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Casarola

L'aquilotto «Ermes» è stato curato e liberato: potrà «riabbracciare» i genitori

05 settembre 2018, 08:00

L'aquilotto «Ermes» è stato curato e liberato: potrà «riabbracciare» i genitori

MARA VAROLI

MONCHIO - Per lui si è mobilitato un paese intero. E non solo. Un paese come Casarola, dove la gente è orgogliosa di convivere con quella coppia «reale», che anche quest'anno ha dato alla luce un bellissimo aquilotto, battezzato con il nome della persona che lo ha aiutato: Ermes, come Ermes Valenti, il pensionato che gli ha salvato la vita. Una straordinaria storia con lieto fine, per questo aquilotto che dopo le cure di mani esperte è tornato tra le sue rocce. E con tanti «amici» in più.

La storia ha inizio quando Ermes Valenti e il figlio Luca hanno trovato nel cortile di una casa di Casarola la piccola aquila: denutrita e debilitata, che si muoveva appena. Insieme a Cesare Cavalli e a Simone Cagozzi si sono precipitati in città per consegnarla al delegato Lipu sezione di Parma Michele Mendi. Dopo una prima consulenza con il medico veterinario Gianmaria Pisani, l'aquilotto è stato trasportato alla clinica veterinaria di Pierfrancesco Bertoni a Fabbrico di Reggio Emilia, dove gli è stata riscontrata una importante parassitosi. In seguito alle cure, l'aquilotto è stato trasferito al centro Wwf di Vanzago da Stefano Raimondi: qui l'aquilotto ha ricominciato a volare nei tunnel per la riabilitazione del tono muscolare.

Venerdì scorso il ritorno a Parma con Mario Pedrelli del Gruppo Aquila Appennino Settentrionale: nella facoltà di Veterinaria il responsabile Specie e Ricerca Lipu Marco Gustin gli ha applicato l'anello di riconoscimento Ispra in una zampa ed ha decolorato due penne dell'ala destra e due penne timoniere della coda affinché, in volo, sia poi riconoscibile. Sabato, il giorno della liberazione, con il sindaco di Monchio Claudio Moretti.

L'operazione «Ermes Libero» gestita e coordinata dalla Lipu, in collaborazione con il comando dei carabinieri forestali, è partita dalla facoltà di Veterinaria di Parma, dove Ermes è stata posizionata nella cassa di legno realizzata da Luca Borra, ed ha avuto il suo compimento nel sito di nidificazione storico delle aquile in Val Bratica. L'aquila è dotata di un ricevitore satellitare applicato dai ricercatori tedeschi del Max Planck Institute in collaborazione con gli svizzeri della Vogelwarte che permetterà di seguirla quasi in tempo reale.

Così Gianmaria Pisani, veterinario incaricato dalla Regione: «Un'operazione riuscita nei migliori dei modi. Il comportamento dell'animale è stato esattamente come speravamo. Dopo un primo disorientamento, peraltro comprensibile, subito dopo il rilascio l'aquila ha iniziato ad alimentarsi con voracità. Da un punto di vista clinico e medico forse si sarebbe potuto aspettare ancora qualche giorno prima di liberarla, ma essendo un giovane, la necessità che ritornasse il prima possibile con il nucleo famigliare, ha forzato tutti i tempi». Enrico Bassi, naturalista, consulente scientifico referente aquila reale Parco dello Stelvio, ha aggiunto: «In questa prima fase i nostri target sono stati raggiunti. E' ancora presto per cantare vittoria ma siamo molto fiduciosi. La collaborazione multidisciplinare tra il Max Planck Institute, la Vogelwarte, il Parco nazionale dello Stelvio e la Lipu, oltre alle competenze veterinarie di primissimo livello hanno garantito il rispetto dei protocolli scientifici più avanzati per la buona riuscita del progetto di rilascio».

Il delegato Lipu Michele Mendi, esperto di Aquila reale docente al Master interateneo di Gestione e Conservazione dell'ambiente e della fauna del nostro Ateneo, ha ricordato che «dal giorno del recupero sono state ore complicate. Abbiamo fatto il massimo, per far sì che la giovane aquila tornasse in natura più velocemente possibile in modo che rimanessero alte le probabilità di una "riadozione" da parte dei genitori prima che gli stessi possano allontanarsi dal territorio di nidificazione. Ora inizia la parte più difficile, ed in questa fase l'unica cosa che possiamo fare è sperare che tutto vada per il meglio. Ringrazio il gruppo di lavoro per l'impegno senza sosta. Un encomio particolare va alla comunità di Casarola che ha dato un rilevante esempio di sensibilità e generosità che tutti noi dovremmo emulare nelle varie situazioni della vita, non solo in campo naturalistico. Mi preme inoltre ringraziare Fernando Spina di Ispra». Soddisfatto anche il comandante dei carabinieri forestali di Parma Pierluigi Fedele: «La presenza dell'aquila per il nostro Appennino è di grande rilevanza e testimonia l'integrità e la valenza naturalistica del territorio. I carabinieri forestali proseguiranno nell'attività di tutela e vigilanza a difesa dei nostri ecosistemi e delle loro componenti più a rischio». L'ultima parola a Ermes Valenti: «Sono fiducioso, e la speranza di rivedere volare sui nostri monti il nostro aquilotto è reale. Non nego di avere un filo di timore per quanto riguarda la reazione che potrà avere nel tornare nel suo habitat. Spero che i genitori arrivino il prima possibile per accudirlo. Ringrazio di cuore chi mi ha dato la possibilità di partecipare al suo rilascio. Voglio poi ringraziare il direttore generale Lipu Danilo Selvaggi, perché so che ha voluto fortemente che il nostro aquilotto portasse il nome di Ermes in mio onore. E' una cosa che non mi fa dormire la notte dall'emozione: se fino ad ora per me era solo passione, da oggi sarà un mio dovere sorvegliarlo e proteggerlo».

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