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TRASPORTI

Caso Busitalia, il Consiglio di Stato dà ragione a Tep e annulla la gara

04 settembre 2018, 07:00

Caso Busitalia, il Consiglio di Stato dà ragione a Tep e annulla la gara

PIERLUIGI DALLAPINA

Il bando di gara per l'affidamento del servizio di trasporto pubblico a Parma e provincia è da considerarsi carta straccia, perché il Consiglio di Stato ha confermato l'annullamento dell'aggiudicazione all'ati composta da Busitalia e Autoguidovie già stabilito dal Tar. Questo significa che sarà ancora Tep - società partecipata in parti uguali da Comune e Provincia - ad occuparsi dell'erogazione del servizio, da sempre affidato ai suoi dirigenti, ai suoi autisti e a tutti i suoi dipendenti.

A mettere la parola fine alla vicenda è la sentenza, pubblicata ieri, della quinta sezione del Consiglio di Stato, presieduta da Carlo Saltelli che, in 38 pagine, riassume le motivazioni che hanno portato i giudici a respingere l'appello presentato da Busitalia (società del gruppo Ferrovie dello Stato) e da Smtp, la società per la mobilità e il trasporto pubblico che, il 26 dicembre 2015, aveva pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea il un bando per l'affidamento dei servizi di trasporto pubblico.

La sentenza del Consiglio di Stato respinge i due appelli presentati, chiudendo una volta per tutte la lunga battaglia avviata dall'ex presidente di Tep, Antonio Rizzi, contro l'aggiudicazione della gara a Busitalia, da parte di Smtp. Un'aggiudicazione che, come ebbe modo di sostenere più volte Rizzi, presentava più di un aspetto problematico.

La decisione dei giudici del Consiglio di Stato, alla fine, conferma la linea portata avanti dall'ex presidente, ribadendo le conclusioni a cui era già arrivato il Tar di Parma, quando aveva accolto il ricorso presentato sia da Tep che da Tper - l'altra società che partecipò alla gara - per l'annullamento dell'aggiudicazione del servizio di trasporto pubblico a Busitalia.

Nella sentenza pubblicata ieri viene ribadito un aspetto già censurato dal tribunale amministrativo, cioè l'esistenza di un conflitto di interessi riguardante il manager di Busitalia che in precedenza era stato amministratore della Lem Reply, la società a cui era stata affidata una consulenza per la stesura della gara. Questa circostanza - viene rilevato - aveva dato luogo «ad un anche solo potenziale indebito vantaggio competitivo, con macroscopica violazione dei principi di imparzialità». Un vantaggio che per Busitalia consisteva nell'«aver potuto disporre, o addirittura acquisire dall'interno», in seguito all'assunzione dell'ex amministratore della Lem Reply, «la possibile conoscenza di elementi ignoti agli altri concorrenti».

Un altro punto a favore di Tep riguarda un aspetto tecnico, ma determinante: la mancata esclusione di Busitalia dalla gara, in quanto la società aveva presentato in ritardo la documentazione comprovante il possesso dei requisiti tecnico-organizzativi ed economico-finanziari.

La sentenza termina con la condanna di Busitalia e di Smtp al pagamento a favore di Tep e di Tper delle spese legali, quantificate in 5 mila euro per ciascuna parte.

Chiuso il capitolo della giustizia amministrativa resta aperto quello della giustizia penale, in quanto sono in dieci gli indagati (tra ex vertici di Smtp, Busitalia e membri della commissione aggiudicatrice) nell'inchiesta che la procura della Repubblica di Parma ha aperto dopo l'esposto presentato da Tep, in seguito all'esito della gara. I reati contestati vanno dalla turbativa d'asta in concorso alla soppressione di documenti e alla corruzione tra privati.

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