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VERSO PARMA 2020

Da Bargnocla a Correggio: viaggio dentro il San Paolo

03 settembre 2018, 07:00

Da Bargnocla a Correggio: viaggio dentro il San Paolo

LUCIA GALLI

Ci sono Bargnocla e Correggio, Tartaglia e la badessa Giovanna. Non è la trama di una pièce teatrale, ma, per la precisione, il terzo «must see» di Parma, dopo piazza Duomo e Pilotta. Benvenuti nel complesso di San Paolo, con la meravigliosa Camera correggesca, e del castello dei Burattini, scelti rispettivamente da 40 e 24 mila visitatori l'anno. Marionette sagaci e putti desnudi: non è facile unire le facezie della Polonia alle cromie della pittura rinascimentale.

Eppure questo luogo è un unicum che sa mettere d'accordo grandi e piccini: prima la cupola del Correggio - la terza in città, l'unica non in chiesa - e poi, in premio, uno spettacolo di Burattini dal sapore leggendario, come solo quelli della famiglia Ferrari sanno essere. Già da via Melloni, però, l'ingresso mostra tutti i segni del tempo e dell'oblio.

Alcuni turisti si avventurano quasi con sospetto, confortati solo dalla selva di cartelli che, in un colorato disordine di orari ed avvertenze, assicurano di essere sulla via giusta. Una volta dentro servono dei distinguo: i «Burattini», che a novembre chiuderanno per risistemare il palco nel già affollato pantheon di pupazzi, passano «l'esame 2020», pur sacrificati in spazi piccoli. Aperti di lunedì, quando gli altri chiudono, ingresso gratis, pannelli e audioguida multilingue (a 2 euro), tanti sorrisi, tre ambienti un po' scuri che si trasformano quando c'è il live show, rigorosamente in italiano, anzi «con battute in parmigiano».

«Al suo archivio si rivolgono studiosi di tutto il mondo - spiega Michele Guerra, assessore alla Cultura -: in autunno lanceremo un bando creativo per rendere fruibile il Castello anche a più categorie, visitatori internazionali compresi».

Nel complesso di San Paolo, invece, è una «camera con svista»: colpa della doppia gestione? Appartiene al Comune, ma se ne occupa il Polo museale dell'Emilia Romagna che riesce però a garantire solo l'apertura pomeridiana e non di domenica. Zero audioguide, zero brochure, zero bookshop, zero pannelli in inglese. Peccato per quei totem grigi che, in poche righe, ricordano, in ogni sala, il bell'intervento sull'illuminazione, lasciando però un sacco di spazio libero che si sarebbe potuto riempire con qualche nota artistica sulla residenza di Giovanna da Piacenza.

Restano due alternative per capirci di più: nella sala più ampia un video, in italiano ma con sottotitoli, invita ad accomodarsi, circondati dagli affreschi del Loschi. Servirà a far defluire i gruppi con guida perché, pur suggestivo e ben fatto, inclina alla fiction, indugiando su un onirico dialogo fra la badessa e il giovane mister Allegri da Correggio. In sette minuti, però, non racconta nemmeno in che anno fu dipinta la Camera. Non è fame di nozionismo, ma forse un'occasione persa: in mancanza, per ora, di un percorso chiaro cittadino fra i capolavori del Correggio, questa sala potrebbe essere la giusta sede per una introduzione alla figura di una delle glorie parmigiane della pittura.

La seconda chance di carpire in loco qualche informazione è la solita dritta per adepti: i gentilissimi custodi posseggono un faldone. Contiene fogli dattiloscritti, datati, sgualciti dall'uso, ma fondamentali per la visita. Uno è per il Correggio, uno per l'Araldi, le due «star» che hanno firmato i principali affreschi. Bisogna sapere o ricordarsi di chiederli entrambi e, dopo averli letti, vanno restituiti, come raccomanda la scritta a penna a caratteri cubitali. La buona volontà non manca, ma potrebbe non bastare per un monumento di valenza nazionale.

Usciti dalla Camera, oltre il portone, lo scampolo di giardino di fronte al Castello dei burattini piace solo a qualche giovane, spesso di colore, che ciondola bivaccando sulle tre panchine. Non è razzismo, ma di sicuro non sono studiosi di Correggio.

Il resto del giardino resta, per ora chiuso, paradossalmente per preservarlo, per esempio in estate, quando ospita la rassegna «Giardini della paura», sul cinema horror. «Nomen omen», mai nome fu più azzeccato.

PROGETTO DI RESTAURO

Il recupero del San Paolo è da tempo una bellissima battaglia, non ancora vinta. La Camera soffre, come malattia ben più grave di brochure e audioguide mancanti, di una cronica carenza di personale che impatta sugli orari di apertura. Colpa anche di un affidamento congiunto città-Stato che, invece che valorizzarla l'ha, semmai, penalizzata. Nel dopo guerra quando i Comuni non riuscivano a gestire il loro patrimonio lo affidavano allo Stato. «Ora i ruoli si sono ribaltati - spiega Michele Guerra, assessore alla Cultura -: siamo pronti a subentrare al Polo museale se la carenza di personale dovesse proseguire».

«Prego, accomodatevi, i muri sono già vostri», replicano in sintesi dal Polo museale regionale. Un ritorno al passato - c'è da scommettere - non sarà comunque immediato, fra burocrazia, carte e cavilli. Eppure al Comune permetterebbe, forse, di valutare, finalmente con convinzione, l'idea bellissima di tornare ad unire Camera e pinacoteca Stuard, in un unico grande polo. Soprattutto ora che è partito un robusto, costoso progetto di recupero del complesso di San Paolo, chiostri del Correggio compresi.

«Dopo anni di abbandono - spiega Michele Alinovi, assessore ai Lavori pubblici e decoro - abbiamo già investito poco più di 2 milioni, di cui 250mila euro da fondazione Banca Monte, per il campanile all'incrocio con via Cavour, i tetti crollati nel 2014 e per avviare il recupero di luoghi dove non si interveniva dai tempi del grande terremoto del 1983».

Il cuore del progetto batte lì, dietro quel portone che cela il chiostro «della fontana», da tempo chiuso al pubblico. Qui troveranno sede la fondazione Parma Unesco-City of Gastronomy e i laboratori aperti che saranno il braccio operativo municipale per la promozione culturale e turistica internazionale del territorio.

L'iter è stato ribadito e ripresentato nei giorni scorsi. Tutto molto interessante, ma leggermente fuori tempo massimo per l'anno della cultura. I lavori, infatti, si protrarranno ben oltre il 2020, rischiando di accogliere i turisti proprio a cantiere aperto. «Sì, ci saranno i cantieri - prosegue Alinovi - ma, come per altri luoghi della città, penso, per esempio, all'Ospedale vecchio, se i lavori non saranno terminati, durante il 2020 organizzeremo delle visite guidate ai cantieri più interessanti della città, perché il visitatore si renda conto del work in progress».

Nel chiostro, dopo il 2020, arriveranno tutti i nuovi uffici, ma al primo piano, per il pubblico sarà aperto anche un caffè letterario con doppio accesso. Un toccasana anche per gli studenti delle due biblioteche Guanda ed Ilaria Alpi, che da settembre amplieranno anche i loro orari di apertura.

Nuova vita che, già da sola, sarà un deterrente a chi scambia luoghi d'arte come suk per lo spaccio. Il cronoprogramma parla chiaro: entro fine 2018 sarà appaltato, per altri 3milioni e 270 mila euro (1 milione e 600 mila dalla Regione con fondi europei), il secondo lotto di lavori nel chiostro che, fra 2019 e 2020, metterà radici e cantieri nel giardino.

Tutta la zona verde, quindi, sarà, invece, risistemata, con un terzo lotto di opere, post 2020. In compenso in questa cifra - assicurano dal Comune - è compreso un intervento per rendere, in occasione del 2020, almeno presentabili e più fioriti il viale d'entrata e l'ingresso ai due musei. Così rinascerà San Paolo. E se non sarà pronto per Parma 2020, non andrà nemmeno alle calende greche: è questa la promessa.

Lu.Ga.

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