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UNIVERSITA'

Viaggio tra i fossili del nostro centro storico

06 settembre 2018, 07:00

Viaggio tra i fossili del nostro centro storico

Katia Golini

Dieci tappe, in pieno centro storico, dalla Ghiaia al Duomo passando per via Mazzini e piazza della Steccata, alla scoperta delle prime (anzi primordiali) forme di vita sulla terra. Un incredibile viaggio nell'ultra-passato, quello proposto dal professore Davide Persico, paleontologo dell'Università di Parma, in occasione della Notte dei ricercatori il prossimo 28 settembre.

A tutti è capitato, prima o poi, di calpestarli, sfiorarli, intravvederli, senza sapere cosa fossero. Eppure, in un certo senso, da quegli «animaletti» impressi nella roccia, proveniamo anche noi umani. Per datarli bisogna andare indietro di milioni e milioni di anni, quando le nostre terre erano ancora un immenso mare. In giro per il centro storico ce ne sono numerosi, nascosti (alcuni nemmeno tanto) qui e là.

Con l'iniziativa «Fossili in città-Paleontologia urbana della città di Parma» Persico propone un progetto di divulgazione scientifica, divertente e aperto a tutti, che sfocerà nella creazione di una guida cartacea subito, di un'app da tenere a portata di cellulare e sempre pronta per l'uso a breve.

«Senza la curiosità si avvilisce lo spirito della conoscenza» sostiene l'intraprendete prof, che guiderà i partecipanti nel preistorico «tour». «Il progetto consiste nella realizzazione di una guida - spiega Persico -, basata su un percorso urbano della durata di circa 90 minuti, in dieci tappe, tutte nel centro storico della città. Dieci siti paleontologici veri e propri, dislocati in altrettanti edifici, capaci di evidenziare la presenza di specie paleontologiche estinte, le loro età (in milioni di anni) e le modalità di formazione (genesi) delle rocce inglobanti. Nel centro di Parma sono stati individuati resti appartenenti a sette gruppi paleontologici, tutti di origine marina. In particolare il gruppo più abbondante è quello delle Ammoniti, molluschi cefalopodi con conchiglia, vissuti tra il Paleozoico e il Mesozoico ed estintisi circa 65 milioni di anni fa».

«Una curiosità molto interessante - continua il prof - è data dal ritrovamento di microfossili, in particolare nannofossili calcarei, all’interno delle argille incluse nei mattoni delle rocce sedimentarie con i quali è stata costruita la facciata del Duomo di Parma. Questi microfossili, visibili solo al microscopio a 1250 ingrandimenti, sono per gran parte fossili guida, cioè fossili utili per datare con precisione le rocce calcaree marine. L’insieme dei nannofossili ritrovati ha svelato che le rocce della facciata del Duomo hanno un’età Eocenica (da 56 a 33 milioni di anni fa), dato che unito alla loro sedimentologia, permette di far risalire l’origine di queste pietre alla formazione geologica del Flysch del Monte Sporno, nel nostro Appennino».

«Storicamente, ma non solo, gli edifici di pregio sono stati costruiti impiegando materiali lapidei caratteristici per colorazione, duttilità di lavorazione, resistenza agli agenti atmosferici ed altre peculiarità architettoniche - spiega Persico -. Molte di queste pietre lavorate appartengono alla categoria delle rocce sedimentarie, quelle rocce cioè che si sono formate mediante l’accumulo di sedimenti derivanti in gran parte dalla degradazione e dall'erosione di rocce preesistenti, poi depositati sulla superficie terrestre (fondale marino, oceanico o continentale). Tale terminologia deriva dal latino sedere, depositarsi. Queste rocce sono quindi il risultato di un insieme di fenomeni, chiamato processo sedimentario, che si compone di erosione, trasporto, sedimentazione e infine dalla diagenesi. Assieme alle particelle di sedimento che si depositano gradualmente sul fondo del mare, per esempio, vi sono anche gli organismi che abitano lo stesso ambiente e che alla morte vengono sepolti dai sedimenti conservandosi. Per questo motivo, data la loro genesi, solo le rocce sedimentarie possono contenere fossili. In città, molti edifici storici e monumentali sono stati realizzati in parte con rocce sedimentarie, risulta pertanto facile al buon osservatore, ritrovare in esse fossili, cioè i resti della vita del passato».

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