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INFRASTRUTTURE

Dei 954 ponti censiti nel Parmense 857 sono in cattiva salute

05 settembre 2018, 08:02

Dei 954 ponti censiti nel Parmense 857 sono in cattiva salute

Monica Rossi

Crepe, armature arrugginite, cementi sgretolati, infiltrazioni. Tristemente, è lo stato di salute di migliaia di ponti del Bel Paese: dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, tra analisi, dossier, studi e segnalazioni, le infrastrutture «malate» sarebbero tra i 10 e i 12mila.

L’attenzione insomma è più che mai puntata sullo stato di salute dei nostri ponti, che nella sola provincia di Parma sono 954.

«In Emilia Romagna, abbiamo il più alto numero di manufatti», afferma a questo proposito Gianpaolo Serpagli, consigliere provinciale delegato alla viabilità e infrastrutture. Di questi 954, i territori delle valli del Taro e Ceno «pesano» per 350 opere circa.

Secondo i dati dell’ente, inoltre, 22 sono in fase di recupero, mentre per ben 835 si segnala una condizione di «degrado».

Osservati speciali, insomma, che «pur non essendo ponti pericolanti, denunciano un malessere generalizzato, come ad esempio distaccamenti delle coperture, armature a vista o guard-rail non a norma - spiega Serpagli -. Sono manufatti che necessitano quanto prima di controlli, studi e interventi, per evitare che tra 5 o 6 anni li si debba chiudere».

Ed eccola la nota dolente: gli studi, che implicano costi elevati. Il 20 agosto, il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha chiesto a enti regionali e provinciali un resoconto ad hoc. Trasmettendo le proprie schede il 31 agosto, l’ente parmense ha tuttavia comunicato che «non possono ritenersi complete ed esaustive, non essendo stato possibile disporre del tempo e dei finanziamenti necessari a effettuare le opportune valutazioni».

Nel documento, firmato da Serpagli, si ribadisce la difficoltà di «dover agire in tempi così stretti, avendo anche dovuto fare da filtro per tutti i 45 Comuni del territorio e degli altri enti proprietari dei ponti» e che il piano «è riferito a circa il 10% del patrimonio».

«Nella nostra provincia, i controlli sono sempre stati all’ordine del giorno - aggiunge tuttavia -. Tanto che, a inizio 2017, ho dato il via a un censimento di tutte le strutture».

Comune denominatore dei ponti parmensi? L’essere spesso coevi del Morandi. E in molti casi, strategici.

«Il ponte sul Ceno che collega Ramiola a Rubbiano, vitale per il polo produttivo di questa zona e che “vale” 2mila posti di lavori, è ben più datato: allargato negli anni ‘80, risale però ai primi del ‘900 - dichiara Lorenzo Bonazzi, sindaco di Solignano -. Le vicende del viadotto di Genova ora sono sulla bocca di tutti, ma in tempi non sospetti, ad aprile, in occasione di un incontro sulla viabilità all’Unione dei Comuni, dissi chiaramente che quel ponte ha bisogno di uno studio per valutarne la sicurezza».

«Non abbiamo però - conclude - i fondi per sostenerne i costi: occorrono dai 50 ai 60mila euro solo per lo studio. La domanda però rimane: sarà in grado di sostenere un carico sempre più importante? Dal 2020, con l'incremento produttivo del polo industriale, sarà gravato da un passaggio annuo di migliaia di mezzi pesanti».

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