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21enne stuprata

«Cocaina e violenza: un'emergenza»

03 settembre 2018, 07:03

«Cocaina e violenza: un'emergenza»

LAURA FRUGONI

Ora va di moda chiamarlo chemsex. Ovvero un mix di cocaina - fiumi di cocaina (ma non solo) - e sesso estremo.

Anche in quest'ultima orrenda storia parmigiana - Federico Pesci e il nigeriano Wilson Ndu Aniyem arrestati con l'accusa di aver stuprato e infierito senza pietà su una ragazza 21enne che aveva detto no all'escalation di un rapporto a tre sadomaso - il contesto è quello. Sempre quello.

Ma in che misura la polvere bianca fa da volano a una sessualità senza freni? E quando il sesso precipita nella violenza, la cocaina può diventare perfino una scusa («ero fatto, non mi sono reso conto...»)?

Per istinto diciamo di no: con tutta la «coca» che gira in città, l'esercito dei potenziali stupratori sarebbe sterminato. Meglio domandare a chi queste spirali infernali le osserva da vicino.

«Esiste tutta una serie di sostanze - riflette Maria Antonioni direttore del Sert di Parma - che servono per aumentare le prestazioni sessuali, per avere una “durata” maggiore o per essere più disinibiti. C'è una vasta letteratura sulle relazioni omosex, ma anche etero, che si spingono “oltre” usando le sostanze».

Alcol, cocaina, cannabis: tutto vien buono per trasformare perfino un pavido agnellino nel macho di turno. «E' un po' come i ragazzi che per poter ballare ore e ore iniziano con la coca e poi continuano con l'alcol, la cannabis... Adesso vanno di moda il mefedrone e altre nuove sostanze e tutto questo mix micidiale. Non dimentichiamoci che la cocaina ha effetti sul circuito cardiovascolare e fa fare cose che non si dovrebbero fare...».

Troppa cocaina in corpo può arrivare perfino a far perdere il senso del bene e del male? «Certamente è possibile - risponde Maria Antonioni - non a caso si chiamano sostanze psicotomimetiche, in quanto hanno la capacità di “mimare” delle psicosi, cioè vere e proprie malattie mentali. In qualche caso addirittura “latentizzarle”: se uno non toccasse mai nessun tipo di droga potrebbero rimanere latenti per tutta la vita. Si tratta di giochi genetici: le droghe vanno a toccare dei geni e li modificano. Ma non per sempre».

Significa che se uno riesce a liberarsi dalla schiavitù di colpo ritorna la persona che era prima? «Questo non lo possiamo sapere. Ci sono quelli che ci riescono, altri che sprofondano nelle malattie mentali. Non dimentichiamolo mai: l'uso prolungato nel tempo di droga incide sul cervello».

I percorsi personali possono essere molto differenti. «Certamente. Per arrivare alle droghe entrano sempre in gioco criteri di vulnerabilità. Alcuni provano e smettono, ad altri la droga dà un valore aggiunto. Ci sono disturbi di personalità - ad esempio il narcisismo - che fanno sì che la persona che ne soffre si avvicini più facilmente all'uso di sostanze».

Si sniffa per migliorare le prestazioni sessuali. Ma si dice che una dipendenza prolungata produca l'esatto contrario: effetto down. «Sì, ma allora poi passano all'aiutino: Viagra e farmaci per favorire l'erezione con un rischio ancora più alto a livello vascolare. Lo chiamano sexstasy: il mix di eccitanti, tra cui la cocaina, e Viagra».

Quante storie di cocaina e violenza approdato tra le mura del Sert? «Le donne sono in numero inferiore: ma ultimamente sono in aumento le ragazze giovani che afferiscono al servizio. Dalle donne vengono spesso riportate situazioni complesse e delicate: rapporti con uomini tossicodipendenti spesso violenti anche nella sfera sessuale».

Come se ne esce? «La strada dovrebbe essere la prevenzione. Purtroppo non possiamo farla solo noi operatori, dovrebbe farsene carico l'intera società. Sento dire che Parma è piena di droga. Ma tutto il mondo è pieno, nell'ultimo report ho letto che il posto dove si drogano di meno è il sultanato del Brunei. Ma comunque gira anche là».

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