Sei in Archivio bozze

NOTTE DEGLI ORRORI

«Lei tremava e aveva segni ovunque»: il racconto choc della madre e della sorella della ragazza

07 settembre 2018, 07:03

«Lei tremava e aveva segni ovunque»: il racconto choc della madre e della sorella della ragazza

GEORGIA AZZALI

Voleva evitare ogni sguardo che potesse indugiare sul suo corpo. Aveva voglia di scomparire, chiudere tutto il mondo fuori, dopo la notte tra il 18 e il 19 luglio nell'attico di Federico Pesci. Scesa dal taxi, intorno alle 8, Monica (il nome è di fantasia, ndr) era entrata in casa e si era infilata in bagno. Poi era fuggita in camera, coricandosi sul letto. «L'ho seguita e ho notato che era tutta tremante e di un colore verdastro in volto - ha raccontato la madre ai poliziotti, quando è stata sentita, il 27 luglio -. Osservandola con maggiore attenzione, ho scorto dei segni rossi longitudinali sul seno, che appariva gonfio e livido; presentava escoriazioni sanguinanti su diverse parti del corpo: sulla schiena, sulle gambe, sulle ginocchia, sul sedere». «Cosa ti hanno fatto? Dove sei andata, che ti hanno conciata così?», urla.

QUEI DOLORI AL RISVEGLIO

Ma le domande, in quel momento, sono come sale sulle ferite. E poi è maledettamente difficile spiegare a una madre la trama di quella notte: le violenze di due uomini, dopo aver accettato di far sesso a pagamento con una persona che ha più del doppio dei tuoi anni. E' una rivelazione che costa tanto, troppo, perché vorresti solo dimenticarle quelle ore. Così, Monica butta lì poche parole inquietanti e si infila a letto: «Mi hanno picchiato, mi hanno frustato». E la madre, dopo averla disinfettata, lascia che si riposi.

E' un sonno tribolato, eppure non ha alcuna voglia di alzarsi, mostrarsi e dare spiegazioni. «All'ora di pranzo l'ho svegliata per chiederle di venire a tavola, ma lei - spiega ancora la madre agli investigatori -, lamentando dolore allo stomaco e alla gola, mi ha detto che non voleva mangiare perché non riusciva a deglutire».

Monica indossa un pigiama con pantaloni lunghi e una maglietta piuttosto accollata, tanto che il padre - seduto a tavola - non si accorge delle escoriazioni, ma le dice di andare in Pronto soccorso perché pensa abbia qualche problema alla gola. La risposta è un no: secco, categorico. Ma nel primo pomeriggio Monica accetta di farsi visitare in ospedale, grazie anche all'intervento della sorella.

LE PRIME AMMISSIONI

E' lei la persona di fiducia, la prima a cui confessa l'inconfessabile di quella notte. Quando si sveglia, la madre le dice che Monica tremava al rientro e faceva addirittura fatica a camminare. Non può aggiungere altro, perché non è riuscita a strapparle nulla di più. Con la sorella, invece, le domande trovano quasi subito risposta. Monica supera l'imbarazzo, mette da parte ogni senso di vergogna e si apre: è la sua roccia, è lei che forse la capisce più di ogni altro. «Quando si è svegliata - ha riferito la ragazza agli investigatori della Mobile - mia sorella mi raccontava di essere stata frustata da un uomo, Federico Pesci..., conosciuto tramite il social network Facebook, il quale nella serata del 18 luglio veniva a casa nostra a prenderla e dopo averla portata in un bar, la conduceva presso la propria abitazione ove poco dopo sarebbe giunta anche un'altra persona, di colore (il nigeriano Wilson Ndu Aniyem, ndr), con il quale ha picchiato e stuprato Monica (il nome è di fantasia, ndr)».

«URLAVA PER FERMARLI»

E' uno squarcio sull'orrore, che poi Monica, dopo una prima ricostruzione completamente falsa di quella notte, rivelerà agli inquirenti. «... mi diceva di aver resistito in un primo momento alla violenza, soprattutto urlando, sin quando non le mettevano uno strumento in bocca , una pallina che le consentiva a malapena di respirare», spiega la sorella. La pallina che le impedisce di gridare, di farsi sentire. E' un aspetto cruciale della ricostruzione, perché - anche secondo quanto riferisce la sorella agli investigatori - Monica a un certo punto dice no: il suo consenso non c'è più, perché i «patti» non erano quelli. «Quando lei mi ha raccontato delle violenze subite, io mi sono molto inc..., e le ho chiesto - aggiunge - cosa avesse fatto. Lei mi ha risposto di avergli chiesto di fermarsi perché le stavano facendo male e di essersi messa a urlare, ma loro le hanno chiuso la bocca con una cosa, con una pallina. Io le ho anche chiesto come mai, una volta uscita da casa, non avesse chiamato la polizia o il 118 e lei mi ha risposto che non riusciva neppure a chiamare». Avrebbe voluto fuggire. Cancellare quelle ultime ore.

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal