoperto di non avere di fronte il solito galoppino con una dose in tasca ma un abilissimo seriale specializzato in furti e rapine.

Ci ha provato anche in via Trento a usare il vecchio trucco. Nessun documento in tasca, quando gli hanno chiesto almeno di presentarsi ha giocato di fantasia (cognome simile a quello vero, nome completamente diverso) Particolare interessante: dalle borse appese alla bici è saltato fuori un armamentario di tronchesi e piede di porco. Già, altro segno dei tempi: in bici si va a anche a rubare, il mezzo si presta. Rapido, silenzioso e poco appariscente.

Tornando all'altra notte: la pattuglia decide che è il caso di vederci un po' più chiaro, carica il tizio in auto e lo porta in caserma. Fotosegnalato, stavolta sono le impronte a parlare: vien fuori la vera identità, poi tutto il resto. I tre anni, nove mesi e 29 giorni di reclusione che deve scontare per rapina, furto e resistenza (Tribunale di Ragusa) più altri tre anni e nove mesi e sette giorni di prigione per rapina e lesioni personale aggravate (Corte d'appello di Catania).

Tutto qui? Non proprio. A carico di Drudi c'è pure un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Parma, perché ritenuto responsabile di furto aggravato. Quel furto risale a poco meno di due anni fa: una notte d'ottobre due ladri portarono via il registratore di cassa dalla caffetteria «Dolci momenti». La fecero franca furono immortalati dalle telecamere. La notte seguente ci riprovarono al circolo Avis Benedetta, ma vennero arrestati in flagranza dai poliziotti delle volanti. I carabinieri che davano la caccia ai ladri di via Venezia, dopo aver visto i filmati, ritrovarono le stesse due facce in questura: «sono loro».

In cella, il tunisino non dev'esserci rimasto moltissimo. Adesso però (basta fare la somma delle pene che gli restano da scontare) la permanenza si preannuncia ben più lunga.

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