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Arte

L'autunno è pop con le creazioni di Lichtenstein

02 settembre 2018, 07:00

L'autunno è pop con le creazioni di Lichtenstein

Stefania Provinciali

La Pop Art americana con le sue icone e le sue star, certamente fra le più note del XX secolo, è protagonista della mostra alla Fondazione Magnani-Rocca di Mamiano di Traversetolo, aperta al pubblico da sabato 8 settembre fino al 9 dicembre.

Raccolte nella Villa dei Capolavori, col titolo «Lichtenstein e la pop art americana», oltre 80 opere del maestro e degli altri grandi protagonisti per evidenziare sia la sua originalità che la sua appartenenza a uno specifico clima; sono presenti, infatti, a confronto con quelle di Roy Lichtenstein (New York 1923-1997), anche opere iconiche di Andy Warhol, Mel Ramos, Allan D'Arcangelo, Tom Wesselmann, James Rosenquist e Robert Indiana. Se, come pensarono negli anni della sua apparizione alcuni critici, la Pop Art fosse stata solo «una moda americana», gioco e provocazione, e dunque solo una meteora, già da tempo sarebbe stata dimenticata, invece è penetrata e persiste nel nostro immaginario, nel nostro gusto, con un posto di rilievo assoluto nei musei di arte contemporanea di tutto il mondo.

Disegna un'epoca, gli anni sessanta, ma non solo, e insieme continua a parlare della società, delle merci, dei marchi e dei miti: ripensando alle immagini del secolo scorso, non si possono non ricordare i grandi segni dell'universo pop come quelli più conosciuti e caratteristici, oltre che immediatamente sintetici, del tempo che li ha prodotti. L'apparente eliminazione di ogni gerarchia fra cultura alta e bassa, fra ciò che è serio e ciò che non lo è, obbligò gli artisti pop a cercare nuovi riferimenti, che la realtà consumistica americana offriva copiosamente, raccontando già allora di un mondo globalizzato; e come tutti i fenomeni artistici globali, quello pop si impose quale stile condiviso, divenendo, in tutte le sue varianti, lingua artistica del Novecento.

Dopo avere iniziato, come tanti a quel tempo, con una vena espressionista astratta, attorno al 1960, Lichtenstein avvertì che quel modello non rispondeva più alla contemporaneità. Dovevano esserci altre opzioni, e ne trovò una: cominciò a ritagliare immagini tratte da giornali popolari, fumetti e pubblicità, realizzò disegni delle immagini e trasfererì quei disegni, ingigantiti, alle tele, dipingendoli. Ciò che stava facendo era, ovviamente, Pop Art; non ne fu l'inventore, ma venne subito identificato come uno dei suoi esponenti più importanti, e la sua carriera decollò, in particolare quando il celebre gallerista Leo Castelli accettò di rappresentarlo. Il suo lavoro non assomiglia a nessun altro; è fortemente radicato nella cultura visiva americana e mondiale e difficilmente potrà essere rimosso; è diventato un classico.

Una volta vista una sua opera, Il suo caratteristico stile mutuato dal retino tipografico, il suo utilizzo del fumetto in ambito pittorico, i colori piatti e luminosi, dai contorni spessi e neri, le sue rivisitazioni pop ovunque risulterà possibile riconoscerne lo stile.

Raramente esposto nel nostro Paese, pochissimo presente nelle collezioni pubbliche italiane, paradossalmente Lichtenstein resta di fatto un artista notissimo tramite le riproduzioni delle sue opere ma poco visto direttamente in Italia. La mostra alla Fondazione Magnani-Rocca, a cura di Walter Guadagnini e Stefano Roffi, dopo le recenti esposizioni all'Art Institute di Chicago, alla Tate Modern di Londra, al Centre Pompidou di Parigi, alla National Gallery of Art di Washington, al Moco di Amsterdam, rappresenta una importante occasione per il pubblico italiano per apprezzare le opere del maestro pop.

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