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CROCETTA

Chiude la saracinesca il «Mago della forbice»

03 settembre 2018, 07:00

Chiude la saracinesca il «Mago della forbice»

VITTORIO ROTOLO

Per tutti è da sempre il «Barber d’la Croséta», anche se il «titolo» che lo gratifica di più è quello di «Mago della forbice», appellativo che evoca la particolare abilità di Mauro Dallari nel fare la barba senza ricorrere all’utilizzo del rasoio. Ma soltanto maneggiando le forbici, appunto. Dopo quarant’anni esatti, questo signore dal carattere mite e dai modi garbati, dalla vetrina del suo salone ha allungato per l’ultima volta lo sguardo verso la rotatoria di via Cremonese. «Una scelta dolorosa, dettata non dalla crisi che purtroppo attanaglia molte attività commerciali, come magari si potrebbe pensare» chiarisce. «Anzi, il negozio andava bene, Ma gli anni passano per tutti, anche per me. Sono in pensione da tre anni e se, fino ad oggi, non avevo trovato il coraggio di abbassare definitivamente la saracinesca, è stato solo per una questione di affetto nei confronti dei tanti amici».

Il riferimento è a quelle persone che, fino all’ultimo giorno, hanno affidato a Mauro la cura del proprio look. «I giovani che servivo alla fine degli anni Settanta, oggi sono diventati nonni e, nel tempo, hanno continuato a frequentare questo posto, portando con loro pure figli e nipoti» racconta Dallari. «Alla Crocetta, proprio all’interno di queste stesse mura, ho cominciato a 13 anni da apprendista, alle dipendenze di Renato Festa. Era il 1968. Dieci anni dopo, Renato mi propose di rilevare l’attività. All’epoca lavoravo in piazza Garibaldi, nella bottega di Silvio Bassan. Facevamo barba e capelli anche a personalità di un certo prestigio: sindaco, assessori, artisti del teatro Regio. Il richiamo della Crocetta era però troppo forte».

Da quel salone che sembra quasi una bomboniera, Dallari ha così assistito alle profonde trasformazioni del quartiere. «Quando cominciai - racconta - c’erano poche case e la gente non aveva certo la stessa frenesia di oggi. Si parlava in dialetto e, fra i commercianti, si respirava aria di famiglia: la piccola Osteria gestita da Rino, il tabaccaio Dante, i due meccanici di biciclette Gianni e Lino, il macellaio Sergio. Vere e proprie istituzioni». Venne poi il tempo della tangenziale, delle nuove costruzioni e dei grandi supermercati. «Ma l’anima della Crocetta è rimasta la stessa» puntualizza Dallari.

Sulla sua poltrona, si sono accomodati persino cantanti e personaggi dello spettacolo. «Non mi chieda i nomi però, la prego» dice il barbiere «stoppando» la naturale curiosità del cronista. «Mi piace piuttosto ricordare tutti i volti delle persone semplici, che ho conosciuto e che qui si sentivano a proprio agio. Come Cesarino, un ragazzo splendido: il suo sorriso portava, ogni giorno, una ventata di allegria. Con lui e con gli altri, quante ce ne siamo raccontate di barzellette! E tra una battuta e l’altra, spesso saltava fuori pure qualche pettegolezzo. Ma questo, diciamolo sottovoce...».

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