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PARLANO I DIFENSORI

«Giochi erotici in stile Cinquanta sfumature di grigio»

04 settembre 2018, 07:02

«Giochi erotici in stile Cinquanta sfumature di grigio»

GEORGIA AZZALI

LAURA FRUGONI

La ragazza? Era d'accordo, «assolutamente consenziente». Le torture e le violenze? «Nessuna violenza ma soltanto “giochini” sul genere Cinquanta sfumature di grigio», a cui lei ha accettato di partecipare, anche quando nel ménage si è inserito il nigeriano Aniyem. Federico Pesci, accusato di violenza sessuale e lesioni aggravate, ieri mattina, ha risposto a tutte le domande del gip nell'interrogatorio di garanzia. Un interrogatorio fiume, «in cui Pesci è stato molto preciso e avrebbe voluto anche dire molto di più», assicurano i suoi legali.

Sono le due del pomeriggio quando gli avvocati Mario L'Insalata e Antonio Dimichele riemergono dall'ingresso-ospiti del carcere di via Burla. Per nulla stupiti dalla siepe di telecamere e microfoni che li aspetta al varco, non si sottraggono al fuoco. Tutt'altro. «Vista la tempesta mediatica che s'è scatenata, è opportuno dare altri dettagli di una vicenda che è stata descritta in modo parziale. Anche perché per il mio cliente si invocano addirittura esecuzioni di tipo medievale», premette L'Insalata.

Quello che sarebbe successo quella sera era stato concordato, insiste il difensore. «Pesci ha spiegato che questa ragazza - e ci dispiace doverlo comunicare ma purtroppo questo clamore non l'abbiamo voluto noi - si prostituiva ed era andata a casa sua per compiere atti sessuali, assolutamente consenziente. E' stata pagata».

Riguardo alle pratiche sadomaso, «trovo di scarso interesse, se non per la morbosità del pubblico, mostrare il borsone con gli attrezzi, le corde... A questo proposito Pesci ha detto che la ragazza era consenziente a consumare il rapporto sessuale così come a prestarsi a quelli che ha definito “giochini” sia con lui che con l'altra persona. Il dubbio sarà se questo consenso è durato fino alla fine o se a un certo punto si è interrotto».

Quei giochini, annota L'Insalata, «pare fossero frequenti con varie persone e nessuno s'è mai lamentato. Nell'appartamento non c'erano strumenti di tortura: quelli mostrati dalla polizia erano semplici legacci e polsiere, non manette. La ragazza è stata libera di girare nell'appartamento. Pesci esclude categoricamente che ci sia stata alcuna forma di ricatto nei confronti della ragazza, che se fosse stata seviziata per tutte quelle ore di seguito, sarebbe morta».

Altro punto cruciale: i 45 giorni di prognosi stilati dal medico del Pronto soccorso che quella notte ha visitato la ragazza. Un referto, «da ridimensionare», secondo la difesa. E su questo aspetto si sofferma il collega Dimichele: «Pesci è stato descritto come il mostro che ha legato, segregato questa povera ragazza abusando di lei e provocandole lesioni gravi. Ma quelle lesioni si riferiscono esclusivamente a ecchimosi e lividi. Non ci sono lesioni a livello genitale».

La ragazza dunque non avrebbe mai detto no all'escalation di quelle pratiche erotiche? «A quanto dice Pesci, il consenso c'è stato su tutto. Mi dispiace molto fornire questi dettagli, ritengo che tutti dovrebbero pensare al tritacarne in cui è finita - e finirà - questa ragazza. Ma bisogna distinguere tra violenza sessuale e sesso consenziente. Non è una distinzione da poco».

L'ex guru della Criminal resta in carcere. «Per l'istanza di scarcerazione valuteremo come procedere. Lui è affranto, anche se non ce l'ha con lei. E lo stupore di cui hanno parlato tanto i giornali deriva dalla convinzione della liceità del suo comportamento».

Più cauto inizialmente appare Francesco Saggioro: l'avvocato, che difende il nigeriano dalle stesse accuse, oltre a quella di spaccio, esce dal penitenziario una manciata di minuti dopo i colleghi («devo ancora valutare gli atti, aspettiamo il Riesame...»). Ma su un punto cruciale il pusher è stato tranchant: «Sostiene d'essere rimasto nell'appartamento per un'ora e mezza e di essersi intrattenuto con la ragazza per un periodo breve: ha avuto un rapporto sessuale, ma ha riferito che è stata la ragazza a volerlo», sottolinea l'avvocato. E quelle frustate micidiali? «Lui nega di averla colpita». L'unica ammissione riguarda la droga: «Ha detto di averne portato non più di mezzo grammo».

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